Stargate

Uno studioso di lingue antiche e geroglifici (Spader) viene reclutato per aiutare i militari a penetrare il mistero di una porta di pietra che, in realtà, conduce in un altro universo. Un’interessante odissea, realizzata con gran cura e ricca di effetti speciali, ma che perde la bussola drammaticamente. Davidson (quello di La moglie del soldato) appare nei panni di una sorta di incrocio tra una fata e Ming lo spietato. L’edizione speciale in video dura 128 minuti. Seguito da un film per la tv e una serie tv. Panavision.

Eragon

L’Impero di Alagaesia vive tempi difficili. In seguito alla guerra tra i Cavalieri dei draghi, al potere è salito il perfido Galbatorix. Una donna a cavallo fugge da un orribile spettro per proteggere una misteriosa pietra blu e, catturata, riesce ugualmente a trasportare la pietra in una radura: qui viene rinvenuta da un giovane di nome Eragon, il quale spera di trarne un buon guadagno rivendendola. La pietra, tuttavia, si rivela un uovo di drago da cui dopo poco nasce un cucciolo, qualcosa di molto raro e appetibile in un paese dominato dal male, tanto importante da indurre l’Imperatore a volersene impossessare a ogni costo. Eragon, guidato dal cantastorie Brom, dovrà lasciare Carvahall, il villaggio in cui è cresciuto, per mettersi sulle tracce dei mostruosi soldati responsabili dell’uccisione dello zio. Durante il viaggio, da umile cacciatore diverrà un Cavaliere dei draghi e si troverà a dover affrontare terribili prove.

Blood Diamond – Diamanti di sangue

Sierra Leone, 1999. Il paese è sconvolto dalla guerra tra truppe governative e quelle dei ribelli. Prime vittime di questo scontro sono i civili e, tra questi, la famiglia del pescatore Solomon: l’uomo viene spedito come lavoratore nelle miniere di diamanti e la moglie e i figli costretti a una fuga disperata verso la Guinea. Nel corso del suo lavoro da schiavo, Solomon ritrova un enorme diamante rosa e riesce a sotterrarlo in un luogo sicuro. Arrestato dalle truppe governative, viene sbattuto in prigione dove fa la conoscenza di Danny Archer, un trafficante di diamanti intenzionato a impossessarsi della pietra a tutti i costi.

Tomb Raider II – La culla della vita

Nell’isola di Santorini, in Grecia, Lara Croft scopre un tempio risalente all’epoca di Alessandro il Grande, completamente sommerso dal mare. All’interno delle rovine trova un codice per raggiungere il vaso di Pandora, che contiene il potere per il controllo del destino del mondo. Del vaso vuole impossessarsi anche Chen Lo, un malvagio cinese che lavora per il vecchio scienziato milionario Jonathan Reiss. Quando torna in Inghilterra, a Lara viene chiesto di recuperare il vaso di Pandora e di salvare il mondo dalla rovina. Affiancata nell’impresa dall’ex fidanzato Terry Sheridan, l’affascinante archeologa tenta di recuperare il prezioso oggetto, nascosto alle pendici del monte Kilimanjaro.
Sono trascorsi due anni dall’uscita nelle sale di Lara Croft: Tomb Raider, primo episodio della saga mutuata dall’omonimo videogame. La culla della vita, il secondo episodio, non porta con sé nulla di nuovo. La regia è stata affidata a Jan De Bont, che ha deciso di strafare. Molti, e a tratti superflui, gli effetti speciali presenti nel film, nel corso del quale un sonoro invadente stordisce lo spettatore, proiettato dalla vecchia Inghilterra ai paesaggi esotici dell’estremo Oriente in un’avventura che in ben pochi momenti riesce a coinvolgere fino in fondo. I personaggi, nel primo episodio ben caratterizzati dall’allora regista Simon West, non sembrano presentare la stessa carica ironica, rendendo i poco scorrevoli. L’atletica e superdotata Angelina Jolie si muove tra percorsi obbligati che sembrano studiati a tavolino ma non convince del tutto, riuscendo a far sorridere solo quando si barcamena tra terribili creature dalle dentature affilate e nemici invincibili, nei lunghi e spettacolari combattimenti che costellano la pellicola. Ma Lara Croft non ha davvero nulla a che vedere con lo spielberghiano Indiana Jones: il sentimento e il proverbiale sarcasmo dell’archeologo più famoso del grande schermo sono assenti. Quando le luci si riaccendono una domanda sorge spontanea: vale davvero la pena portare la Playstation al cinema? (emilia de bartolomeis)

Il gladiatore

Nel 180 d.C., la morte dell’imperatore Marc’Aurelio getta l’impero romano nel caos. Maximus, uno dei più capaci generali dell’impero, viene fatto schiavo, mentre Commodo, il figlio di Marc’Aurelio, sale al trono. Ribattezzato Narciso e costretto a diventare un gladiatore, Maximus è costretto a combattere a morte con altri uomini nel Colosseo per il divertimento del pubblico. Ma diventerà un leader del popolo che vuole rovesciare il tiranno… Il successo di fine stagione, dopo che l’anno scorso era toccato a
Matrix
. Dal cyberpunk buddista al ritorno dei sandaloni. Si peggiora. Con la storia del giusto in cerca di vendetta che arriva dritta dai feuilleton ottocenteschi, e una messa in scena in cui si sente sapore di spot e di riprese sportive (con gli stessi otturatori superveloci usati per le partite di basket o le gare di Formula 1), ma non di cinema. Roma antica risorge col digitale, ma con le scritte latine sbagliate e sospetti cupoloni. La sceneggiatura ha dei buchi pazzeschi (ma come fa il cattivo Commodo a non sapere che l’eroe aveva ucciso i sicari?). Eppure è piaciuto a tutti, vuoi perché c’è il bel Russell, vuoi perché lo spettatore d’oggi non ha mai visto
Ben Hur
o
Spartacus
. Peccato solo che i critici non abbiano fatto il loro mestiere, lieti di applaudire quello che passa il convento e timorosi di passare per snob. Ma
Il gladiatore
non vale molto più di altri capolavori del regista, come
L’Albatross
o
1492-La scoperta del Paradiso
.
(alberto pezzotta)

The Island

In un futuro non troppo lontano, Lincoln Six-Echo (Ewan McGregor) vive in un ambiente controllato sotto ogni punto di vista. Sogna di essere prescelto per andare sull’Isola, un luogo mitico, propagandato come l’ultimo paradiso incontaminato rimasto sul pianeta Terra. Ignora tuttavia la verità: egli, come migliaia di altri, è un clone, creato in segreto e fatto vivere in un ambiente totalmente virtuale, in attesa di essere soppresso (mandato sull’Isola) per ricavare organi, tessuti o prole, che saranno poi ceduti a facoltosi clienti. Gli umani sono infatti disposti a pagare cifre astronomiche pur di non invecchiare o soffrire. L’opinione pubblica tuttavia ignora l’esistenza di questa «fabbrica dei cloni». Viene lasciato credere che i vari «pezzi di ricambio» siano ricavati da organi prodotti in laboratorio. Lincoln e la bella Jordan Two-Delta (Scarlett Johansson), smascherano l’imbroglio ed evadono dalla loro prigione virtuale per andare alla ricerca dei «creatori» umani, con l’intento di convincerli a denunciare pubblicamente il complotto.
Peccato, occasione sprecata. Un film che aveva tutte le premesse per diventare un nuovo cult fantascientifico, mutuando atmosfere cupe e temi avveniristici (ma non troppo) da Matrix come da Blade Runner. Invece The Island è un polpettone fumettistico dove si salva solo l’azione, elargita con fin troppa generosità. Michael Bay non è Ridley Scott e neppure il duo dei fratelli Wachowski. E si vede. Come si vede l’ancora acerba interpretazione della Johansson (bella ma a due dimensioni, come una Jessica Rabbit bionda) e quella invece più spessa di McGregor, impegnato nella parte del clone protagonista e del suo omologo umano. Il tema – quello della ricerca priva di scrupoli dell’immortalità – rimane di estrema attualità. Speriamo che qualcun altro lo raccolga con intenti meno commerciali. (enzo fragassi)

Never Back Down

Trasferitosi da poco in un nuovo liceo di Orlando, Jake (Sean Faris) – abituato ad essere una star sportiva nella sua precedente highschool – trova non pochi ostacoli al suo inserimento. La situazione sembra cambiare quando Jake incontra Baja (Amber Heard), sua nuova compagna di classe; ragazza molto bella, intelligente e piacevolmente consapevole del fascino che esercita sulle persone attorno a lei. Non a caso Jake accetta di partecipare, dietro suo invito, ad un party in piscina in una villa da sogno, dove viene involontariamente coinvolto in un combattimento con il bullo Ryan McCarthy (Cam Gigandet). Purtroppo soccombe e dal quel momento la sua sete di rivalsa lo porterà in una palestra di arti marziali…

Beauty Shop

Queen Latifah ritorna nei panni di Gina (che aveva già interpretato in Barbershop 2). Ora è ad Atlanta, madre single: stufa del suo capo, decide di rilevare un negozio e di trasformarlo in un salone di bellezza. Le battute si sprecano. La Silverstone ricopre il ruolo che fu di Troy Garity in Barbershop. Queen Latifah è anche co-produttrice. Panavision.