Io non ho paura

Basilicata, 1978. La torrida estate del 1978. In un paesino dimenticato da Dio, con solo cinque nuclei familiari, i bambini si inventano giochi tra le case e la sterminata campagna di grano. Giochi inventati, fantasie che si confondono con la realtà per ammazzare la noia. Michele ha dieci anni e attraverso i suoi occhi si scopre il mondo. Un incredibile segreto stravolgerà la sua vita per sempre. Un segreto in fondo a un buco. Diventerà adulto in pochi giorni, spinto dalla curiosità, talmente forte da prevalere sulla paura. Michele non capisce cosa sta succedendo, non capisce i grandi e le loro azioni. Ancora una volta la fantasia cerca di rassicurarlo, ma la realtà è ben diversa e ben più cruda. Al suo undicesimo film Gabriele Salvatores fa bingo. Probabilmente la pellicola più bella del regista milanese, premio Oscar nel 1991 per
Mediterraneo.
Salvatores rasenta la perfezione quasi in ogni aspetto: la fotografia è mozzafiato, i colori sorprendenti e azzeccati, soprattutto quando si vuole calcare la mano sulla grande differenza tra il mondo esterno e il buco, simbolo della paura, della morte: il non luogo, una sorte di passaggio in un’altra dimensione. Le musiche perfette, calzanti, che accompagnano ogni gesto, ogni azione, ogni pensiero del piccolo protagonista. Il montaggio molto curato come al solito, ma questa volta pulito e non sperimentale. I costumi selezionati, realistici e precisi. E poi il testo. Il libro di Ammaniti era già splendido, ma Salvatores ha avuto la grandezza di lasciare la sceneggiatura in mano allo scrittore e questa è stata, forse, la scelta più azzeccata di tutto il progetto. I bambini così bravi e veri, mentre Abatantuono, per una volta, fa il cattivo. Alla grande, come sempre. Assolutamente da non perdere.
(andrea amato)

Non pensarci

Un rocker che non ha mai sfondato torna nella sua città natale, Rimini. Qui incontra di nuovo il fratello, impegnato nella gestione dell’azienda di famiglia, la sorella ipnotizzata dai delfini dell’acquario e i genitori sempre più attempati. La lunga assenza gli riserva moltissime rivelazioni sui suoi cari: deciderà così di prendersi cura di tutti e, in fondo, anche un po’ di se stesso.

Il nostro matrimonio è in crisi

Quattro ore dopo il fatidico «sì», Alice (Aisha Cerami) arriva a una conclusione drammatica: «Antonio, ci ho pensato, il nostro matrimonio è in crisi». Così parte per cercare se stessa in un centro di salute spirituale diretto dal maestro Makerbek (Shel Shapiro). Antonio non ci sta, rivuole sua moglie e così la segue nel centro, incontrando altri «storditi che cercano loro stessi: «Tutti cercano il loro io. E se poi lo trovano e si accorgono che il loro io è uno stronzo?», recita l’attore-regista. Un film onesto, semplice, girato con grazia e recitato in maniera leggera, divertente e fisica. Come è nello stile di Antonio Albanese. Un mostro di comicità, che forse al cinema non riesce a esprimere a pieno le sue potenzialità, che in teatro invece esplodono in maniera dirompente. Da un soggetto di Vincenzo Cerami, con le musiche Nicola Piovani (entrambi da Oscar con Benigni ne La vita è bella ), Il nostro matrimonio è in crisi è sceneggiato da Michele Serra, Antonio Albanese e Vincenzo Cerami e, forse, da tre così ci si potrebbe aspettare ancora di più. (andrea amato)

L’anima gemella

Un paesino del Sud Italia, in Puglia, affacciato su un coloratissimo Mediteraneo. Tonino (Michele Venitucci) e Maddalena (Violante Placido) si amano in maniera pura e incondizionata. Teresa (Valentina Cervi) cugina ricca di Maddalena, però, è innamorata di Tonino e fa di tutto per portarlo all’altare. Stretto tra le pressioni familiari dei genitori e quelle di Teresa, Tonino sembra cedere all’offerta di matrimonio. Ma Teresa si sente brutta e non sopporta la bellezza angelica di Maddalena, è disposta a tutto pur di essere come lei. La sua ossessione la porta da una fattucchiera del paese, per ordire qualche magia contro i due innamorati. Angeloantonio, barbiere scalcagnato e truffaldino, figlio della fattucchiera, spera di riuscire a ricavare un po’ di soldi da questa situazione, ma dopo aver complicato la vita a tutti, riuscirà a rimettere le cose a posto. Una storia irreale, una favola, raccontata in una cornice molto passionale, colorata e vivace. Dove credenze antiche si mescolano a frenesie attuali. Un film sui doppi, sugli equivoci, con una trama che rimanda alla tradizione shakespiriana. Un amore forte, una passione che va oltre le percezioni fisiche, ma che è radicato nell’anima e che quindi non si può raggirare con nessun incantesimo. Sesto lungometraggio di Sergio Rubini nella veste di regista, con una storia ambientata a casa sua, nel Sud. Ben scritto, fantasioso, ben recitato e ben confezionato, con alcune trovate registiche di tutto rispetto. A partire dai piccoli effetti speciali usati come raccordi nel montaggio. Da fare attenzione anche alle musiche di Pino Donaggio.
(andrea amato)

Cardiofitness

Tre single trentenni decidono di iscriversi nella stessa palestra. Una di loro conosce un ragazzo di cui si innamora perdutamente e dal quale viene ricambiata. Il ragazzo però ha solo 17 anni e l’amore fra i due verrà messo alla prova dalla perplessità degli amici e dalle convenzioni sociali.