La stanza di Marvin

Adattamento toccante di un lavoro teatrale off Broadway di Scott McPherson su una donna che ha dedicato la sua vita di adulta a prendersi cura del padre colpito da un ictus e di una zia nervosa. Poi è costretta a chiamare in soccorso la sorella da tempo persa di vista e i nipoti perché l’aiutino con i suoi problemi di salute. Uno sguardo commuovente e acuto sui legami famigliari, le vecchie ferite, l’amore e la responsabilità, con interpretazioni tutte di ottimo livello. Cronyn aggiunge grande intensità, anche se non dice una parola. Un altro punto di forza è la colonna sonora di Rachel Portman. Debutto cinematografico per il regista teatrale Zaks. Una nomination all’Oscar per Diane Keaton.

Crimini del cuore

In un paese del Mississippi, la non più giovanissima Lenny vive assieme al nonno. In occasione del suo compleanno, le sorelle Meg e Babe arrivano per festeggiarla. Con loro, nella vecchia casa paterna, tornano improvvisamente a galla ricordi, rimpianti e antichi rancori. Tratto dall’omonima commedia di Beth Henley vincitrice del prestigioso premio letterario Pulitzer. Bravissime le attrici, ma l’origine teatrale del film, inevitabilmente statico e claustrofobico, è palese. (andrea tagliacozzo)

Il padrino – Parte III

L’ultimo episodio della saga dedicata alla famiglia mafiosa di Vito Corleone, di Francis Ford Coppola. Il padrino Mike (Al Pacino) in preda al rimorso lascia il comando al nipote (Andy Garcia) e cerca di ripulire gli affari e la coscienza con operazioni finanziarie d’accordo con il Vaticano. Molti i riferimenti ai complotti e agli intrighi degli anni Ottanta, dal finanziere Calvi a Papa Giovanni Paolo I. Forse eccessiva questa terza parte, un’autocelebrazione che svilisce i primi due capolavori. (andrea amato)

Baby Boom

Ritorno di Diane Keaton alla commedia dopo alcune parentesi drammatiche. Una efficiente manager, al culmine del successo, lavora incessantemente per una importante società di New York. All’improvviso, si vede affidare una bambina di poco più di un anno, figlia di un suo lontano cugino morto in un incidente. La nuova arrivata le stravolgerà completamente la vita. Si trasferirà in montagna dove, oltre ad avere un successo immediato con la produzione di marmellate, trova anche l’amore del veterinario del posto… Il film, uno dei grandi successi dell’epoca, non può dirsi completamente riuscito, anche se la verve della Keaton lo rende comunque godibile.
(andrea tagliacozzo)

Misterioso omicidio a Manhattan

Leggero ma divertente giallo, con Allen e la Keaton nel ruolo di una coppia sposata che sospettano l’apparentemente innocuo vicino di casa di aver ucciso la moglie. Una sorta di ritorno ai primi, più divertenti film di Allen, non si tratta di un classico ma è decisamente piacevole, con le solite battute fulminanti e alcune situazioni esilaranti. La cosa migliore è la meravigliosa chimica fra Allen e la Keaton (che interpreta un ruolo originariamente pensato per Mia Farrow), che esprimono le loro rispettive nevrosi con agio intuitivo. Allen firma la sceneggiatura con Marshall Brickman, già collaboratore per Io e Annie e Manhattan.

Fuga d’inverno

Agli inizi del Novecento, la moglie del direttore del penitenziario di Pittsburgh, una trentacinquenne religiosissima, si innamora di un detenuto. Questi, condannato a morte assieme al fratello minore, convince la donna ad aiutarlo nella fuga. Il film, basato su una storia vera, deve molto all’intensa interpretazione dei protagonisti e all’ottima fotografia, anche se la regia di Gillian Armstrong, impeccabile dal punto di vista formale, non riesce mai a coinvolgere lo spettatore. (andrea tagliacozzo)

Il dormiglione

Nel 2173, Mike Monroe, un clarinettista ibernato 200 anni prima, viene scongelato da un gruppo di scienziati che vorrebbero ribellarsi al tirannico Leader che li domina. Anche se contrariato e confuso, Mike decide di unirsi alla causa. Leggermente inferiore rispetto ai film comici precedenti (come Prendi i soldi e scappa e Bananas ), il film ha comunque rappresentato una svolta nella carriera del cineasta newyorchese, che stava rapidamente progredendo tecnicamente (i successivi Amori e guerra e Io e Annie ne sono un esempio lampante). Numerose, come al solito, le battute d’antologia, in gran parte gustose frecciate al mondo contemporaneo lanciate con il senno di poi dell’ibernato Mike. (andrea tagliacozzo)

In cerca di Mr. Goodbar

Theresa, una giovane che ha ricevuto un’educazione particolarmente religiosa, trova un posto d’insegnante in una scuola per sordomuti. La sua personalità comincia a sdoppiarsi: mentre il giorno si comporta da donna morigerata, la notte si abbandona a ogni sfrenatezza. Ottima l’interpretazione di Diane Keaton, straordinaria nel tratteggiare il ritratto di una donna inquieta e autodistruttiva, ma il film, tratto dall’omonimo romanzo di Judith Rossner, non può dirsi altrettanto riuscito. In quello stesso anno, la Keaton vinse un Oscar come migliore attrice protagonista con Io e Annie Io e Annie di Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Interiors

Dopo i quattro Oscar vinti con Io e Annie , Woody Allen affronta il suo primo film interamente drammatico, un cupo e pessimistico ritratto di una famiglia dell’alta borghesia americana. Fulcro motore del film, il rapporto tra le sorelle Joey, Renata e Flyn, per descrivere il quale Allen si è parzialmente ispirato (come farà anche nel 1987 per Hannah e le sue sorelle ) alle protagoniste de Le tre sorelle di Checov. Intenso ed estremamente ben fatto, ma a volto è fin troppo evidente il debito del regista newyorchese nei confronti di Ingmar Bergman. (andrea tagliacozzo)

Reds

Il giornalista americano John Reed s’innamora di Louise, con la quale condivide ideali politici rivoluzionari e anticonformisti. Dopo alterne vicende, in America e in Europa, la coppia arriva in Russia alla vigilia della Rivoluzione d’ottobre. Film a suo modo coraggioso (specie considerando che è stato realizzato in seno a Hollywood) che riesce a conciliare l’impegno politico con le ragioni dello spettacolo, nonché le pagine storiche più importanti (come i giorni della Rivoluzione) con la vicenda sentimentale dei due protagonisti. Oscar 1981 alla regia, a Maureen Stapleton come attrice non protagonista e alla splendida fotografia di Vittorio Storaro. (andrea tagliacozzo)

Il padrino – Parte II

Alla morte di Don Vito, le redini dei Corleone passano nelle mani del figlio Michael. Questi si rende subito conto che la «famiglia», minacciata da una catena di tragici eventi, rischia un inesorabile declino. Il ricordo del padre è sempre presente: giunto negli Stati Uniti agli inizi del secolo, il giovane Don Vito riuscì a creare dal nulla un impero del crimine. Straordinario seguito de Il padrino, più complesso – specialmente dal punto di vista narrativo, strutturato com’è sulle storie parallele delle origini di Don Vito e delle imprese temporalmente successive di Michael – e per certi versi superiore al precedente episodio. Vincitore di sei premi Oscar, tra i quali quello per il film, la regia e l’attore non protagonista (Robert De Niro). (andrea tagliacozzo)

La neve nel cuore

Il Natale è arrivato anche per la famiglia Stone. Kelly (Craig T. Nelson) e Sybil (Diane Keaton), insieme ai propri figli, la ribelle Amy (Rachael McAdams), il duro Ben (Luke Wilson), il muto e gay Thad (Tyrone Giordano), Susannah (Elizabeth Reaser) e il figliol prodigo Everett (Dermot Mulroney), che quest’anno presenterà a tutti la fidanzata Meredith (Sarah Jessica Parker), si apprestano a passare tutti insieme un felice periodo di feste nel New Jersey. Ma le cose non vanno proprio come Everett aveva auspicato. Il carattere rigido e orgoglioso di Meredith, forse un po’ sotto pressione perché in un ambiente a lei non usuale, non piace ai membri della famiglia, in particolar modo alle donne di casa. Messa alle strette, Meredith chiama in aiuto la sorella Julie (Claire Danes), sperando di trovare in lei una mediatrice e una complice per far breccia nell’ostile ma unito nucleo familiare. I risultati saranno disastrosi.
Una commedia dai forti toni sentimentali e dal taglio televisivo. Il secondo lavoro alla regia di Thomas Bezucha è una vicenda che ruba un po’ qua e un po’ là nella recente storia cinematografica hollywoodiana, farcendo il tutto con un eccessivo buonismo, a Natale magari tollerabile ma oggi sinceramente difficile da digerire. Una pellicola senza eccessive gemme interpretative in cui Sarah Jessica Parker ripropone il suo fortunato personaggio del telefilm ?Sex &The City,? Diane Keaton non delude ma nemmeno entusiasma, mentre una brava Rachel McAdams (vista di recente nel thriller ad alta quota di Red Eye di Wes Craven) dà ulteriore prova del suo talento anche in una commedia. Forse è questo il punto di forza del film, vedere tre generazioni di attrici l’una accanto all’altra. Non abbastanza per non rimanere delusi all’uscita del cinema. (mario vanni degli onesti)

Provaci ancora Sam

Sam (Allan, nella versione originale), critico cinematografico, viene abbandonato dalla moglie Nancy. I coniugi Dick e Linda, suoi migliori amici, si prodigano per trovargli una ragazza. Ma Sam s’innamora di Linda. Uno dei rari film interpretati e non diretti da Woody Allen, tratto dalla sua commedia teatrale
Play It Again Sam
(ovvero «Suonala ancora Sam», dalla battuta che rivolge Bogart a Dooley Wilson in
Casablanca
). Il film è più rigoroso dei precedenti lavori di Allen – le formless comedy
Prendi i soldi e scappa
e
Bananas
, decisamente innovative e slegate da qualsiasi regola narrativa classica – per merito (o per colpa, a seconda dei punti di vista) della regia diligente e professionale di Herbert Ross. Abbondano, comunque, le battute da antologia e le trovate tipiche del cineasta newyorchese.
(andrea tagliacozzo)

Il club delle prime mogli

Tre compagne di università si ritrovano dopo anni al funerale di un’amica e scoprono di avere qualcosa in comune: mariti che le hanno scaricate. Prevedibile ma pur sempre gradevole, grazie alle tre vivaci protagoniste e a un superbo cast di supporto. Tratto dal romanzo di Olivia Goldsmith, qui un po’ ammorbidito. Heather Locklear appare non accreditata. Una nomination all’Oscar per la musica.

Tutto può succedere

Harry Sanborn ha sessantatre anni. E una originale teoria sentimentale: uscire solo con donne sotto i trenta, che sono meno impegnative. E così fa. È un play boy inguaribile, un uomo di successo, un produttore discografico di dischi rap. Che trascorre il week-end ad Hamptons, vista oceano, con una incantevole trentenne. È in cucina in mutande quando arrivano la di lei madre e zia. La madre è Erica Barry, una famosa drammaturga. Imbarazzo. I quattro decidono di trascorrere comunque qualche giorno sotto lo stesso tetto. Ma mentre si sta divertendo con la giovane Marin, Harry ha un principio d’infarto. Ricovero all’ospedale, lo cura un bel dottorino… E qui tutto può succedere: il giovane dottore è ammaliato dalla scrittrice che potrebbe essere sua madre, l’infartuato dalla ragazzina che potrebbe essere sua figlia, mentre scrittrice e infartuato, tutti e due sulla sessantina, prima bisticciano, poi chattano da una stanza all’altra della casa come ragazzini, poi…

Gradevolissima commedia firmata da Nancy Meyers
(What Women Want)
con due mostri di Hollywood, Jack Nicholson e Diane Keaton, e un drappello di coprotagonisti di livello (da Keanu Reeves, a Frances McDormand, ad Amanda Peet, allo Starsky televisivo Paul Michael Glaser). Jack Nicholson, intanto, è il ricco e impenitente proprietario della casa discografica «Spara e scappa records». Bravissimo Nicholson, ingrassato, gigione (ma non esasperato come abbiamo visto in passato), autoironico – con tutte le debolezze del suo personaggio, dal viagra alla collezione di amanti giovani – e con le chiappe al vento. Sembra quasi che il premio Oscar per
Qualcuno volò sul nido del cuculo
faccia un po’ il verso a se stesso. A un signore di una certa età che ancora non ha messo la testa a posto… Con esiti esilaranti. Poi c’è una bravissima Diane Keaton, la donna lasciata dal marito (anche lui per una che potrebbe essere sua figlia e che sta per sposare), arroccata nella sua torre d’avorio dove scrive commedie, con golfini collo alto anche in piena estate, un po’ nevrotica e rassegnata alla terza età che incombe… In questo film la – per lungo tempo – musa di Woody Allen appare senza veli. In una scena velocissima e affannata, mostra ancora una invidiabile linea. C’è anche Keanu Reeves, che fa il bello, un po’ ingessato, e il premio Oscar Frances McDormand
(Fargo).
Ci sono insomma i problemi dell’amore, a tutte le età (trattati in ben altro modo rispetto a
The Mother…)
Con le risate, i pensieri, le paure, le angosce in cui ci si può riconoscere. Con una buona dose di commozione. E con una buona fetta di film che si poteva agevolmente tagliare senza che la storia ne risentisse. Anzi. Diane Keaton è in lizza come miglior attrice per gli Oscar 2004.
(d.c.i.)

Io e Annie

Tormentata storia d’amore tra l’attore comico Alvy Singer e la stravagante, ma travolgente Annie Hall. Tra alti e bassi, abbandoni e riconciliazioni, la loro relazione procede fino all’inevitabile epilogo. Con Manhattan , girato un paio d’anni più tardi, si tratta forse del capolavoro di Woody Allen. Battute al fulmicotone si susseguono per tutta la durata della pellicola, che comunque non perde mai di vista il lato romantico della vicenda. Allen sembra l’unico, assieme a Truffaut, capace di non rendere sdolcinata una scena d’amore. In ruoli di contorno appaiono tre attori destinati, di lì a poco, al successo: Christopher Walken, Jeff Goldblum e Sigourney Weaver. Vincitore di quattro Oscar: film, regia, sceneggiatura e migliore attrice protagonista. L’attore non ritirò le statuette durante l’assegnazione perché, come ogni lunedì, era impegnato a suonare con la sua jazz band in un locale di New York. (andrea tagliacozzo)

Amore e guerra

Mentre Napoleone invade la Russia, il giovane Boris diventa involontariamente un eroe di guerra e riesce a sposare in strane circostanze l’amata cugina Sonia. I due decidono di uccidere l’imperatore francese. Woody Allen prende affettuosamente in giro i classici della letteratura russa dell’Ottocento e i capolavori di Eisenstein (esemplare, in questo senso, l’uso della musica di Prokoviev, autore di molte delle colonne sonore del maestro sovietico). Un’ora e mezza di gag e battute d’altissima qualità. Il migliore dei film comici del cineasta newyorchese. (andrea tagliacozzo)