Starship Troopers – Fanteria dello spazio

Difficile stabilire se Starship Troopers-Fanteria dello spazio sia una parabola fantascientifica reazionaria ai limiti dell’apologia nazista, o al contrario un feroce attacco al sistema militare e ai suoi presupposti razzisti, maschilisti e violenti. Anzi, forse non è neppure importante, perché alla fine è proprio l’ambiguità dell’impianto ideologico che lo sorregge a costituire il pregio fondamentale del film, firmato da un Paul Verhoeven tornato ai livelli crudeli di Robocop. Tratto dall’omonimo romanzo di uno dei più grandi (e più reazionari) scrittori di fantascienza, Robert A. Heinlein, Starship Troopers delinea un quadro sconsolante di un futuro ipermilitarizzato, in cui la paranoica idiosincrasia americana verso il nemico – stile anni Cinquanta – si rivolge verso l’esterno e si esplica nella strenua difesa dall’offensiva di micidiali insetti giganti di provenienza extraterrestre. Orrorifico fino al midollo, privo di concessioni politicamente corrette e compiaciuto dell’etica guerresca, Starship Troopers tradisce appena le sue intenzioni parodistiche. Interessante l’uso straniante di un gruppo di attori antipatici e inespressivi come Casper Van Dien e Denise Richards, destinati successivamente a una modesta fama. Effetti speciali da paura. In tutti i sensi. (anton giulio mancino)

007 – Il mondo non basta

Bello anche se come al solito troppo lungo, questo film che vede 007 vendicare l’assassinio di un industriale grande amico di M. Brosnan è ok, così come le sequenze d’azione: ma M (Dench) è descritta come una folle e la Richards è totalmente fuori luogo nei panni di un fisico nucleare (in pantaloni corti!), con dialoghi ridicoli in abbondanza. Carlyle è perfetto come cattivo, in un ruolo sotto le righe; la Marceau è deliziosa nella parte di Elektra. Ultimo film per Llewelyn come Q. 

Valentine – Appuntamento con la morte

Un serial killer con il volto coperto da una maschera di Cupido massacra indisturbato le sue ex compagne di scuola media. Che ci siano voluto ben quattro sceneggiatori per scrivere un film che si riassume in una frase è impresa in un certo senso memorabile. Con un cast che sembra il precipitato di Buffy, Dawson’s Creek, Melmose Place, Beverly Hills e chi più ne ha più ne metta, Blanks, giunto al suo secondo lungometraggio dopo il pessimo Urban Legend , continua a saccheggiare impunemente tutto il saccheggiabile. Prevedibile oltre ogni dire, dopo vent’anni di Halloween , una dozzina di Venerdì 13 , tre Scream , due Urban Legend e persino due So cosa hai fatto , il regista di Valentine sembra essere convinto che basti massacrare un po’ di faccette carine per tenere desto l’interesse dello spettatore (senza contare che il tasso emoglobina ed epidermide nuda, ingredienti fondamentali di qualsiasi slasher che si rispetti, è catastroficamente deficitario). Questa sgradevole sensazione di già visto si estende in maniera drammatica agli attori: David Boreanaz assomiglia a un Val Kilmer anabolizzato e Marley Shelton che sembra una Rebecca De Mornay riprocessata. Prodotto che probabilmente nemmeno un pietoso «straight to video» potrebbe nobilitare, Valentine passerebbe inosservato pure tra i gialli del sabato sera di Raidue. (giona a. nazzaro)