Una spia per caso

Negli anni Cinquanta l’insegnante di lettere McGrath, che dopo il lavoro al liceo svolge anche la professione di istruttore di guida, dichiara alla moglie assetata di prestigio sociale di lavorare per la Cia. Le vicende si susseguono e lui viene effettivamente reclutato dalla Cia, per ritrovarsi paracadutato nella Baia dei Porci a tentare di uccidere Castro. Troppo intelligente per i lobotomizzati dei multiplex, ma allo stesso tempo troppo stupido per cervelli più fini; affabilità e ottime prestazioni sportive sono tutto ciò che questo film ha da offrire. Woody Allen (che ha scritto Pallottole su Broadway con McGrath) appare non accreditato.

Fino a prova contraria

Steve Everett, giornalista dell’«Oakland Tribune» con un debole per l’alcool e le donne, dopo la morte della sua collega Michelle prende in mano l’inchiesta sul condannato a morte Frank Beachum, della cui innocenza la donna era sicura. Frank inizia a indagare e scopre subito che le presunte certezze dei testimoni altro non sono che una fragile rete di pregiudizi razziali. A Venezia, nel corso del seminario organizzato dal festival, Clint ha spiegato chiaramente di che cosa tratta Fino a prova contraria : «È un film su gente che ha visto delle cose, ma non nel modo in cui sono accadute». Come dire: il film è sì un pamphlet contro la pena di morte, ma sviluppato nelle forme di un’analisi della visione che si erge, naturalmente, a testo teorico sul fare cinema eastwoodiano. Lo sguardo decostruisce le inquadrature della realtà preconfezionata dagli altri; il dovere morale del cineasta è vedere al di là di ciò che è socialmente accettato. È cosi: se lo sguardo fallace può dare la morte, quello del cinema salva. Fino a prova contraria è uno dei pochi esempi di cinema democratico non politicamente corretto in circolazione. Oltre a essere un dolente capolavoro su un paese che lentamente muore nei suoi figli che non hanno diritti. (giona a. nazzaro)

Demolition Man

L’ex poliziotto Stallone viene scongelato dopo 36 anni di ibernazione passati in carcere per un omicidio preterintenzionale, dopo che anche l’ossigenato Snipes (il suo nemico di sempre) è sfuggito all’ibernazione impostagli dal governo; la cosa divertente è che la “San Angeles” del 2032 è una società pacifista che rifiuta violenza e blasfemie (e nella quale gli unici ristoranti esistenti sono i Taco Bell). Sincopato e sorprendentemente divertente, la mattanza è appena più sofisticata di quanto visto con Sly in Tango.

La seconda guerra civile americana

La seconda guerra civile americana dimostra come Joe Dante sia il più intelligente e caustico cineasta statunitense della generazione cresciuta negli anni della guerra fredda. Benché ampiamente rimaneggiato dall’emittente televisiva Hbo che lo produce, il film resta uno dei grandi capolavori degli anni Novanta. Di sicuro la più perfida satira sul conflitto tra capitalismo e povertà, nonché un’impareggiabile riflessione sul fallimento del melting pot americano. Da La seconda guerra civile americana si potrebbero tranquillamente ricavare elementi per sbeffeggiare le tendenze separatiste che con esiti tragici (come nei Balcani) o ridicoli (come nel Nord Italia) hanno caratterizzato la geopolitica della fine del XX secolo e messo in discussione l’ottimismo della globalizzazione. Non mancano naturalmente, come nei migliori film di Dante, bordate alla vocazione guerrafondaia e fascistoide dei militari, alla demenzialità isolazionista della politica o al rimbecillimento collettivo alimentato dai network televisivi. Lo spunto narrativo? Uno degli stati americani (l’Idaho), per protesta contro il flusso di immigrati, è pronto alla secessione. E sarà guerra senza quartiere, come diceva Archer, l’emissario dei Gorgonauti di Small Soldiers . Semplicemente geniale. (anton giulio mancino)