Tè e simpatia

Il sensibile Tom, studente di un college americano, ha gusti diversi rispetto ai suoi compagni e preferisce l’arte all’attività fisica. Schivato dagli altri studenti, che lo credono un omosessuale, il giovane trova conforto nell’amicizia di Laura Reynolds, l’attraente moglie del direttore, della quale finisce per innamorarsi. Minnelli tratta con molta intelligenza un tema scottante come quello della diversità, anche se non ha il coraggio (o la possibilità, viste le regole ferree di Hollywood) di osare più di tanto. Emozionante l’interpretazione di Deborah Kerr.
(andrea tagliacozzo)

L’anima e la carne

Durante la seconda guerra mondiale, in un’isola del Pacifico, un marine, rimasto isolato dal proprio reparto in seguito ad un’azione bellica, incontra una suora missionaria. Per evitare la cattura da parte dei giapponesi, i due sono costretti a rifugiarsi in una grotta. Con il passare del tempo l’uomo sente crescere un profondo sentimento d’affetto verso la religiosa. Un argomento ai limiti della scabrosità viene trattato da John Huston con molta intelligenza, riuscendo ad abilmente evitare problemi di censura (all’epoca piuttosto ferrea). Grandi interpretazioni da entrambe le due star.
(andrea tagliacozzo)

Bagliori ad Oriente

Film d’avventura discreto e politicamente fazioso su un contrabbandiere d’armi (Ladd) alle prese con le tensioni sociali e la rivolta nell’India rurale. La Kerr e Boyer elevano questa routine, rispettivamente nel ruolo di una ricercata donna cieca che si innamora di Ladd e di un ufficiale governativo tenacemente pacifista.

Da qui all’eternità

Adattamento sotto tono ma pur sempre vigoroso del romanzo di James Jones sulla vita in una base dell’esercito alle Hawaii poco prima di Pearl Harbor. Il racconto dell’attacco a sorpresa dei giapponesi mescola indimenticabili scene d’azione con veri filmati dei combattimenti. Magnifica la recitazione di tutto il cast, compreso Sinatra al suo “ritorno” nel ruolo dello sfortunato soldato Maggio. Otto Oscar, fra cui miglior film, regia, sceneggiatura (Daniel Taradash), fotografia (Burnett Guffey) e attori non protagonisti (Sinatra e la Reed) e altre cinque nomination. Rifatto nel 1979 come miniserie tv, che a sua volta diede origine a una breve serie.

La notte dell’iguana

Dall’omonimo dramma di Tennessee Williams, la torbida storia di un ex prete (Richard Burton), ora guida turistica in Messico, conteso tra due donne (Ava Gardner e Deborah Kerr) e una vogliosa adolescente (Sue Lyon, la Lolita di Stanley Kubrick). Un film estramemente interessante di John Huston che stravolge con delle annotazioni ironiche il cupo testo originale. La Gardner fornisce una delle interpretazioni migliori di tutta la sua carriera. Premio Oscar 1964 a Dorothy Jeakins per i costumi.
(andrea tagliacozzo)

Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

L’erba del vicino è sempre più verde

Una divertente commedia sofisticata diretta dal regista di Cantando sotto la pioggia. In Inghilterra, Lord Victor, in grave crisi finanziaria, apre le porte del suo magnifico castello ai turisti. Uno di questi, l’americano Charlie, s’innamora della moglie del nobile. La donna, a sua volta, rimane colpita dal fascino del nuovo arrivato. Impeccabili gli interpreti. Mitchum dimostra di saperci fare anche con i ruoli brillanti. (andrea tagliacozzo)

Il giardino indiano

Dopo la morte del marito, l’anziana Helen vorrebbe rimettere in sesto il giardino della propria villetta, da troppo tempo trascurato. La donna trova un valido aiuto nella vicina, un’affabile e distinta signora indiana. Film dal tocco leggero e raffinato, che segnò un felice ma temporaneo ritorno al cinema di Deborah Kerr (assente dal grande schermo dal lontano 1969, anno in cui aveva interpretato, accanto a Kirk Douglas,
Il compromesso
di Elia Kazan).
(andrea tagliacozzo)

Quo Vadis?

Il valoroso generale romano Marco Vinicio s’innamora di Licia, una schiava cristiana perseguitata, assieme ai suoi correligionari, dall’imperatore Nerone. Un kolossal estremamente convenzionale nella costruzione, ma indubbiamente ricco e spettacolare nella realizzazione. Nerone è magnificamente interpretato da Peter Ustinov, che ebbe una meritatissima ma poco fortunata nomination agli Oscar (vincerà la statuetta nove anni più tardi con un altro film storico:
Spartacus
).
(andrea tagliacozzo)

Duello a Berlino

Due ufficiali, un inglese e un tedesco, si affrontano a duello ma diventano amici. La loro relazione attraversa quasi mezzo secolo ed esce indenne da due guerre mondiali e dalle vicissitudini personali.
Duello a Berlino
è uno degli esiti maggiori dei due più grandi visionari del cinema inglese: Powell e Pressburger, maestri di stile per registi e critici. Insuperabili nel melodramma e soprattutto nei suoi picchi fantastici, in un film apparentemente biografico e celebrativo fin dal titolo (
The Life and Death of Colonel Blimp
) forzano alcune caratteristiche del genere – le ellissi temporali, i violenti cambi di luogo – per giungere a una sorta di visione a volo d’uccello della vita dei personaggi, racchiusi in entelechie che sembrano quelle di
Scala al paradiso
: anche qui si tratta di «matter of life and death»… Le biografie sono sogni, e lo stile dei registi ne è il perfetto correlato: celebre, a giusta ragione, il dolly dall’alto che incornicia il primo duello.
(emiliano morreale)

I nomadi

In Australia, un commerciante di pecore di origine irlandese si sposta, assieme alla moglie e al figlio, da un capo all’altro del Paese. La donna e il ragazzo vorrebbero acquistare una fattoria e stabilirsi definitivamente in una cittadina, ma all’uomo, amante della libertà, l’idea di una vita sedentaria quasi ripugna. Tratto da una novella di Jean Cleary, il film, affascinante ma spesso troppo paesaggistico, è stato realmente girato nel continente australiano. Cinque nomination agli oscar tra cui Miglior Film, Regia e Sceneggiatura (andrea tagliacozzo)

Le miniere di re Salomone

Remake della storia di H. Rider Haggard è dotato di una raffinata produzione con il trio Granger-Kerr-Carlson trio che guida un safari in cerca delle leggendarie miniere di diamanti. Scritto da Helen Deutsch. Ha vinto un Oscar per la fotografia (Robert Surtees) e il montaggio; il metraggio in eccesso è stato usato in Watusi e in altri successivi film della giungla.