Gazebo

Uno scrittore di romanzi gialli, stanco di essere ricattato per alcune vecchie foto che comprometterebbero il suo matrimonio, uccide il delinquente che lo perseguita e lo seppellisce in giardino, sotto un enorme gazebo. Con grande sorpresa del romanziere, il cadavere dell’uomo viene però rinvenuto in tutt’altro luogo. Da un lavoro teatrale di Alec Coppel, un film piuttosto divertente, a dispetto del lugubre argomento. Nel 1971, lo stesso soggetto ispirò a Jean Girault il suo
Jo e il gazebo
con Louis de Funès.
(andrea tagliacozzo)

La conquista del West

La conquista dell’Ovest vista attraverso le vicende, che si sviluppano nell’arco di tre generazioni, di una famiglia di pionieri. Il protagonista ha due figlie: una si sposa con un giocatore d’azzardo, mentre l’altro diventa la moglie di un cacciatore. Il figlio di quest’ultima, diventato adulto, partecipa alla guerra di Secessione. Un film molto spettacolare girato nella magnificenza del Cinerama, ma sostanzialmente non all’altezza delle sue ambizioni. John Ford firma l’episodio migliore del film: quello della battaglia di Shiloh. Una vera sorpresa George Peppard, che riesce a tenere degnamente il confronto con divi più titolati di lui. Vincitore di tre Oscar: sceneggiatura, montaggio e suono.
(andrea tagliacozzo)

Guardia del corpo

Una guardia del corpo viene assunta per proteggere una star della musica, ma finisce per innamorarsene. Artificiosa vetrina per due stelle di Hollywood, punta a compiacere il pubblico in ogni modo, a volte scivolando nel kitsch. Solido debutto cinematografico per la Houston, che canta I Will Always Love You meglio di Dolly Parton, interprete originale. La sceneggiatura di Lawrence Kasdan è stata scritta diversi anni prima della realizzazione del film, e il ruolo di bodyguard era stato pensato per Steve McQueen! A Hong Kong ne è stato prodotto un remake (The Defender) nel 1994, con Jet Li nei panni della guardia del corpo. Due nomination per le musiche.

Il fidanzato di tutte

Da una briosa commedia teatrale di Max Shulman e Robert Paul Smith, un film altrettanto riuscito e brillante. Charlie, giovane agente teatrale di New York, si barcamena allegramente con quattro ragazze. Queste sperano tutte di trascinarlo all’altare, anche se Charlie si accorge improvvisamente d’essersi innamorato di una quinta giovane, cantante di professione e sua cliente. Il regista Charles Walters tornerà a dirigere Sinatra l’anno seguente nel celebre
Alta società
.
(andrea tagliacozzo)

Divorzio all’americana

Commedia molto divertente: Van Dyke e la Reynolds incontrano più problemi di quanto immaginassero mentre cercano di divorziare. I protagonisti sono bravi come raramente accade per ruoli così originali. Scritto da Norman Lear, nominato all’Oscar per la sceneggiatura.

Il gioco dell’amore

Un ricco possidente vorrebbe aggiungere ai suoi poderi la fattoria di proprietà di un pacifico contadino e della sua numerosa famiglia. Avendo saputo che questi non ha mai pagato la tassa sul reddito, l’uomo avverte il governo che, prontamente, manda un suo incaricato per le verifiche del caso. Secondo film della Reynolds agli ordini del regista George Marshall, una commedia senza troppe sorprese, ma gradevole e ben confezionata.
(andrea tagliacozzo)

Tre piccole parole

Biografia di due noti compositori americani di canzoni, Bert Kalmar (Fred Astaire) e Harry Ruby (Red Skelton): il primo è paroliere e ballerino, mentre l’altro è l’autore delle musiche. Dopo aver conquistato il successo a prezzo di molte fatiche, litigano per un banale malinteso troncando la loro collaborazione. Regia professionale e poco ispirata, ma Astaire è in grande forma e i classici di Kalmar & Ruby dei veri e propri capolavori.
(andrea tagliacozzo)

Lo sceriffo in gonnella

La giovane vedova Lou Rogers, trasferitasi in un paesino dell’Arizona, conquista la fiducia dei suoi nuovi concittadini affrontando e uccidendo un rapinatore. Nominata sceriffo, la donna deve vedersela con l’ex tutore della legge che, alla testa di una banda di delinquenti, mette a soqquadro il paese. Commediola western senza tante pretese che si regge unicamente sulla simpatia di Debbie Reynolds.
(andrea tagliacozzo)

Cantando sotto la pioggia

Forse il capolavoro di Gene Kelly e del «suo» regista Donen: musical tutto cinematografico, tutto corpi, scatto, nervi. Ci sono i numeri di Gene Kelly che canta sotto la pioggia e di Donald O’Connor che fa l’acrobata (irresistibile), c’è il terzetto di «Good morning». Ma questo è anche uno dei primi tentativi di autocoscienza da parte di Hollywood, di rilettura acre della propria storia. A voler essere maligni, lo si potrebbe leggere in parallelo con Viale del tramonto di due anni prima, canto funebre del divismo e visione delle sue mostruosità. Singin’ in the Rain è uno dei primi film in cui la nostalgia si insinua a Hollywood; ed è forse questo a renderlo così perfettamente contemporaneo. «Questo film realizzato da un ballerino è il film della gioia», scrisse all’epoca Chabrol sui «Cahiers du cinéma»; ma si legga il saggio firmato da Michael Wood col senno di poi, e intitolato «Musica nel buio»: negli anni dei Brando e dei Dean, «il viso raggiante di Kelly divenne la maschera di una fiducia irrimediabilmente perduta». (emiliano morreale)