L’aquila d’acciaio

Il figlio diciottenne di un colonnello dell’aeronautica si appassiona alle imprese del padre pilota da caccia, deciso a seguirne le orme. Quando questi viene abbattuto e fatto prigioniero in un Paese del Medio Oriente, il giovane apprendista si appropria di un F-16 e, con l’aiuto di alcuni intraprendenti amici, vola in suo aiuto. Un film pieno di luoghi comuni militareschi che, anche se non annoia, sorprende non poco per la sua candida stupidità. Come se non bastasse, può contare su tre sequel: il secondo (
Aquile d’attacco
, 1988) e il quarto (l’inedito
Iron Eagle IV
, 1995) diretti dallo stesso Furie; il terzo (
Air Force – Aquile d’acciaio 3
) verrà invece realizzato nel 1992 da John Glen.
(andrea tagliacozzo)

Delitto perfetto

Divertente storia di suspense che aggiunge alcune interessanti svolte al film omonimo originale. Douglas è il marito a sangue freddo che ingaggia qualcuno per uccidere sua moglie: ma stavolta, l’uomo che ingaggia è l’amante di lei! Le star sono perfettamente in parte, e la storia si svolge in maniera ingegnosa e abile. La Paltrow è una perfetta sostituta anni Novanta per Grace Kelly. L’edizione speciale homevideo include un finale alternativo.

Decisione critica

La situazione: terroristi arabi hanno il controllo di un 747. La soluzione: infiltrare un gruppo speciale per sventare l’azione mentre l’aereo è in volo. Le difficoltà: il gruppo deve affidarsi all’inesperto Russell, inoltre a bordo c’è una bomba al gas nervino che potrebbe radere al suolo Washington D.C. Un thriller intenso e originale che, fino al finale incerto, si difende dignitosamente. Debutto alla regia per Baird, che avrebbe potuto stringere un po’ di più la storia. Panavision.

Un mondo a parte

Nel 1963, in Sudafrica, Gus e Diana Roth, giornalisti bianchi, si battono contro l’apartheid. Quando lui è costretto a fuggire e lei viene arrestata, i figli della coppia, tra i quali la tredicenne Molly, rimangono con la nonna. Esordio alla regia di un grande direttore della fotografia (due volte premio Oscar, nell’84 con
Urla del silenzio
e nell’86 con
Mission
), capace di realizzare un film non banale e tutt’altro che retorico, commovente e (almeno apparentemente) sincero. Le tre protagoniste – Barbara Hershey, Jodhi May e Linda Mvusi – vinsero il premio ex aequo per la migliore interpretazione al Festival di Cannes 1988.
(andrea tagliacozzo)

Rko 281

Un cinegiornale introduce la vicenda, che è quella ben nota della realizzazione di
Quarto potere
di Orson Welles. Il giovane genio si trasferisce a Hollywood, dove trova un’accoglienza fredda e sospettosa. Naufraga il progetto su Cuore di tenebra e parte quello sul cittadino Kane. Welles prende a modello Hearst, che reagisce cercando di bloccare il film. Ma le sue enormi fortune stanno ormai declinando…

Tratto da uno dei documentari realizzati su Orson Welles nel decennio scorso (
Battle Over Citizen Kane
di Cramer e Lennon) e girato interamente a Londra dal giovane Benjamin Ross, questo
Rko 281
delude ogni aspettativa. La nascita di uno dei massimi capolavori della storia del cinema viene ridotta al conflitto fra due persone, la cui statura morale – si vorrebbe far intendere – era equivalente. Se la tesi è discutibile, la fattura è di una tale mediocrità da far naufragare ogni ambizione. Inadeguato come discorso sul genio, inconsapevolmente banale quando vorrebbe affrontare il tema del
Male
, il film non si schioda neppure per un momento dagli standard di una modesta televisione.

L’inutilità di questa pellicola è tanto più irritante se si pensa che, del vero
Citizen Kane
, il pubblico italiano si deve accontentare di un’edizione rimaneggiata e penalizzata da un adattamento ridicolo.
(luca mosso)

Bigfoot e i suoi amici

Durante una gita fra i boschi, i coniugi George e Nancy Henderson s’imbattono nel corpo inerte di una specie sconosciuta, simile a un grosso scimmione. L’animale, ingombrante e pasticcione, viene ospitato nella loro casetta. Tornato rapidamente in salute, socializza con i figli degli Henderson, Ernie e Sarah, che decidono di chiamarlo Harry. Prodotto da Steven Spielberg, un film gradevole e di poche pretese che vinse l’Oscar per il miglior trucco (opera del geniale Rick Baker).
(andrea tagliacozzo)

Il gioco del falco

Lasciato il seminario, il giovane Chris trova un posto da fattorino in una fabbrica che lavora per conto della CIA. Raggiunta in breve tempo una buona posizione all’interno dell’azienda, scopre che i servizi segreti americani preparano in Australia dei brogli elettorali ai danni del partito laburista. Non è uno dei migliori lavori di John Schlesinger, neanche lontanamente paragonibile a capolavori come
Billy il bugiardo e Un uomo da marciapiede
. Ma anche in un film poco riuscito, la stoffa del grande regista, quando c’è, si vede. Sceneggiato da Steven Zaillian (in seguito autore del copione di
Schindler’s List
e regista in proprio di
A Civil Action
), da un romanzo di Robert Lindsey. Le musiche sono composte dal chitarrista Pat Metheny. La canzone
This Is (Not) America
è interpretata da David Bowie.
(andrea tagliacozzo)