Vestito per uccidere

Kate Miller, ninfomane in cura da uno psichiatra, viene massacrata a rasoiate in un ascensore da una bionda in impermeabile. Testimone dell’omicidio è una prostituta, che insieme al figlio della vittima si mette sulle tracce dell’assassino. Pian piano si intravede la verità: l’autore dei delitti è un travestito. Ma l’ambiguità sessuale coincide con un’identità difficile da definire… Uno fra i più grandi successi di De Palma, Vestito per uccidere è anche il primo di una serie di quattro film straordinari: Blow Out, Scarface e Omicidio a luci rosse . Vero e proprio catalogo della storia del thriller, questa tetralogia getta anche una luce tagliente sul cinema dell’italoamericano: un’opera fatta di figure funzionali, costituita da una successione disorganica di sensazioni stordenti, un esercizio millimetrico di folgorazioni. Vestito per uccidere ha il pregio di esplicitare tutto: l’omaggio a Hitchcock (Psycho in primo luogo) e la struttura della suspense, la centralità della sessualità negli equilibri narrativi (desiderare una risoluzione è desiderare un amplesso) e l’inconoscibilità dell’altro. Certo, al maestro inglese bastavano un detective e uno chignon per immergerci nella spirale di una libido malata. Virtù della segretezza… (francesco pitassio)

Nove settimane e mezzo

Incontratisi casualmente in un locale, John, mediatore d’affari, ed Elisabeth, direttrice di una galleria d’arte, iniziano un rapporto fatto di strani giochi erotici e misteri non svelati. Praticamente snobbata negli Stati Uniti, la pellicola riscosse un grande successo in tutta Europa e segnò l’affermazione definitiva di Mickey Rourke e Kim Basinger. Si tratta, in definitiva, di un videoclip prolisso, patinato e neanche troppo interessante. Del film verrà realizzato nel 1997 un sequel addirittura peggiore.
(andrea tagliacozzo)