Hollywood, Vermont

Waterford è una tranquilla cittadina americana del Vermont. C’è la Main Street, c’è il medico condotto che ha una parola per tutti, c’è la libraia con ambizioni teatrali, c’è l’idealista, noioso e sotto sotto farabutto, fidanzato con la libraia… La tranquilla vita della tranquilla cittadina viene però momentaneamente sconvolta dalla produzione di un film hollywoodiano che, per questioni di budget, lascia il precedente set nel New Hampshire e cerca di ricrearne un altro qui. Lo sceneggiatore, esordiente e promettente, ha già pronto il copione che, però, deve adattarsi al nuovo set. Il film è ambientato nell’Ottocento. Con la stazione dei pompieri e il vecchio mulino. Ma il vecchio mulino è andato a fuoco quarant’anni prima e lo sceneggiatore deve cambiare anche il titolo del film,
The Old Mill,
il vecchio mulino. C’è l’attrice, bionda e nevrotica, che si rifiuta di mostrarsi nuda. Ma si infila nel letto dello sceneggiatore. E poi in quello del primo attore che di solito va con le ragazzine… E si becca, l’attore (Alec Baldwin), una denuncia per stupro di minorenne. C’è il regista cinico che cerca di mettere tutti d’accordo e di risparmiare e c’è il produttore che deve inserire uno sponsor (una società informatica con sito Internet) nel film dell’Ottocento…

Satira feroce del mondo del cinema, questo film di David Mamet. Ne escono simpaticamente a pezzi tutti i protagonisti, il bravo regista, la bella attrice, il cinico produttore, il fascinoso attore borioso e laido, il sindaco sciocco (e l’ancor più sciocca la moglie del sindaco), il consigliere comunale corrotto… Come dire che i cattivi non sono solo a Hollywood. Indenni da grettezze e calcoli solo la libraia e il tenero sceneggiatore paladino (con qualche tentennamento) dei buoni sentimenti. Molte le citazioni cinematografiche, un po’ facile la satira contro questo mondo amorale, sostenuta, però, da una frizzante sceneggiatura (quella vera…), battute azzeccate, trovate divertenti.

Homicide

Un poliziotto ebreo conduce una doppia indagine: da una parte il caso di uno spacciatore di colore, dall’altra l’inchiesta sull’assassinio di una signora ebrea titolare di un negozio nel quartiere nero. Ma la ricerca del colpevole e della vera faccia del Male porta inevitabilmente il protagonista – e lo spettatore – al fallimento delle proprie supposizioni o almeno dentro la rete di un intricato labirinto mentale, in un complotto di fronte al quale non è più possibile discernere il vero dal falso. Nulla di nuovo, a starci attenti. Da sempre è questa la tattica attraverso cui il drammaturgo David Mamet cerca di trasferire la proverbiale cattiveria e crudeltà delle sue opere teatrali nei territori della messa in scena cinematografica. Il pessimismo mametiano, quando passa al cinema, diventa infatti cronaca di un senso di paranoia, accompagnato dall’esibizione della menzogna che opprime un mondo dominato dal regime del falso. Purtroppo lo schema innanzittutto «mentale» che aveva dato vita alla perfetta trama del primo lavoro di Mamet – l’ottimo
La casa dei giochi
– comincia in
Homicide
a mostrare le prime incrinature, che rendono non del tutto convincente questo film per tanti aspetti lodevole. Problema di un cinema esageratamente «di sceneggiatura», come si suol dire. O forse, più semplicemente, problema di messa in scena di un regista troppo presto sopravvalutato, e in fondo con poche frecce da scagliare al suo arco. Al di là dei legittimi dubbi, comunque, un poliziesco da segnalare sia per la sua ambigua originalità che per l’interpretazione del protagonista, il bravo Joe Mantegna.
(michele fadda)

Redbelt

Ambientato nel mondo dei combattimenti, nella zona occidentale di Los Angeles popolata da buttafuori, lottatori nelle gabbie, poliziotti e membri delle forze speciali, Redbelt racconta la storia di Mike Terry (Chiwetel Ejiofor), un insegnante di jiu-jitsu che ha evitato il circuito di combattimenti a pagamento, scegliendo invece di condurre una vita onorevole e di portare avanti un centro di autodifesa con un codice da samurai. Terry e sua moglie Sondra (Alicia Braga) hanno difficoltà a mandare avanti la loro attività e a far quadrare i conti. Un incidente in una notte oscura e piovosa alla Academy tra un agente fuori servizio (Max Martini) e un avvocato agitato (Emily Mortimer) scatena una serie di eventi che sconvolgono la vita di Terry, portandolo in contatto con il mondo di alcuni organizzatori di incontri (Ricky Jay e Joe Mantegna) e della star del cinema Chet Frank (Tim Allen). Dovendo pagare i suoi debiti e ristabilire il suo onore, Terry sarà costretto a salire sul ring per la prima volta nella sua vita.

Le cose cambiano

Seconda prova da regista di David Mamet, dopo il felice esordio del 1987 con
La casa dei giochi
. Dietro il compenso di un’agognata barca da pesca, un anziano lustrascarpe di Chicago accetta di prendersi la colpa di un delitto che non ha commesso. Prima di entrare in prigione, il vecchio ottiene di passare un week-end di relax, vigilato da un gangster piuttosto maldestro. Mamet si dimostra ancora una volta un dialoghista di prima qualità. Joe Mantegna, protagonista del precedente (
La casa dei giochi
) e del successivo (
Homicide
) film del regista, dà come al solito un’interpretazione misurata ma intensa. Piccola particina per Luca Barbareschi.
(andrea tagliacozzo)