Gangs of New York

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento. La guerra civile è in corso e l’immigrazione irlandese porta circa 15 mila persone alla settimana a New York. Per le strade, bande di immigrati cattolici e nativi protestanti, figli di inglesi e olandesi colonizzatori della prima ora, si scontrano a colpi di coltelli e asce. Un bambino irlandese, Amsterdam Vallon (Leonardo DiCaprio), perde il padre ucciso in battaglia da William Cutting (Daniel Day-Lewis), detto «Il macellaio». Quel bambino, dopo sedici anni di orfanotrofio, tornerà tra quelle strade, Five Points, per vendicare il padre. Dopo aver imparato le regole della strada e scoperto l’amore, Amsterdam si farà paladino degli immigrati irlandesi. Ma intanto lo scontro è molto più ampio, la città si rivolta contro la chiamata alle armi per la guerra civile. Dal successo di
Taxi Driver
(1976) Martin Scorsese aveva in mente solo una cosa: realizzare questo film, perché «l’America è nata per le strade». Troppo costoso gli avevano sempre detto e così ha dovuto aspettare 27 anni e venire a girarlo a Cinecittà, perché qui da noi costa meno. Migliaia di comparse, centinaia di stuntman, una New York ricostruita, 100 milioni di dollari di budget e quasi un anno di riprese. Doveva essere il campione d’incassi del 2003, invece è stato accolto in maniera tiepida negli Usa. Effettivamente il film, a parte la spettacolarità delle scene del nostro Dante Ferretti, appare troppo barocco e finto. Un carrozzone di cartapesta con personaggi poco credibili. Di fronte a uno strepitoso Daniel Day-Lewis, DiCaprio appare sottotono e non a livello del suo standard abituale. Anche la sceneggiatura lascia un po’ a desiderare e, solo per fare un esempio, il personaggio di Cameron Diaz sembra quasi appiccicato, come a dire che una bellona ci voleva per forza, anche se non c’azzecca niente con lo svolgimento della trama. Comunque da vedere, solo per l’esercizio di stile di un maestro, che forse poteva aspettare ancora qualche anno e schiarirsi meglio le idee prima di fare il film della vita.
(andrea amato)

Profondo rosso

C’è stile da vendere in questo horror-thriller senza senso, con Hemmings che dà la caccia a un killer sadico e psicopatico. Scene di omicidio paradossali e scioccanti, imbevute di una martellante colonna sonora rock, a tutt’oggi il più abile film di Dario Argento: un attacco deliberato ai nervi dello spettaore, martellato da un montaggio quasi subliminale, da una musica quasi ipnotica (del jazzista Giorgio Gaslini e dei Goblin) e da esplosioni di violenza rimaste ineguagliate. Sadico e malsano, in definitiva, ma girato con notevole intelligenza cinematografica. Qualche tocco di ironia comunque. La versione americana è più corta di venti minuti ed esibisce molta meno violenza. 

 

La leggenda degli uomini straordinari

Londra, 1899. Il mondo sembra essere in serio pericolo a causa di un pazzo criminale la cui identità è ignota a tutti. Con una serie di rappresaglie e attentati nelle principali capitali europee, l’uomo scatena la sfrenata corsa agli armamenti da parte di tutti i governi europei. M, misterioso personaggio al servizio di Sua Maestà la Regina, convoca una squadra di uomini straordinari, chiamati a salvare il mondo in nove ore. Il leggendario cacciatore Allan Quatermain, il pirata Capitano Nemo a bordo del suo futuristico Nautilus, la vampira Mina Harker, l’uomo invisibile Rodney Skinner, l’agente dei Servizi Segreti americani Tom Sawyer, Dorian Gray e il Dottor Jekyll/Mister Hyde formano l’invincibile team. Ma la stravagante squadra di eroi scoprirà presto che ciò che doveva essere una missione di pace, si trasformerà in realtà in un diabolico tranello.

Ex creatore di effetti speciali, Stephen Norrington conferma la sua passione per le pellicole d’intrattenimento. E con Connery e compagni il divertimento è assicurato. A questo «fumettone» ambientato a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo non manca nulla. Non manca il cattivo per antonomasia, perfido e misterioso come da copione. Non manca l’eroe disincantato e ironico che ha visto in faccia la morte e sa cavarsela in ogni situazione. Non mancano neanche la bella di turno (in questo caso un’affascinante vampira) e il giovanotto coraggioso e inesperto. A completare il paesaggio ecco diversi personaggi mutuati dal romanzo: il Capitano Nemo a bordo del Nautilus in versione moderna, il Dottor Jekyll e il suo doppio Mister Hyde, l’immortale e bellissimo Dorian Gray. Battaglie, scontri, storie d’amore ed effetti speciali in quantità caratterizzano un film che viaggia tra fantasy, horror e avventura. Sean Connery, dall’alto dei suoi settantatré anni, interpreta un personaggio che sembra ritagliato apposta per lui. In sole venti settimane di riprese, Norrington è riuscito a costruire un buon prodotto, garantendo la giusta dose di intrattenimento e ironia. Si tratta di una favola moderna, realizzata secondo tutti i cliché del genere e adatta non solo ai più piccini ma anche a un pubblico adulto. Nonostante l’inevitabile confusione che in alcuni momenti frastorna lo spettatore (forse la carne al fuoco è troppa),
La leggenda degli uomini straordinari
rimane una pellicola da consigliare, soprattutto a chi non ha dimenticato i miti dell’infanzia.
(emilia de bartolomeis)

Morte di un professore

In un college inglese, un professore perde la vita in circostanze misteriose. Il sostituto, John Ebony apprende dagli stessi studenti che sono stati loro a uccidere l’insegnante. L’uomo, che inizialmente non presta ascolto alle parole dei ragazzi, deve ricredersi. Un bizzarro e agghiacciante mystery, ricco di colpi di scena, impreziosito dall’elegante fotografia di Geoffrey Unsworth.
(andrea tagliacozzo)

Blow-up

Una parabola sulla cultura pop, appassionante, ipnotica e provocatoria, incentrata sulla storia di un fotografo che fa della passività la cifra caratterizzante il suo stile di vita. Film ricco di simbolismi, con più livelli di lettura. Tratto dal racconto La bava del diavolo di Julio Cortazar il film, Palma d’oro a Cannes, è una riflessione sull’impossibilità del cinema di dire il vero e sui rapporti complessi tra arte e realtà, tra ciò che si vede e ciò che si comprende. Ottenne un grande successo soprattutto per i suoi contenuti più facili (il fascino del fotografo di moda circondato dalle modelle, il ritratto della Swinging London). Musica di Herbie Hancock.

La ragazza con il bastone

Una ragazza poliomielitica s’innamora di un giovane pittore che le dà la forza d’intraprendere la via della guarigione. Solo quando questi compie un furto nel negozio dove lei lavora, la ragazza si accorge che il suo spasimante è un imbroglione. L’idea del film è interessante, ma poteva essere sfruttata meglio. L’interpretazione della Eggar, comunque, è ottima. L’attore David Hemmings era già stato apprezzato nel 1966 in
Blow Up
di Michelangelo Antonioni.
(andrea tagliacozzo)