Il sarto di Panama

Panama, il canale, intrighi internazionali. Dovrebbe essere questo lo sfondo affascinante alla storia del film, tratto dall’omonimo libro di John Le Carre, parodia dell’entusiasmante libro di Graham Greene, Il nostro agente all’Avana . Un agente dei servizi segreti inglesi, corrotto e spietato, viene mandato in esilio a Panama. Qui cerca di fare diventare un informatore il sarto della dirigenza locale, con il risultato di mettere in piedi equivoci quasi grotteschi. Pierce Brosnam, nella solita parte dell’agente segreto, in veste di cattivo risulta poco credibile. Forse per colpa dello smoking di James Bond che non riesce a togliersi di dosso. (andrea amato)

False verità

Quello di Atom Egoyan è un film deludente, e dispiace, perché il soggetto e il nome del regista facevano sperare in qualcosa di meglio che non in un elegante noir di ambiguità psicologiche e etiche. È successo a Egoyan l’opposto di quello che succede a Hitchcock, a cui il regista armeno-canadese si è ispirato. Hitchcoch lascia che inquadrature e sequenze permettano allo spettatore di cogliere, o per lo meno intuire, l’altro discorso che emerge dalle intricate sue vicende. Egoyan invece sottolinea pesantemente ambiguità e tormenti esistenziali, perché ha bisogno di darsi una credibilità etica che né i personaggi né la storia sopportano o richiedano.
Il contrasto tra il parere e l’essere, tra il decoro e il luccichio pubblico e il putridume e il cinismo privato avrebbe avuto bisogno di un regista meno sosfisticato, più consanguineamente hollywoodiano. Tratto da un romanzo di Rupert Holmes (appena pubblicato da Fandango) il film racconta un episodio oscuro della carriera di una celebre coppia di comici tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta. Sembra che l’autore del romanzo si sia ispirato a un fatto reale che riguardava una coppia specifica, quella formata da Dean Martin e Jerry Lewis. I quali, nel pieno del loro travolgente successo, decisero di separarsi. La decisione, dovuta a un oscuro episodio cui il film si ispira, destò molti pettegolezzi e assai dovettero lottare i due attori per ricostruirsi una carriera da soli, soprattutto Dean Martin.
Egoyan però cambia le carte, forse anche per evitare conseguenze legali (Jerry Lewis è ancora vivo), e i suoi protagonisti Lanny (Kevin Bacon) e Vince (Colin Firth) ricordano solo alla lontana la coppia citata. Comunque i due sono al culmine del successo, dovunque vadano li accoglie una folla in delirio, soprattutto femminile; locali notturni, cinema e televisione li cercano e, dovunque arrivino, trovano compiacenti donnine pronte nelle loro lussuose suite, grazie anche ai servizi del fedele e discreto segretario-tuttofare di Lanny (David Hayman). Finché il loro legame con un boss della mafia e una bellissima ragazza trovata misteriosamente affogata nella vasca da bagno della suite in cui alloggiano, nell’albergo di proprietà dello stesso mafioso, provocano uno scandalo e con esso la fine del sodalizio e della carriera.
Benché prosciolti da ogni accusa, i sospetti rimangono e i due si separano. Tutto questo è raccontato in flash-back da un’ambiziosa giovane giornalista (Alison Lohman) che quindici anni dopo vuole scoprire il segreto della coppia, che ancora intriga il pubblico, tanto che la ragazza riesce a ottenere da un editore una cifra enorme da offrire a Vince affinché scriva con lei la storia della loro amicizia e la verità di quella misteriosa morte. Naturalmente verremo a sapere tutto, attraverso particolari sempre più eroticamente perversi, che coinvolgono anche la giornalista, che già da bimba li aveva incontrati e che ora finisce nel letto di Lanny, mentre tra partouze e giochi lesbici, rivelazioni di tendenze omosessuali e confusissime false verità, la verità quando arriva, quella vera, non solo non convince ma riduce il film a un dozzinale thriller mal congeniato.
Ma per tutto il tempo il regista vuol dimostrare il contrario: che i due suoi protagonisti sono personaggi in cerca d’autore, e cioè carichi di tutte le valenze etico-psicologiche che si vogliano dare, e per questo hanno facce contrite e lucciconi agli occhi, a indicare pentimenti e rimorsi (tipo: anche le star piangono). Purtroppo, per quanto si sforzi, non riesce a nobilitarli: loro restano due squallidi soggetti senza sostanza nobilitante e la giornalista un’ingenua sventata arrivista. (piero gelli)

Anni ’40

Un affettuoso sguardo retrospettivo sulla vita familiare inglese durante i primi anni della seconda guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di un ragazzino per il quale tutto è una grande avventura. La favola autobiografica di Boorman (che l’ha anche scritta e prodotta) è divertente, toccante e ricca di dettagli; nessuno ha mai catturato così bene l’esperienza di vivere sotto i bombardamenti e gli attacchi aerei su Londra. Charley Boorman (figlio del regista, che ha una parte anche in La foresta di smeraldo) compare di sfuggita nei panni di un pilota tedesco ucciso. Nominato a 5 premi Oscar.

La cruna dell’ago

Buona trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Ken Follett. In Scozia, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un agente segreto nazista deve comunicare al proprio comando un importante segreto militare. Nel luogo dove l’uomo dovrebbe incontrare i tedeschi, l’uomo fa conoscenza da una coppia di coniugi inglesi, David e Lucy: il primo, semiparalizzato, sospetta qualcosa, mentre la seconda si lascia sedurre dallo sconosciuto. Grande suspense e ottimi i protagonisti.
(andrea tagliacozzo)