Due nel mirino

Inseguito da alcuni trafficanti di droga, contro i quali ha testimoniato diversi anni prima in tribunale, Rick è costretto a cambiare continuamente identità. Nonostante i mille accorgimenti, i criminali riescono ugualmente a scovarlo. Nel frattempo, l’uomo s’imbatte casualmente in Marianne, l’ex fidanzata. Tutto già visto in questa commedia d’azione, ma la confezione è impeccabile, il ritmo sostenuto e i momenti divertenti non mancano. Affiatato ed azzeccato il duo d’interpreti: atletico e ironico Gibson, brillante e stralunata la Hawn. (andrea tagliacozzo)

Anno 2000, la corsa della morte

“Action movie” ironico e irriverente su una società futuristica in cui lo sport nazionale sono le corse automobilistiche senza regole: i punti vengono assegnati in base al numero di persone investite. Ritmo e divertimento, corredati da un eccessivo gusto splatter. Seguito da I gladiatori dell’anno 3000.

L’uovo del serpente

Una gran varietà di depravazioni fanno della storia di un trapezista ebreo nella Germania prima della seconda guerra mondiale un’esperienza cinematografica terribilmente sgradevole. La fotografia di Sven Nykvist è eccellente come al solito, ma Carradine è fatalmente fuori parte.

Cannonball

Comico resoconto della corsa automobilistica già narrata in La corsa più pazza del mondo, con momenti divertenti smorzati da personaggi spiacevoli e da stunt inadatti. Come d’abitudine, molti degli amici e colleghi di Bartel — fra i quali Sylvester Stallone, Roger Corman, Martin Scorsese, Jonathan Kaplan e Joe Dante — appaiono in piccole parti.

Kill Bill: Vol. 1

KILL BILL – VOLUME 1

Un matrimonio finito in carneficina. Una sposa (Uma Thurman) alla ricerca della propria vendetta. Da qui si sviluppa la trama di Kill Bill – Volume 1, film del 2003 scritto e diretto dal grande regista Quentin Tarantino.

Il mandante di questi omicidi è Bill, un uomo il cui volto non verrà mai inquadrato. Da qui, dunque, il titolo del film: la Sposa vuole trovare questo individuo e ucciderlo, chiudendo così i conti con il passato in modo definitivo. Ma riuscirà in questa impresa? Otterrà la vendetta che brama?

CURIOSITÀ

  • Kill Bill – Volume 1 nasce sul set di Pulp Fiction (1994). Infatti, in quell’occasione, Tarantino e la Thurman pensano insieme alla storiella che lei, in una scena di Pulp Fiction, racconta. Da qui l’idea per l’altra pellicola.
  • Tuttavia, dopo Pulp Fiction le strade di Tarantino e della Thurman si sono divise, rimandando il progetto pensato insieme. Successivamente, il regista incontrò nuovamente l’attrice e decise di girare Kill Bill come regalo per i trent’anni di lei.
  • Se Kill Bill – Volume 2, sequel del 2004, è ispirato allo spaghetti-western, a Sergio Leone e allo stile occidentale, il primo capitolo è invece proteso verso lo stile orientale. Ci sono infatti riferimenti a film con Bruce Lee e, in particolare, al capolavoro Cinque dita di violenza (1972). Quest’ultima pellicola lanciò in Italia il filone dei film di kung-fu.
  • La sequenza in stile anime che racconta il passato di O-Ren (Lucy Liu) è a cura di Production I.G., cioè uno studio d’animazione giapponese famoso per Ghost in the Shell.

Kill Bill: Vol. 2

Dopo aver ucciso le sue ex colleghe, la Sposa prosegue nella sua vendetta nei confronti di chi ha massacrato suo marito e i suoi amici nel giorno del suo matrimonio. All’appello mancano ancora Budd, Elle Driver e lo stesso Bill, un tempo amante della donna.

Dopo l’azione, il sangue e gli interminabili combattimenti del

Vol.1,
la seconda parte del quarto film di Quentin Tarantino abbandona le analogie con il cinema di Hong Kong per assomigliare, parole dello stesso regista, a uno spaghetti western. Ma «dietro ogni mia inquadratura c’è un film di Mario Bava», aggiunge, sottolineando l’omaggio della sua opera a uno dei maestri italiani del cinema di genere. Il «secondo volume» dà allo spettatore tutte le risposte alle domande nate dalla visione del «volume uno», affidandole a personaggi a tutto tondo come lo straordinario Bill di David Carradine, il fallito Budd di Michael Madsen e, ovviamente, la Sposa di Uma Thurman. Ciò che maggiormente colpisce sono le differenze stilistiche tra le due parti, originariamente concepite come un unico film poi diviso in due parti dalla Miramax a causa della sua eccessiva lunghezza. Tanto la prima era dominata da effetti speciali e coreografici combattimenti quanto la seconda si basa sui rapporti fra i suoi personaggi, in particolare sulla relazione vittima-carnefice che lega Bill e la Sposa. Tanto il primo volume era sembrato un’incredibile pezzo di bravura del regista quanto il secondo lascia spazio agli attori e alle loro intense interpretazioni. Sembra, insomma, di assistere a un altro film, di cui però è fortemente sconsigliata la visione a chi non abbia già assistito al suo predecessore.
(maurizio zoja)

L’ultimo tramonto sulla terra dei McMasters

Discreto dramma razziale ambientato sullo sfondo della guerra di Secessione. Al termine del conflitto, un soldato nero dell’esercito nordista ritorna nella cittadina di Ironwood, per riprendere il suo posto nel ranch del vecchio McMasters. Purtroppo però alcuni abitanti della cittadina si mostrano ostili nei confronti del nero e gli rendono la vita difficile.
(andrea tagliacozzo)

America 1929: sterminateli senza pietà

In America, durante la grande crisi del ’29, la giovane Boxcar Bertha, rimasta orfana, ha una breve relazione con un sindacalista. Quindi si lega ad un lestofante. I tre, assieme ad un terzo elemento, spinti da un desiderio di rivalsa, realizzano una serie di rapine ai danni dei magnati delle ferrovie. Al suo primo film importante – l’esordio vero e proprio risale al 1968 con
Chi sta bussando alla mia porta?
– Martin Scorsese mette in mostra uno stile ancora acerbo ma piuttosto efficace. Prodotto da Roger Corman.
(andrea tagliacozzo)

Questa terra è la mia terra

La vita del grande cantante folk Woody Guthrie, splendidamente interpretato da Carradine, in viaggio attraverso l’America degli anni Trenta: canterà per i perdenti e le vittime della grande depressione. Da Oscar la fotografia di Haskell Wexler e la colonna sonora di Leonard Rosenman. Ne esistono anche versioni più brevi: evitatele.