Ghost World

Enid e Rebecca si sono appena diplomate alla scuola superiore. Di college non vogliono neanche sentire parlare. Rebecca trova subito un lavoro come cameriera in un bar, perché vuole guadagnare i soldi per poter andare a vivere da sola con la sua amica del cuore. Enid ha le idee molto più confuse: sa cosa odia, cosa non le piace e cosa non vuole essere, ma non ha la più pallida idea di cosa vuole fare e di chi vuole diventare. Perfidamente rispondono all’annuncio di un uomo che cerca una donna, lo pedinano e decidono di spiarlo. Per Rebecca il gioco finisce lì, ma Enid invece vuole entrare più a fondo nella vita di questo strano uomo, Seymour, un collezionista di dischi e di roba vecchia. Inizia così un gioco di ruoli tra l’uomo e l’adolescente, che si isola sempre più dalla sua vita normale. Tratto dal libro comico di fumetti di Daniel Clowes, Ghost World è il film generazionale sui teen ager americani più riuscito degli ultimi anni. Le demenze dei vari American Pie e Road Trip sono lontane anni luce. I giovani americani assomigliano molto più alla Enid della bravissima Thora Birch: cattiva, spietata, paffutella, frustrata e con difficoltà di inserirsi in una società fatta di ville con vialetti o di periferie angoscianti. Poca progettualità, vita day-by-day, in più con i tipici problemi degli adolescenti che pensano di avere tutto il mondo contro. Amaro, ironico, grottesco, irriverente, Ghost World è davvero un film ben riuscito. (andrea amato)

Scary Movie

Potrebbe sembrare un paradosso, eppure non era facile fare un film come Scary Movie . Il tentativo di costruire novanta minuti intorno a elementi già dati – ovvero attingere a piene mani da stereotipi e immagini del cinema dell’orrore di questi anni, parodiandoli e buttandoli sul ridere – rischiava di afflosciarsi dopo cinque minuti, perché è assai difficile infilare una dopo l’altra scenette-copia a significante rovesciato che possano avere pure un senso d’insieme. Insomma, c’era la possibilità di cuocere soltanto uno spiedino di sketch da una manciata di pellicole ( Scream, Matrix, I soliti sospetti, Il sesto senso ) con poco o alcun collante tra gli stessi: la noia e l’inutilità sarebbero state sovrane. Invece il regista e i fratelli co-sceneggiatori dimostrano acume: girano un film che è sì un susseguirsi di momenti conosciuti (la base è la storia di Scream – con una ragazzina e i suoi amici terrorizzati dal killer mascherato – interpolata da elementi provenienti da altre fonti), ma fortunatamente funziona anche come oggetto complessivo. Oggetto che, soprattutto, non è tanto una parodia quanto un film di genere a senso compiuto, che utilizza meccanismi derivativi armonizzandoli in maniera da farli coagulare. Non è poco. E poi Scary Movie è finalmente quella pellicola sozzona, (h)ardita e sanamente triviale – e di marcato segno omoerotico – che decine di orrori passati sullo schermo negli ultimi tempi (da American Pie ad American School ) aspiravano a essere. Numerose le sequenze da sganasciarsi: il glory hole nella toilette del cinema, l’amplesso con eruzione finale, la lotta a mo’ di Matrix con una specie di polka inclusa. Sarebbe da vedere rigorosamente in lingua originale. Da noi è passato miracolosamente col divieto ai 14 anni: quindi, si spera, totalmente uncut. (pier maria bocchi)