Non c’è pace tra gli ulivi

Tornato dalla seconda guerra mondiale, dopo aver cercato invano lavoro, Francesco ruba delle pecore a un pastore che si è arricchito ai suoi danni. Ma questi, con lo scopo d’insidiarne la fidanzata, riesce a far condannare Francesco a quattro anni di carcere. Giuseppe De Santis, che l’anno precedente aveva ottenuto un grande successo con
Riso Amaro,
riprovò a bissarne gli esiti con un altro dramma a sfondo sociale, molto raffinato nella messa in scena, stilisticamente agli antipodi dell’allora imperante neorealismo.
(andrea tagliacozzo)

47 morto che parla

Totò è Antonio Peletti, ricco e avarissimo barone che ha ereditato dal padre una fortuna in monete d’oro. Secondo il testamento paterno, però alla sua morte, Antonio dovrebbe lasciare metà del tesoro di famiglia al Municipio e l’altra metà al figlio Gastone. Ma il barone nega l’esistenza del testamento e caccia di casa Gastone. Da una commedia di Ettore Petrolini, uno dei film meno felici di Totò, stranamente frenato da un testo più rigoroso rispetto ai canovacci a cui era solitamente abituato. (andrea tagliacozzo)

Prima comunione

La mattina di Pasqua, un ricco papà è preoccupato perché il vestito che la sua bambina dovrebbe indossare per la prima comunione non è ancora arrivato. Recatosi di persona a ritirare l’abito dalla sarta, l’uomo trova sulla strada del ritorno ogni genere d’intoppi. E mezza Roma viene coinvolta nella vicenda. Esilarante commedia condotta con ritmo sostenuto dal regista Alessandro Blasetti e da un travolgente Aldo Fabrizi. Ottima la sceneggiatura, ricca di spunti, scritta dallo stesso Blasetti con Cesare Zavattini e Suso Cecchi D’Amico. (andrea tagliacozzo)