Matilda 6 mitica

Matilda 6 mitica

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La signorina Trinciabue

Diretto da Danny DeVito, Matilda 6 mitica (1996) ha come protagonista Matilda Wormwood (Mara Wilson), una bambina dotata di un’intelligenza straordinaria e di poteri telecinetici. Nonostante ciò, i suoi genitori la ignorano e il fratello maggiore è prepotente con lei. L’unica speranza della piccola è di ottenere maggiore considerazione una volta che avrà cominciato le scuole elementari.

Tuttavia, l’istituto a cui si iscrive Matilda è dominato dalla tirannica signorina Agatha Trinciabue (Pam Ferris). La donna usa perfino i bambini per allenarsi al lancio del martello. L’unica figura adulta con cui la protagonista stringe un rapporto di fiducia e affetto è la sua maestra, la signorina Jennifer Honey (Embeth Davidtz).

Matilda dovrà quindi scegliere: continuare a fare la brava bambina e farsi vessare, oppure sfruttare i propri poteri per seminare un po’ di giustizia?

Curiosità

  • Danny DeVito, oltre a essere il regista del film, è anche la voce narrante e interpreta il padre di Matilda, un avido truffatore. E, al tempo delle riprese, er sposato con la stessa donna che interpreta sua moglie anche nel film, Rhea Perlman, dalla quale ha divorziato nel 2012.
  • Il film è stato girato in California, in varie locations tra cui il 2186 East Crary Street di Altadena (la casa della signorina Trinciabue), il 15811 Youngwood Drive di Whittier (casa Wormwood) e il Mayfield Senior School di Pasadena per le scene iniziali dell’ospedale.
  • Il ritratto di Magnus appeso nella casa della Trinciabue è in realtà quello di Roald Dahl, l’autore del romanzo da cui è tratta la pellicola. Compare un altro libro di Dahl, The Witches, nella libreria di Matilda.
  • Sempre nella casa della Trinciabue, c’è un cartello che recita “Non uccidere”.
  • Inoltre, la bambola Liccy prende il nome dalla moglie di Dahl, Liccy Dahl.

Conciati per le feste

Steve Finch è un oculista del New England. Vive con l’affascinante moglie Kelly e i due figli, l’adolescente Madison e il piccolo Carter, in una bella e grande casa in un quartiere immerso nel verde. Una notte, tra scossoni e frastuoni, nell’abitazione di fronte a quella della famiglia Finch arriva Buddy Hall insieme alla moglie e alle due figlie gemelle. Le feste si avvicinano e Steve è un tradizionalista, programmatore e artefice del Natale più impeccabile: a partire dal primo dicembre ogni giorno è dedicato a un attività legata alla ricorrenza, dalla ghirlanda all’addobbo dell’albero, dalla foto di famiglia alla preparazione delle pietanze. Quest’anno il titolo di Re del Natale di Steve sarà conteso dall’invadente Buddy, agente di vendita in una concessionaria d’automobili. Quest’ultimo inizia da subito ad adornare la propria casa con luci di tutte le specie e colori, fino a trasformare la sua casa in un vero e proprio caleidoscopio luminoso, con pannelli di led distribuiti sull’intera facciata e sul tetto. Dopo una serie infinita di scontri e inganni, i due deporranno le armi e festeggeranno spensieratamente il Natale insieme.

Per favore ammazzatemi mia moglie

Un ricchissimo uomo d’affari americano pianifica l’omicidio dell’odiosissima consorte. Ma quest’ultima nel frattempo viene rapita. L’uomo, ovviamente, non pensa minimamente a versare i soldi del riscatto. Scoppiettante commedia, ricca di gag e colpi di scena. Praticamente incontenibili Danny DeVito e Bette Midler. (andrea tagliacozzo)

Be Cool

Il seguito di
Get Shorty,
dieci anni dopo la pellicola di Barry Sonnenfeld, basato sul seguito del romanzo da cui era tratto, scritto dal famoso e prolifico Elmore Leonard, oggi ottantenne. Chili Palmer
(John Travolta),
diventato produttore cinematografico di successo grazie alla conoscenza diretta dei meccanismi del mondo del crimine da cui proviene, decide di entrare nel mondo attiguo della musica leggera, dopo aver scoperto lo straordinario talento della giovane cantante rythm’n’blues Linda Moon
(Christina Milian).
Per farlo, dovrà ancora una volta fare ricorso al suo sangue freddo e al bagaglio di esperienza maturato quando era un pocodibuono. Lo aiuterà Edie Athens
(Uma Thurman),
giovane vedova di un suo amico produttore discografico
(James Woods),
ammazzato da un improbabile killer russo con parrucchino all’inizio del film. La strada del successo è lastricata di pericoli, rappresentati dalla temibile band(a) del
gangsta rapper
Sin LaSalle
(Cedric the Entertainer)
– criminale laureato dai modi raffinati ma abituato a muoversi altrettanto bene nel ghetto e con la pistola – e dallo sgangherato e bilioso produttore Nick Carr
(Harvey Keitel),
dal suo vice Raji
(Vince Vaughn)
e dal di lui aiutante, muscoloso quanto irrimediabilmente gay con velleità artistiche The Rock
(Elliot Wilhelm,
noto negli Usa anche come pluricampione di wrestilig). Chi aiuterà la bella Linda a sfondare nello
showbiz?
Il famoso gruppo rock degli Aerosmith, naturalmente, presente al gran completo sul palco e con lo storico leader,
Steven Tyler
(papà di Liv), che gigioneggia in una particina. C’è anche l’apparizione di
Danny DeVito,
nella parte del produttore Martin Weir, protagonista di
Get Shorty.

Con un cast così, si potrebbe pensare che
Be Cool
non possa che essere una boiata pazzesca. Di solito, infatti, tanta abbondanza di nomi celebri nasconde storie zoppicanti, intrecci inesistenti, sceneggiature di serie B. Beh, non che sia un capolavoro, ma in questo caso ci troviamo di fronte a una commedia con screziature satiriche assolutamente godibile, divertente. Ci ha però deluso il
pas de deux
tra John Travolta e Uma Thurman, destinato nelle intenzioni del regista
Gary Gray
(The Italian Job, Il negoziatore)
a rinverdire i fasti di quello tarantiniano ne
Le iene.
Non li rinveridsce. Neppure con la complicità dei
Black eyed peas
che
rappano
sulle note di
Sexy.
La forza del film sta nella giusta caratura dei personaggi, che realizzano un’evidente presa per i fondelli della scena musicale americana, tiranneggiata dalle hip hop band che usano alla grande i mixer come le Smith & Wesson. Un mondo scintillante e lussuoso oltre ogni ragionevolezza, con un
backyard
che però puzza di monnezza manco fosse una discarica. Certo, trattasi di satira non ustionante, alla
volemose bene
anzichenò. Ma il sollazzo è garantito. Travolta con qualche chiletto di meno sarebbe un dio greco di mezza età. Uma è perfetta così. Compreso il tatuaggio. Scoprite voi dov’è andando al cinema.

(enzo fragassi)

Hercules

Divertente cartoon Disney ispirato alla mitologia greca. Il piccolo Hercules viene rapito dal monte Olimpo dagli scherani del perfido Ade: allevato come un mortale dalla forza prodigiosa, dovrà dimostrare tutto il proprio eroismo per ritrovare spazio nel consesso degli dei. La storia, già spassosa di per sé, è un fuoco di fila di gag e canzoni (di Alan Menken e David Zippel); fra le chicche dell’edizione originale c’è l’interpretazione di Woods, che dà voce a un “villain” garrulo e loquace. La storia continua nella serie tv e in un sequel homevideo. Una nomination agli Oscar.

Verso il Sud

Secondo film diretto dall’attore Jack Nicholson. Uno scalcagnato fuorilegge si salva dall’impiccagione grazie a una donna che, sposandolo, lo libera dalla condanna, secondo una stravagante norma di legge. La convivenza però si presenta difficile, soprattutto dopo la ricomparsa degli ex complici di lui. Divertente commedia ambientata nel Far West, tutt’altro che perfetta ma ricca di idee, che segnò l’esordio di Mary Steenburgen e del grande John Belushi.
(andrea tagliacozzo)

Anything Else

Jerry Falk, un aspirante scrittore che tira avanti stendendo copioni per cabarettisti notturni, attraversa un grave momento di crisi. L’incapacità di imporsi è alla base dei suoi problemi e dei suoi fallimenti professionali, questi ultimi dovuti in parte al comportamento da cialtrone del suo agente, Harvey. Anche il rapporto con una nuova compagna, Amanda, inizia all’insegna della vigliacchieria e risente delle sue frustrazioni. La ragazza inoltre scarica sul neo fidanzato tutti i suoi problemi e le sue insicurezze, costringendolo a vivere con la madre Paula, alcolista e cocainomane. Un giorno Jerry incontra casualmente David Dobel, uno scrittore sessantenne che sembra aver superato le sue nevrosi. I due diventano amici e, attraverso l’aiuto e i consigli del collega più anziano, Jerry riuscirà a capire la vera causa dei suoi problemi e a prendere la vita così com’è.
Ancora una volta Woody Allen ha portato un suo film a un grande festival europeo. Dopo Hollywood Ending a Cannes, Anything Else a Venezia. Presentato fuori concorso all’apertura della Mostra, ha conquistato pubblico e critica a riprova dell’ineusaribile creatività del regista. La pellicola costituisce una svolta nelle tematiche affrontate dell’autore newyorkese. Si assiste, infatti, al chiaro tentativo di passare simbolicamente il testimone a una non ben definita prole artistica rappresentata qui da Jason Biggs (già protagonista di American Pie) e Christina Ricci. I temi tipici del regista ci sono tutti: il jazz, Manhattan, l’amore per il cinema, la paura della morte, gli analisti incapaci e le nevrosi sessuali. Questa volta però non è Allen a portarli sulla scena ma un attore di quarant’anni più giovane che rappresenta in qualche modo il suo alter ego. Il regista diventa così spettatore delle sue ansie tipiche, incarnando una figura paterna e una guida spirituale per l’inesperto ragazzo. Battute al vetriolo e citazioni colte fanno del personaggio di David una figura irresistibile intepretata da un Allen in forma smagliante. Insomma, un cambio di prospettiva che vorrebbe concentrare l’attenzione sulle dinamiche della coppia Biggs/Ricci, ma che invece accentua ancora di più le abilità e la simpatia del vecchio personaggio alleniano. Di qui, la constatazione che il tentativo di rinnovamento sia in parte fallito. Ma nulla di tutto ciò pregiudica il risultato finale. La pellicola è un evidente saggio di bravura e di stile (sequenze multiple e ammiccamenti allo spettatore compresi) soprattutto per coloro che hanno amato il filone delle commedie serie/romantiche (da Io e Annie a Manhattan). Unica nota stonata nel coro, una Christina Ricci meno energica del solito, quasi ridimensionata. La battuta più memorabile del film? «Ti masturbi? Io preferisco fare sesso. Ieri sera mi sono messo su una cosetta a tre: io, Marilyn Monroe e Sophia Loren. Credo, tra l’altro, che fosse la prima volta che le due grandi attrici apparissero insieme». (emilia de bartolomeis)

Il più grande amatore del mondo

Commedia non sempre divertente, ambientata negli anni Venti di Hollywood, con Wilder che si propone al pubblico come il nuovo sceicco del cinema e la moglie (Kane) che lo lascia per il vero Valentino. Una farsa sfrenata non sempre si combina con alcune grossolanità e momenti di commozione. Ispirato a Lo sceicco bianco di Fellini.

Big Fish

Edward Bloom ha sempre raccontato storie fantastiche, eccessive, surreali. A se stesso, agli altri e soprattutto a suo figlio. Che vuol capire finalmente chi è suo padre. Vuole capire una volta per tutte dov’è la realtà e dove la fantasia. Perché teme che il padre racconti tutte quelle storie per nascondere qualcosa d’altro. Edward Bloom infatti sta morendo. Will ascolterà ancora una volta tutte quei racconti favolosi, per comprendere forse che quel padre non è stato poi così svitato, infantile e fantasioso…

Tim Burton firma un film visionario, folle, fantastico, poetico, bellissimo. Una favola. Tra Fellini e
Il mago di Oz,
tra
Alice nel paese delle meraviglie
e
Freaks.
C’è una madre che vuol far fare la pace a un padre e a un figlio prima che sia troppo tardi. E allora ecco che con una serie di flash back il protagonista – da vecchio è un bravissimo Albert Finney, da giovane Ewan McGregor
(Moulin Rouge!, Abbasso l’amore)
davvero somiglianti – racconta per l’ennesima volta (questa volta alla giovane nuora incinta) la sua vita. Da quando stava stretto nel suo paesello e voleva andare alla conquista del mondo in compagnia di un gigante (numero di piede 62½, Guinness mondiale). Ma prende una strada sterrata e si ritrova in un paese di sogno dove tutti sono a piedi scalzi, non fanno nulla se non sorridere e da dove nessuno se n’è mai andato… Ecco, qui comincia l’avventura meravigliosa di questo ragazzo che con la fantasia, l’ottimismo e la tenacia ha conquistato la donna dei suoi sogni (Jessica Lange che, da ragazzina negli anni Cinquanta, è Alison Lohman), è riuscito a farsi la casa con la balaustra bianca… Ha camminato in foreste magiche, si è imbattuto in una donna con un occhio in cui si vede il futuro, in un lupo mannaro, in due gemelle siamesi, in un pesce enorme che non si fa catturare… Un lungo viaggio tra magie e incubi che scivola via come un sogno. Bravi tutti i protagonisti (con perle di Danny De Vito e Steve Buscemi), perfetta la ricostruzione degli anni Cinquanta della provincia americana, mai pesanti gli eccessi di fantasia, splendida la fotografia. Un film per sognare e per evadere. Perché «senza storie, ci resterebbero solo la politica e i supermarket. E che razza di mondo sarebbe un mondo così?».
(d.c.i.)