Bronx 41° distretto di polizia

Murphy è un onesto agente di polizia che da quattordici anni presta servizio nel Bronx, il famigerato quartiere di New York. L’assassinio di due poliziotti provoca l’arrivo nel Distretto (soprannominato «Fort Apache») di un nuovo capitano deciso ad imporsi con le maniere forti. Il film, diretto con discreto mestiere da Daniel Petrie, si ricorda soprattutto per l’ottima interpretazione di Paul Newman.
(andrea tagliacozzo)

Ehi… ci stai?

Jack, un ragazzo che si guadagna da vivere insegnando il baseball ai bambini di una scuola, s’innamora di Randy, una giovane con una disastrosa vita familiare: il padre della ragazza, dedito all’alcool, è indebitato fino al collo con un boss mafioso. Prodotto fin troppo leggerino, tenuto in piedi dalla simpatia dei due protagonisti. Molly Ringwald è stata lanciata dal regista John Hughes che l’ha voluta come protagonista in
Sixteen Candles
e a
Breakfast Club.
(andrea tagliacozzo)

City Hall

Il vicesindaco di New York (Cusack) si dedica anima e corpo al sindaco (Pacino), un ottimo politico sinceramente interessato al bene dei suoi cittadini. Quando una sparatoria che coinvolge un poliziotto, uno spacciatore e un bambino innocente si trasforma in uno scandalo, Cusack capirà che la strada per la verità è un campo minato. Questa vivace storia sui retroscena della politica urbana è decisamente attraente, ma poi diventa un melodramma con un finale difficile da mandare giù. Si tratta del frutto del lavoro di un vero vicesindaco, Ken Lipper, e di non meno di tre maestri sceneggiatori (Bo Goldman, Paul Schrader e Nicholas Pileggi)!

La scatola misteriosa

Un tecnico radiotelevisivo, recatosi a casa dell’ex-moglie per prelevare un misterioso pacco, s’imbatte nel cadavere di uno sconosciuto. All’interno del pacco trova l’elemento di un computer, alla caccia del quale un lestofante ha sguinzagliato i suoi truci scagnozzi. Il volenteroso Michael Keaton – che due anni più tardi balzerà alla notorietà internazionale grazie al Batman di Tim Burton – non riesce a risollevare le sorti di un film inutilmente complicato nella trama, ma senza veri guizzi o trovate. (andrea tagliacozzo)

Allucinazione perversa

Un reduce del Vietnam, vittima di mostruose allucinazioni, indaga tra i suoi ex commilitoni e scopre che durante la guerra il suo plotone è stato usato come cavia per sperimentare una nuova potentissima droga. Il migliore tra i film di Adrian Lyne, ma anche, paradossalmente, il più sfortunato al botteghino. Incomprensibilmente ignorato dalla critica (almeno negli Usa), nonostante l’originalità del soggetto e alcuni spunti visivi davvero interessanti. Macaulay Culkin, il piccolo interprete di
Mamma ho perso l’aereo
, fa una fugace apparizione nei panni del figlio del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Un detective… particolare

Una metropoli americana è terrorizzata dagli omicidi di un maniaco, autore di undici strangolamenti di altrettante donne. Il commissario Frank Starkey è incaricato di condurre le indagini, ma chiede aiuto al fratello Nick, un ex poliziotto radiato dal corpo. Un mix di generi – poliziesco, commedia, dramma romantico – amalgamato alla bell’e meglio. Poco convincente, nonostante il cast di tutto rispetto. Da Kevin Kline, all’epoca reduce dall’Oscar di
Un pesce di nome Wanda
, si attendeva comunque qualcosa di più.
(andrea tagliacozzo)

Leon

Un sicario (Reno) si allea con una ragazzina rimasta senza famiglia (Portman, nel suo film di debutto) e insieme lottano contro criminali e sbirri a New York City. Questo ben diretto debutto americano del francese Besson (Nikita) risente di situazioni già troppo viste e artificiose e di una bizzarra performance mastica-scena di Oldman. Questo film è stato riproposto in Francia nel 1996 col titolo Leon — Versione integrale con 26 minuti di girato addizionale. Anche il Director’s Cut disponibile in homevideo dura 133 minuti. Technovision.

Harlem Nights

Primo (e per ora unico) film interamente scritto, diretto, prodotto e interpretato da Eddie Murphy. Ad Harlem, negli anni Trenta, il vecchio Sugar Ray dirige illegalmente ma con buon profitto un club di lusso assieme al figlio adottivo, l’elegante Quick. Per tentare di toglierli di mezzo, un boss rivale si serve di un poliziotto corrotto. Nonostante alcuni momenti divertenti – frutto soprattutto della verve comica di Richard Pryor – il film naufraga inevitabilmente appresso alle smisurate ambizioni del protagonista, incapace di gestire da solo una produzione di simili proporzioni.
(andrea tagliacozzo)

Fa’ la cosa giusta

In quartiere di Brooklyn abitato in prevalenza da neri, l’italo-americano Sal manda avanti con profitto la sua pizzeria, aiutato dai figli Vito e Pino, spesso intolleranti con i vicini di colore. In un’afosa giornata d’estate, le tensioni razziali, a lungo represse, inevitabilmente esplodono. Eccellente regia di Spike Lee, presente nel film anche come attore nei panni di Mookie, il garzone di pizzeria. Il film, duro e senza compromessi, è stato quasi un anticipatore dei tumulti scoppiati a Los Angeles qualche anno dopo.
(andrea tagliacozzo)

Li troverò a ogni costo

Buon esordio dietro alla macchina da presa dell’attore James Caan. L’operaio Thomas Hacklin, divorziato dalla moglie Ruthie, può vedere i suoi due figli solo il fine settimana. La donna, risposatasi a un mafioso che deve testimoniare a un importante processo, è costretta cambiare identità. Per rivedere i propri figlioletti, Hacklin non esita a sfidare le autorità. Il film è ispirato a un fatto realmente accaduto nel 1967. (andrea tagliacozzo)

C’era una volta in America

C’era una volta in America

mame cinema C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto dal grande regista Sergio Leone, C’era una volta in America (1984) è ambientato nella New York degli anni ’30. Quattro sicari sono alla ricerca di David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro), il quale tenta di sfumare nell’oppio i ricordi legate alla morte dei suoi tre amici: Max (James Woods), Cockeye (William Forsythe) e Patsy (James Hayden). Appena prima di essere catturato, Noodles riesce a fuggire, sparendo quindi dalla città per molti anni.

Nel 1968, Noodles fa ritorno a New York sotto falso nome. Eppure, il suo arrivo potrebbe comunque essere stato notato. Tra flashback ed eventi in tempo reale, Noodles ripercorre la storia della sua vita, nel tentativo di non cadere preda dei malavitosi della Grande Mela. Una donna mai conquistata, una vita pericolosa, un disperato tentativo di far perdere le proprie tracce: come si concluderanno le vicende di Noodles?

Curiosità

  • Strutturato su un ampio ricorso alla formula dell’analessi e della prolessi, che lascia tuttavia spazio a un finale aperto, il film si presta a diverse interpretazioni. L’alto significato allegorico, la perfezione tecnica, l’atmosfera e il suo modo di trattare le più grandi emozioni come amicizia, amore e malinconia lo rendono unico e inarrivabile. Col passare del tempo il film è stato definito da una maggioranza sempre più ampia “un capolavoro assoluto”, uno dei migliori lavori cinematografici del secolo.
  • «Quando scatta in me l’idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell’idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio. Non ho mai visto De Niro sul set, ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui C’era una volta il mio cinema, più che C’era una volta in America.» Così parlò Sergio Leone riguardo al film e alla collaborazione con Robert De Niro.
  • La pellicola è tratta dal romanzo The Hoods (1952) di Harry Grey.
  • Avendo a disposizione un budget elevato Sergio Leone si avvalse di un cast misto, composto da grandi stelle internazionali e da attori debuttanti o poco conosciuti. Il personaggio della piccola Deborah, infatti, è interpretato dalla giovanissima Jennifer Connelly.
  • Il regista per la prima e unica volta nella sua carriera non usò il formato 2,35:1 durante le riprese (grazie a questo formato aveva ottenuto grande fama per via dei suoi primi piani) sostituendolo con il 1,85:1.