Tombstone

Wyatt Earp (Russell) cerca di lasciarsi alle spalle i suoi giorni violenti, trasferendosi a Tombstone coi due fratelli… ma la banda assassina nota come “i Cowboys” (tra i cui membri ci sono i Clanton) impone diversamente. Saga western non male, con una prova energica di Russell e una piacevolmente eccentrica di Kilmer nel ruolo del tubercolare Doc Holliday. La Delany, comunque, è completamente inadeguata come oggetto dell’amore di Wyatt, e la storia va avanti fino alla sparatoria dell’O.K. Corral, con una serie di ridondanti scontri a fuoco e rese dei conti. il vero cugino di quinto grado di Earp, Wyatt Earp, interpreta Billy Claiborne. Panavision.

L’incredibile volo

Eccellente film per famiglie su una ragazza che va a vivere in Canada con il padre separato dopo la morte della mamma e trova la felicità solo quando adotta uno stormo di piccole oche. Padre e figlia allora si imbarcano nell’impresa di insegnare agli uccelli a migrare! Una storia credibile e coinvolgente (ispirata da avvenimenti reali), ravvivata dall’ottima prova della Paquin e di Daniels. Fotografia di Caleb Deschanel, che aveva già collaborato con il regista Ballard in Black Stallion.

Lo spacciatore

John percorre insonne la metropoli. Di lavoro fa lo spacciatore per Ann, donna fredda e affascinante, di cui è stato l’amante. In un ospedale ritrova la moglie (dalla quale si era separato dopo una storia devastata dalla droga) che assiste la propria madre morente. Le sta vicino finché la donna, che ancora assume stupefacenti, si suicida per sottrarvisi. John allora prende una decisione…

Lo spacciatore
è uno dei migliori risultati di Schrader negli anni Novanta. Un dichiarato e sentito omaggio al Robert Bresson di
Pickpocket
, dostojevskiano percorso di delitto, castigo e redenzione. Schrader trova in Dafoe un interprete essenziale e scarno, più funzionale di De Niro in
Taxi Driver
e meno stolido di Cage in
Al di là della vita
, di cui
Lo spacciatore
è un evidente precedente.

L’ossessiva immutabilità di una routine da cui solo l’arbitrio può salvare, la claustrale oppressione della metropoli, la ricorsività delle notti bianche trovano nel volto scavato di Dafoe la manifestazione di una passione cristologica. Affetto freddo e stoico, cesellato dal calvinista Schrader nelle battute puntuali e irrevocabili dei suoi personaggi.
(francesco pitassio)

Omicidi di classe

Se uno studente di college si uccide, si suppone che il compagno di stanza subisca un grave shock. Quindi, va promosso. E col massimo dei voti. Lo spunto di partenza di
Omicidi di classe
è questa leggenda, pare abbastanza diffusa tra gli studenti americani, che sembra più che altro un paradosso del politically correct. E dunque, ecco i soliti diabolici studenti pronti ad accoppare l’amico per avere i punti necessari per Harvard. Le cose in realtà sono più complicate: il cadavere non viene ritrovato, una ragazza si suicida e uno dei due compari, somigliando a Donald Sutherland, è un fellone che vuole incastrare l’altro. Di vivace ci sono solo i titoli di testa; il film è verboso, confuso, sleale e interpretato da attori antipatici. Il regista e lo sceneggiatore sono convinti di essere bravi perché uno ogni tanto non fa i controcampi e l’altro chiama Hitchcock un personaggio. Gli ultimi venti minuti poi (una sequela di colpi di scena con morti che resuscitano, donne traditrici anzi no, doppi e tripli giochi) mettono a dura prova la pazienza di chiunque.
(emiliano morreale)