La parola di un fuorilegge è legge

Un uomo morente affida a un suo dipendente negro l’incarico di portare una grossa somma alla moglie che vive nel Messico. Sul denaro ha però posato gli occhi un cacciatore di taglie. Un dignitoso western-spaghetti, coprodotto dagli americani, ma diretto da un italiano, Antonio Margheriti (meglio noto con lo pseudonimo di Anthony M. Dawson), con alcune vecchie glorie hollywoodiane a far da contorno.
(andrea tagliacozzo)

Agguato sul fondo

Un ufficiale della marina americana s’invaghisce, senza saperlo, della stessa ragazza amata dal comandante del sommergibile su cui è imbarcato. Durante una pericolosa missione gli salva la vita e la fraterna amicizia che lega i due militari si consolida. Avvincente pellicola bellica, resa interessante soprattutto dall’ottimo cast. Il film venne premiato con l’Oscar 1943 per gli effetti speciali per la novità e l’abilità delle riprese subacquee.
(andrea tagliacozzo)

I migliori anni della nostra vita

Un classico rimasto inalterato nonostante il passare del tempo, che racconta il ritorno a casa di tre reduci americani della seconda guerra mondiale. La sceneggiatura di Robert Sherwood, ispirata al romanzo di MacKinlay Kantor, cattura perfettamente gli umori degli Stati Uniti del periodo postbellico. Sette Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura, attori (March e Russel), montaggio (Daniel Mandell) e colonna sonora (Hugo Friedhofer). Russel, che è davvero un reduce (ha perso una mano in guerra), è stato insignito anche di un premio speciale dall’Academy, per “aver dato coraggio e speranza a tutti i veterani”. Un remake per la tv nel 1975, Returning Home, con Tom Selleck e Dabney Coleman.

L’uomo del West

Eccellente racconto che ha per oggetto le dispute terriere che degenerano nel vecchio West, con Brennan nei panni del volubile giudice Roy Bean (ruolo che gli è valso il suo terzo Oscar). Debutto cinematografico per Tucker. Disponibile anche in versione colorizzata al computer.

Boomerang – L’arma che uccide

Terzo film del regista Elia Kazan che, nello stesso anno, vinse l’Oscar per la miglior regia con
Barriera invisibile.
In piena campagna elettorale, la polizia, alle prese con l’omicidio insoluto di un vecchio prete e avendo l’urgenza di assicurare alla giustizia l’assassino, accusa ingiustamente un poveruomo. Ma un incorruttibile procuratore distrettuale nutre non pochi dubbi sulle prove ai danni dell’accusato. Un ottimo thriller diretto con stile quasi paradocumentaristico.
(andrea tagliacozzo)

Colpo di fulmine

Un giovane glottologo, che assieme a un gruppo di sette professori sta redigendo un’enciclopedia, s’imbatte in un’attraente spogliarellista, legata a un temile gangster. Lui vorrebbe studiare il gergo da strada parlato dalla donna, mentre a lei interessa far perdere le proprie tracce alla polizia. Una scatenata screwball comedy (commedia in cui una donna dal carattere forte finisce per stravolgere la vita del protagonista maschile) nel più tipico stile di Howard Hawks. Comunque si sente, e non poco, anche il tocco di Billy Wilder, autore, assieme a Charles Brackett, della sceneggiatura del film.
(andrea tagliacozzo)

Il caro estinto

Dal romanzo di Evelyn Waugh, un gioiellino d’humour nero inglese diretto da uno dei migliori registi britannici del periodo (trionfatore della notte degli Oscar 1963 con il suo
Tom Jones
). A Hollywood, un noto attore inglese si suicida. Il nipote Dennis, incaricato di organizzarne i funerali, s’innamora della graziosa Emy, che lavora come estetista presso «Sentieri melodiosi», una organizzatissima agenzia di pompe funebri. Il giovane ha un ostico rivale nell’imbalsamatotore capo dottor Joyboy.
(andrea tagliacozzo)

La pista degli elefanti

Una ragazza inglese, trasferitasi a Ceylon dopo aver sposato il proprietario di una vasta piantagione di tè, stenta ad inserirsi nel nuovo ambiente, soprattutto a causa dell’atteggiamento della servitù e dei piantatori che la considerano quasi un’intrusa. Delusa anche dal comportamento del marito, la donna rivolge le sue attenzioni a un giovane amministratore. Melodramma convenzionale e noiosetto, a malapena riscattato dalla presenza della Taylor. L’attrice sostituì la collega Vivian Leigh (che si intravede in alcune inquadrature riprese da lontano).
(andrea tagliacozzo)