Z la formica

Divertente cartone animato che ha come protagonista una formica di nome Z (con la voce e la personalità di Woody Allen) che non riesce ad adattarsi all’irreggimentazione – a maggior ragione dopo che si innamora della figlia della regina delle formiche, la principessa Bala. Nel frattempo la colonia viene minacciata sia dalle termiti che da un generale megalomane con un suo piano. Intelligente e godibile (in particolare per i fan di Allen), ma troppo sofisticato e violento per i più giovani. Una nomination ai BAFTA:

50 volte il primo bacio

Veterinario domiciliato alle Hawaii, Henry Roth si prende cura delle giovani donne in vacanza nell’isola con la stessa dedizione con cui guarisce gli animali ammalati. La sua vita da playboy subisce un drastico cambiamento nel giorno in cui incontra Lucy, una deliziosa ragazza sofferente di frequenti vuoti di memoria. I due si innamorano ma ogni singolo giorno lui è costretto a riconquistarla, giacché lei, a causa dei vuoti di memoria, non ricorda di averlo mai incontrato.

Due attori giovani, carini e più che mai sulla cresta dell’onda (Adam Sandler e soprattutto Drew Barrymore), un regista che ha già dimostrato di sapersela cavare con la commedia (Peter Segal, il cui esordio con
Una pallottola spuntata 33 1/3
non fece rimpiangere troppo il maestro David Zucker) e una storia che fa il verso a un classico degli anni Novanta come
Ricomincio da capo
di Harold Ramis. Dalla miscela di questi ingredienti di base è uscito un film leggero e divertente, che gioca con i vuoti di memoria della protagonista per ricreare ad ogni scena la magia del primo appuntamento. Una pellicola potenzialmente in grado di accontentare tutti: gli amanti della commedia americana che rifugge le sguaiataggini, gli inguaribili romantici che al cinema vogliono una storia d’amore che li faccia sognare e persino gli appassionati di musica, grazie alla divertente

colonna sonora,
composta da classici del pop-rock anni Ottanta riletti da band attualmente in attività.
(maurizio zoja)

A spasso con Daisy

Dalla commedia di Alfred Uhry – Premio Pulitzer 1988 – sceneggiata dallo stesso autore. Ad Atlanta, verso la fine degli anni ’40, un’anziana signora ebrea viene obbligata dal figlio ad assumere un autista di colore. I rapporti tra quest’ultimo e la donna sulle prime sono tesi e difficili, poi con l’andare del tempo gradualmente migliorano. Indubbiamente ben realizzato e interpretato, ma con fin troppa astuzia e calcolo nel dosare elementi di dramma, commedia e ovvi messaggi interrazziali. Oscar ’89 al film, a Jessica Tandy come attrice protagonista, alla sceneggiatura e al trucco. (andrea tagliacozzo)

L’ultimo contratto

Un killer professionista mescola affari e piacere quando va a una rimpatriata coi compagni di liceo di dieci anni prima mentre è in servizio… ma la ragazza che ha lasciato e tutti i suoi amici vogliono sapere perché e come è scomparso. Cusack ha partecipato alla stesura dello script e ha co-prodotto questa tagliente commedia nera, colma di dialoghi alla moda e molto sicura di sé. Ma la violenza all’apice del film lascia un cattivo sapore e indebolisce la commedia.

Ho sposato un’aliena

Il giovane fisico Steve Mills scopre un pianeta distante 92 anni luce dal nostro. Celeste, un’avvenente aliena, viene inviata sulla Terra per ridurre al silenzio lo scienziato. Ma una volta assaporate le usanze terrestri (come le gioie del cibo e del sesso), la bella extraterrestre finisce per innamorarsi di lui. Una parodia fantascientifica a dir poco scontata, con qualche trovata divertente qua e là che riesce a malapena a strappare un sorriso. Kim Basinger, stralunata e fuori parte, sembra ancora reduce dalla sbornia di Appuntamento al buio . (andrea tagliacozzo)

Una poltrona per due

In seguito a una futile scommessa, due fratelli, ricchi finanzieri, buttano sul lastrico un giovane ed efficiente manager della loro società, abituato a vivere nel lusso, per sostituirlo con un vagabondo afroamericano, abituato a vivere di espedienti. Una scatenata commedia, dominata dalla verve comica di Eddie Murphy (al suo secondo film, dopo il felice esordio con
48 ore
, girato l’anno precedente). Il tipico humour del regista (ovvero la vena anarchica di
Ridere per ridere
e
Animal House
) è tenuto un po’ a freno dalla confezione di lusso, anche se di tanto in tanto Landis non esita ad assestare un micidiale colpo dei suoi (vedi il personaggio della prostituta interpretato da Jamie Lee Curtis).
(andrea tagliacozzo)

Crossroads

Tre amiche d’infanzia si perdono di vista per otto anni e quando si ritrovano vogliono diventare grandi insieme. L’occasione per fare il salto di qualità è un viaggio attraverso gli Usa alla ricerca dei propri sogni. Chi rincorre un amore, chi la propria madre e chi vuole assaggiare il mondo. Alla fine i sogni si realizzeranno, più o meno, come tutte si aspettano. Ma nel passaggio da ragazzi ad adulti cambia tutto, anche le speranze. Film d’esordio della lolita pop Britney Spears, per la prima volta davanti a una cinepresa. Un clamoroso buco nell’acqua, che potrebbe risollevare le proprie sorti al botteghino solo grazie alla presenza della pop-star. Lento, banale, prevedibile. A volte anche goffo e grottesco. E poi non si capisce perché facciano recitare la Spears in tuta da ginnastica, evidenziando ancora di più i suoi fianchi pronunciati. Bocciato senza appello.
(andrea amato)

I vicini di casa

L’ultimo film girato da John Belushi (scomparso nel 1982 a soli 33 anni). La fin troppo tranquilla esistenza di Earl Keese e della sua famiglia viene movimentata dall’improvviso arrivo di Vic e Ramona, i nuovi, scatenatissimi e imprevedibili vicini di casa. Il compassato Earl finirà per farsi coinvolgere (e travolgere) dalla devastante irruenza della coppia. Una discreta black comedy, inquietante e cattiva al punto giusto, che all’epoca della sua uscita fu accolta con poco favore da parte della critica. Divertente e creativo l’uso della musica composta da Bill Conti. (andrea tagliacozzo)

Io vi dichiaro marito e… marito

Chuck Levine e Larry Valentine sono due vigili del fuoco eterosessuali (Larry ha anche due bambini) che, per per questioni economiche, si trovano a dover inscenare una relazione gay con tanto di matrimonio. Ma tenere a bada le proprie reali inclinazioni sessuali, non sarà per niente facile: soprattutto quando interviene la sensuale avvocatessa Alex McDonough (Jessica Biel).

1941 allarme a Hollywood

Nel 1941, l’attacco di Pearl Harbour getta gli americani nel panico più totale. Mentre a Los Angeles si scatena l’isteria collettiva, un sommergibile giapponese si avvicina indisturbato alle coste californiane con l’intenzione di colpire il simbolo principe degli Stati Uniti: Hollywood. Uno dei rari flop di Steven Spielberg, nonostante il ritmo indiavolato, l’irresistibile umorismo demenziale (ma tutt’altro che lasciato al caso o all’improvvisazione) e un cast a dir poco imponente. Un insuccesso inspiegabile e immeritato, specie se si pensa alla mole di gag che offre il film in due ore di continuo divertimento. Sceneggiatura di Robert Zemeckis e Bob Gale (in seguito autori della serie
Ritorno al futuro
).
(andrea tagliacozzo)

Teste di cono

Commedia sorprendentemente bonaria (e divertente) basata sugli skatches del Saturday Night Live degli anni Settanta. Dal pianeta Remulak, le Teste di cono giungono sulla Terra durante una sgangherata missione, e sorprendentemente si adattano alla vita borghese urbana. Un film per famiglie davvero divertente, che combina assurdità e inattese battute intelligenti. Divertenti cammei di un gruppo di star del Saturday Night Live, sia presenti che del passato. Attenzione a Drew Carey nel taxi. Aykroyd è anche co-sceneggiatore.

Stardom

Uno sguardo penetrante sulla cultura dei media con un’attraente giovane giocatrice di hockey canadese (Paré) che viene trasformata in modella e poi in celebrità. Una satira mirata, vista attraverso gli “occhi” dei programmmi tv superficiali che seguono il mondo dei vip. Arcand è autore della sceneggiatura insieme a J. Jacob Potashnik.

Doctor Detroit

Un ingenuo giovanotto, docente di letteratura cavalleresca all’Università di Chicago, incontra per caso quattro splendide ragazze, prostitute d’alto bordo. Per salvarle dalle grinfie della terribile Mom, il boss della città, il professore si trasforma nel fantomatico Doctor Detroit. Un film sconclusionato, poco divertente nonostante gli sforzi del bravo Dan Aykroyd.
(andrea tagliacozzo)

Tesoro è arrivato un bebé

Le tribolazioni di una giovane coppia di sposi, alle prese con la vita domestica e con l’imminente arrivo di un figlio. Le vicende sono raccontate dal punto di vista del marito che, fin dall’inizio, si sente quasi intrappolato. Un film non sempre convincente, ma inventivo, divertente e interpretato con sufficiente brio dai giovani protagonisti. Nella nutrita colonna sonora, spiccano le canzoni inedite di Kate Bush e degli XTC.
(andrea tagliacozzo)

The Blues Brothers

All’uscita della prigione, dove ha scontato cinque anni per debiti, Jake Blues trova ad aspettarlo suo fratello Elwood. I due, decisi a salvare l’orfanotrofio dove sono cresciuti, fortemente indebitato con il fisco, provano a ricostituire il loro vecchio gruppo di rock-blues. Prima, però, devono rintracciare tutti i componenti. Il miglior film di John Landis, vero proprio oggetto di culto; complice uno scatenato John Belushi, una serie ininterrotta di trovate comiche e una colonna sonora a dir poco trascinante. Numerose le apparizioni speciali, tra le quali quella di Steven Spielberg nei panni di un impiegato delle poste.
(andrea tagliacozzo)

Ghostbusters (Acchiappafantasmi)

A New York, tre amici, appassionati di fenomeni paranormali, decidono di costituire una squadra di disinfestazione contro fantasmi e affini. Proprio a loro ricorre la bella Dana Barrett quando scopre che il palazzo dove abita è il polo attorno al quale gravitano la maggior parte degli spettri newyorchesi. Grande successo di pubblico per un film che riesce a fondere alla perfezione la commedia con il fantastico. A sorreggerlo, comunque, è soprattutto dalla simpatia degli interpreti (con Bill Murray una spanna al di sopra del resto del cast) e gli ottimi effetti speciali. Murray, Aykroyd e Ramis hanno raggiunto la notorietà con il celebre show televisivo
Saturday Night Live
. Con un seguito non altrettanto riuscito.
(andrea tagliacozzo)

L’orso Yoghi

A causa di una forte crisi finanziaria, il sindaco Brown ha deciso di chiudere Jellystone Park e vendere il terreno impedendo così alle famiglie di godere della bellezza della natura e degli spazi all’aperto.

Ma soprattutto, Yoghi e il suo compagno Bubu saranno costretti a lasciare l’unica casa che abbiano mai conosciuto. Per scongiurare ciò, Yoghi dovrà affrontare una grande sfida e dimostrare di essere più astuto di qualunque altro orso. Insieme a Bubu dovrà allearsi con il ranger Smith per trovare una soluzione e salvare il parco dalla chiusura definitiva…

Pearl Harbor

1941. Rafe McCawley e Danny Walker, amici fin dall’infanzia, hanno coronato il loro sogno di diventare piloti dell’aviazione degli Stati Uniti. Alla vigilia della partenza per l’Inghilterra, dove affiancherà i piloti della RAF che si battono contro i nazisti, Rafe s’innamora dell’infermiera Evelyn, alla quale promette di tornare sano e salvo. Ma nel corso di uno scontro aereo sui cieli della Francia, Rafe viene abbattuto. Credendolo morto, la ragazza si consola tra le braccia di Danny. Intanto, gli strateghi dell’apparato militare giapponese preparano un attacco a sorpresa al nemico statunitense. Obiettivo: le basi americane di Pearl Harbour, nelle Hawaii. Michael Bay è probabilmente uno dei registi americani più sottovalutati. Tre anni fa il suo Armageddon – un piccolo gioiello nel suo genere, talmente kitsch e ridondante da diventare sublime e commovente – venne fatto a pezzi dalla critica (in Patria, ma anche da noi), riuscendo a consolarsi (eccome!) solo con i suoi incassi da record. La storia ora si ripete, con i recensori americani pronti coi fucili spianati a far fuori il mastodontico bestione. Ma anche stavolta, il buon Bay ne esce fuori con le ossa intatte (75 milioni di dollari incassati nei primi tre giorni) e un prodotto d’intrattenimento tutt’altro che disprezzabile. Anzi, per certi versi persino notevole. Il regista – e il suo fido produttore Jerry Bruckheimer, la vera mente del duo, probabilmente – riesce nella non facile impresa di coniugare lo spirito di Howard Hawks (l’amicizia virile, la dedizione alla causa, la retorica dell’eroismo; basti vedere Rivalità eroica, Brume, Avventurieri dell’aria e, soprattutto, Arcipelago in fiamme ) con l’estetica parapubblicitaria degli spot del Mulino Bianco (sembrerebbe una considerazione negativa, ma non lo è…). La critica si è lamentata dei dialoghi del film – secondo alcuni ai limiti del ridicolo – senza rendersi conto che frasi simili potrebbero venir fuori direttamente da un qualsiasi classico degli anni Quaranta, magari pronunciate da un James Stewart o un Cary Grant del caso. E, fatte le debite distanze, Pearl Harbor potrebbe addirittura essere considerato una rilettura postmoderna di quei classici tanto amati (ma evidentemente da tempo non più visti). Quanto all’estetica patinata di Michael Bay, altrove deprecabile, nel suo caso è ormai diventata una cifra stilistica, un tocco quasi autoriale, portata avanti con così ostinata convinzione da risultare incredibilmente creativa. Non tutto è calibrato alla perfezione, ovviamente, a partire dalle semplificazioni storiche, dalle sviste di sceneggiatura e dall’eccessiva durata. Eppure la storia d’amore appassiona e coinvolge, mentre sul piano puramente spettacolare i 40 minuti dell’attacco giapponese sono semplicemente straordinari, tanto da farti dimenticare di essere per buona parte frutto delle magie digitali. (andrea tagliacozzo)

La maledizione dello Scorpione di Giada

CW Briggs è un investigatore di una compagnia assicurativa. È il 1940. All’improvviso arriva nella società una nuova dirigente, nonché amante del titolare della compagnia, che deve rimettere ordine negli uffici secondo metodi razionali e più moderni. Immediata antipatia tra i due. Durante uno spettacolo finiscono sul palco nelle mani di un ipnotizzatore. Sembra finita lì. In realtà, cominciano a verificarsi una serie di furti e il primo sospettato è proprio CW. Tutta colpa dello scorpione di giada che è servito per l’ipnosi. Naturalmente, tra i due colleghi che si detestano scoppia l’amore… Ultimo film di Woody Allen, garbato, carino, una battuta dietro l’altra (ma senza risate a crepapelle), ben fatto, dialogo filante, con accurate e seppiate ricostruzioni degli ambienti. Poi c’è la bellona seduttrice (Charlize Theron), c’è l’odiosa collega che sotto sotto è dolce (Helen Hunt e le sue smorfie), c’è un omettino, lo stesso Allen, che sembra sempre più gracile e indifeso, ma in realtà riesce a sfoderare armi alla Humphrey Bogart. Si ride, ma soprattutto si sorride. Una commedia classica sentimental-gialla senza trovate particolarmente originali né esilaranti. Comunque un film che mette di buon umore. Può essere abbastanza.