Il mostro è in tavola… barone Frankenstein

Nel 1973 il regista di
Flesh
e
Trash-I rifiuti di New York
girò in Italia due horror che uscirono col marchio di Andy Warhol, e che da noi vennero firmati da Anthony M. Dawson alias Antonio Margheriti. Per la prima volta escono in italiano in versione integrale, sotto il nome di Morrissey e col doppiaggio rifatto (almeno il
Frankenstein
, che era stato il più manomesso). L’idea era quella di riscrivere i miti dell’horror in bilico tra parodia splatter e revisionismo culturale. Il barone folle (Kier), in questo caso, è un serbo incestuoso ossessionato dal mito della razza perfetta, che vuole fare accoppiare le sue due creature (lei è Dalila Di Lazzaro, esordiente e sempre nuda). La versione originale era in 3-D, per evidenziare gli effettacci grandguignoleschi (che pare siano opera esclusiva di Margheriti). Certi passaggi necrofiliaci sulla bellezza degli organi interni sembrano avere ispirato Cronenberg, anche se nel complesso il film è più monocorde e meno divertente del
Dracula
.
(alberto pezzotta)

Il bestione

Un camionista lombardo di mezza età (Michel Constantin) si vede affidare come secondo autista un giovane siciliano (Giancarlo Giannini). Dapprima i due non riescono a legare, per via dei loro opposti caratteri, ma poi diventano amici, tanto da decidere d’investire i loro risparmi e mettersi in proprio. Una banale commedia che scade molto spesso nel volgare. Ripetitivo Giannini nella caratterizzazione che lo aveva reso noto al grande pubblico.
(andrea tagliacozzo)

Diceria dell’untore

Al termine della seconda guerra mondiale, un reduce, gravemente malato ai polmoni, viene accolto in un sanatario. In un’atmosfera cupa e deprimente, l’uomo conosce, però, l’affascinante Marta, una ex ballerina che durante il conflitto era stata Kapò in un lager nazista. Dal romanzo omonimo di Gesualdo Bufalino, un melodramma spento, mai appassionante, a tratti perfino ridicolo, complice la mediocre regia e un cast non sempre all’altezza.
(andrea tagliacozzo)

Tutti dentro

Una delicatissima inchiesta relativa ad alcune tangenti su forniture di petrolio in cui sarebbero coinvolti alcuni personaggi molto in vista, viene affidata in istruttoria al giudice Salvemini. Uomo integerrimo e scrupoloso, il magistrato non guarda in faccia a nessuno e spicca i primi mandati di cattura. Satira all’acqua di rosa, a volte perfino ambigua, minata alla base dalle solite carenze di regia di Alberto Sordi. Curiosa caratterizzazione dell’attore romano che sfoggia una lunghissima chioma alla De Michelis.
(andrea tagliacozzo)

Phenomena

Opera nel tipico stile elegante e bizzarro di Dario Argento, la cui premessa — un killer impazzito che fa strage in un scuola svizzera per ragazze — serve da cornice ad alcuni eventi, astutamente strani. Per chi è alle prime armi, la Connelly interpreta una ragazza che intrattiene una strana relazione con gli insetti. Non dite poi che non vi avevamo avvertiti! Anche nella versione di 82 minuti.