Occidente

Occidente
è un film inconsueto nel panorama cinematografico italiano contemporaneo. Duro, intransigente, impietoso, fatto in assoluta povertà di mezzi, osa raccontare la storia di una donna che all’indomani della rivoluzione rumena (evocata all’inizio attraverso le immagini di un documentario girato da Salani a Bucarest) si rifugia in Italia, a Treviso, in quel Nord-Est che fatalmente assomiglia sempre più a una Romania post-dittatura svenduta agli americani.

È questa una delle intuizioni coraggiose di Corso Salani, che con una regia minimalista e a tratti faticosa, al limite del fenomenologico, riesce a trasmettere l’angoscia di una estraneità non riconciliabile. Non a caso la vicenda che muove il film – anzi sarebbe meglio dire che lo immobilizza – ha come set i luoghi limitrofi alla base militare di Aviano, tra soldati americani, immigrati dell’est e popolazione autoctona, in una carrellata di situazioni che restituiscono un’atmosfera pietrificata.

Corso Salani (foto) ci aveva abituati, sin dall’esordio nel 1990 con
Voci d’Europa
, a toni malinconici e sospesi, ma qui raggiunge un’essenzialità che è frutto, probabilmente, di una constatazione amara e «mortale», che non ha come oggetto la condizione difficile di chi tenta di ricostruire una nuova vita in una terra straniera, bensì la consapevolezza che questo «occidente» non è per nessuno il Paese dei Balocchi che si vuol far credere. Non lo è né per chi è lasciato ai margini, né per chi è ufficialmente integrato, come il professore di lingue in tutto e per tutto speculare alla ragazza rumena: due estranei in un mondo che non li riconosce e non li vuole. Lui lontano dalla sua Toscana cristallizzata in un’istantanea da cartolina per turisti, lei lontana dalla sua Romania disciolta sotto i fuochi della rivoluzione e ora necessariamente in sfacelo. Due facce di uno stesso destino per chi, come Salani, vede oltre e prefigura senza filtri né veli – di genere o autoriali – l’Occidente dell’umanità come un continente alla deriva. Il finale aperto è una domanda: il cinema migliore non dà spiegazioni.
(dario zonta)

Piano, solo

Subito dopo aver brillantemente superato gli esami di pianoforte al Conservatorio, Luca Flores si innamora del jazz grazie a un disco di Bud Powell che due musicisti gli fanno ascoltare per convincerlo a suonare con loro. Inizia così una brillante carriera, funestata da un quasi perenne stato di disagio che lo porterà a suicidarsi nel 1995, non ancora quarantenne. Tratto da Il disco del mondo, libro di Walter Veltroni uscito nel 2003.

Mar Nero

Due donne vivono insieme, nella stessa casa, alla periferia di Firenze. Gemma è un’anziana da poco rimasta vedova. Angela, la badante, è una giovane rumena da pochissimo in Italia. Entrambe sole, si cercano inconsapevolmente, e, giorno dopo giorno, si schiudono l’una all’altra; Gemma rivede nella vicenda di Angela la sua gioventù nell’Italia del dopoguerra e rivive, attraverso la determinazione della ragazza a mettere da parte i soldi per avere un bambino, la sua vita fatta di sacrifici per far studiare il figlio Enrico. Angela e Gemma, inizialmente così diverse, si scoprono simili e si legano in un rapporto apparentemente idilliaco. Finché non irrompe, violento, un tragico imprevisto: il marito di Angela, rimasto in Romania, scompare. La ragazza vorrebbe partire alla sua ricerca ma Gemma, con l’egoismo tipico della vecchiaia, non vuole rinunciare a lei e ritrovarsi ancora sola. Gemma, però, è anche una donna dal cuore grande e Angela ha saputo risvegliare con la sua voglia di vivere le ultime emozioni che la vita le riserva.

All’amore assente

Andrea scrive discorsi per un politico e ha una splendida moglie in dolce attesa. Tutto sembra procedere per il meglio ma è solo apparenza. Un giorno, infatti, l’uomo fa perdere le sue tracce e un investigatore privato assunto dall’agenzia presso la quale lavora inizia a cercarlo. Il detective scopre che il padre di Andrea è convinto che il figlio sia stato rapito dagli alieni ma è un collega, Edoardo, che svela una verità nascosta: Iris, la moglie di Andrea, ha una relazione proprio con il politico per cui l’uomo lavora…

Nel continente nero

L’italiano Alessandro (Salani), giovane manager, parte per il Kenia dove il padre, che non vedeva da più di vent’anni, è morto in un disastro aereo. Il giovanotto si ritrova poi impossibilitato a tornare in patria, almeno fino a quando non avrà estinto l’ingente debito contratto dal genitore nei confronti dell’ex socio, lo scaltro Fulvio Colombo (Abatantuono). Tentativo poco riuscito di recuperare la cattiveria della classica commedia all’italiana. Il film inizia discretamente, poi si perde rapidamente per strada. Abatantuono è bravo, ma strabordante.
(andrea tagliacozzo)

Il muro di gomma

Rocco, giovane giornalista del
Corriere della Sera
indaga sul mistero del DC 9 esploso in volo nei pressi di Ustica. Ma scalfire il muro di silenzio sollevato dagli esperti militari e dai magistrati è un’ardua impresa che si protrae per più di dieci anni. Sceneggiato da Andrea Purgatori (giornalista che nella realtà ha indagato sul caso) con Stefano Rulli e Sandro Pretaglia, il film è indubbiamente ben interpretato e tecnicamente tutt’altro che disprezzabile, anche se il tono da pellicola impegnata e di denuncia, troppo scoperto e didascalico ne limita inevitabilmente la fluidità narrativa e il coinvolgimento dello spettatore. La voce del direttore del giornale, che si ascolta attraverso un altoparlante, appartiene al padre del regista, Dino Risi.
(andrea tagliacozzo)