In Good Company

Un manager sulla cinquantina (Quaid), dalla vita professionale soddisfacente e dal matrimonio felice, vede il proprio mondo ribaltarsi quando un giovane ventenne di successo e senza esperienza diventa il suo capo; e inizia pure a frequentare sua figlia, studentessa prossima al college. Una commedia elegante e dai risvolti sociali, che in modo davvero divertente affronta una varietà di aspetti “malati” della vita contemporanea. Ruolo esplosivo per Grace, perfetto come dirigente arrivista che scopre la vacuità della propria esistenza. Weitz è al suo debutto in assolo come regista e sceneggiatore. Malcolm McDowell compare non accreditato.

E tutti risero

Originale commedia romantica, più di stile che di sostanza, sulle avventure e gli amori di quattro investigatori privati. Punta i riflettori su alcune belle donne, fa un uso eccellente delle location newyorkesi, ma sta al gusto personale di ognuno il giudizio sul suo livello di successo. Ferrer è il figlio della Hepburn e di Mel Ferrer. La Stratten fu uccisa prima dell’uscita del film.

Signori, il delitto è servito

Ispirato al
Cluedo
, il celebre gioco da tavolo. Negli anni Cinquanta alcune persone, tra loro sconosciute, si ritrovano in un lugubre castello del New England, dove sono stati invitati dal misterioso Mr. Boddy. Quando quest’ultimo viene assassinato, tra gli ospiti si scatena una ridda di accuse. Nel finale agli spettatori vengono proposte tre risoluzioni differenti dell’enigma. Il cast, composto da ottimi elementi, è affiatato, ma il film, a parte qualche singola trovata, è modesto e raramente riesce a divertire.
(andrea tagliacozzo)

Illegalmente tuo

Un giurato (Lowe) resta scioccato quando vede che l’imputata (Camp) era un tempo la ragazza dei suoi sogni erotici alle elementari, e indaga in giro per proprio conto per liberarla dall’accusa. Farsa dolorosamente piatta a malapena uscita nelle sale, in cui Bogdanovich cerca ancora di emulare Howard Hawks; quant’è bizzarro vedere un disastroso Rob Lowe (con tanto di occhiali) che scimmiotta Ryan “O’Neal in Ma papà ti manda sola? — il quale, a sua volta, scimmiottava Cary Grant in Susanna.

D.A.R.Y.L.

Daryl è un ragazzino dalle sembianze umane, ma dal cervello completamente computerizzato che gli fornisce straordinarie capacità. L’esercito l’ha creato in laboratorio per scopi militari, poi decide di distruggerlo. Ma il ragazzo riesce a fuggire. Solido prodotto d’intrattenimento, spettacolare, intelligente e ben costruito. (andrea tagliacozzo)

Election

All’apparenza
Election
è uno dei tanti film americani sui college e sugli intrighi tardo-adolescenziali, leggero e dozzinale. L’opera seconda di Alexander Payne è in realtà un film abbastanza feroce e piacevolmente intelligente, che si riallaccia a una tradizione collaudata del cinema indipendente degli anni Settanta in cui anche commedie ambientate tra i banchi di scuola come
Rock’n’Roll High School
(per non parlare di
Animal House
) potevano veicolare contenuti polemici e per nulla edulcorati. Tutta la vicenda ruota attorno alle imminenti elezioni al George Washington Carver High, in cui la bionda Tracy Flick, ragazza insopportabile e arrivista, si prepara a trionfare. A cercare di impedirglielo maldestramente sarà Jim McAllister (Matthew Broderick), insegnante pacato e onesto dalla vita privata abbastanza incasinata. Sarà infatti lui a dar man forte, ricorrendo anche a mezzi sleali, a un candidato maschile, l’allampanato e innocente Paul Metzler. Dietro questo ritratto corale di sentimenti e ripicche si cela una disamina sconsolata sull’America dei «primi della classe», pronti a tutto pur di emergere e che, a partire dalle circostanze più insospettabili e acerbe, iniziano la loro carriera di mascalzoni. Morale della favola: i malvagi cominciano il loro apprendistato già da ragazzi, vantando una vocazione precoce e un sistema di coperture familiari che fungono da cattivo esempio vincente. Perché in
Election
vincono i peggiori, irrimediabilmente legati a un ruolo che una società altrettanto ingiusta e corrotta non può fare a meno di incoraggiare, garantire e tutelare. E l’eroe della storia, sconfitto dalla ragazza piena di sé e già pronta a frequentare le persone che contano, resta questo insegnante senza qualità, zavorrato da una proverbiale sfiga che lo rende ancora più umano e determinato.
(anton giulio mancino)