Notte e dì

Biografia ampiamente romanzata del grande compositore americano Cole Porter (al quale viene attribuita perfino una moglie mai esistita). Appartenente a una famiglia di grandi tradizioni, il giovane Cole scandalizza i parenti quando decide di dedicarsi alla musica. Allo scoppio della prima guerra mondiale, il musicista si arruola e parte per l’Europa dove, in Inghilterra, conosce una graziosa infermiera. Eccellente, ovviamente, la colonna sonora.
(andrea tagliacozzo)

De-Lovely

In una scena di De-Lovely, musical bio-romanzato del compositore americano Cole Porter, sua moglie, dopo l’ennesimo sgarro alla loro complicità sponsale, decide di lasciarlo, e più o meno dice: «Sopportare tutto questo, soltanto per un pugno di canzoni. Troppo poco». Ma quel pugno in realtà è costituito dalle più belle canzoni che mai siano state scritte nel secolo scorso, superiori a mio avviso a quelle di Gershwin e di Berlin, di una raffinatezza compositiva, sia di musica che di testo, che rivela una conoscenza tecnica raffinatissima.
Infatti, Cole Porter, a Parigi, dopo la prima guerra mondiale, aveva studiato sotto Vincent D’Indy. Tutto questo il film non lo dice, del suo arruolamento nella legione straniera, della sua partecipazione alle vicende belliche e non di un’Europa, dove accorrevano tanti suoi poi famosi connazionali, Hemingway, Dos Passos, la Stein, Fitzgerald e via di seguito.
Il film taglia tutta la giovinezza di Porter e si concentra soprattutto sul suo legame affettivo e coniugale, assai particolare data l’incapacità del musicista di «tenere a freno» il suo cotè omosessuale, che lo porterà negli anni del successo anche hollywoodiano a cadere in mano a ricattatori: siamo negli anni Trenta e il Gay Liberation Front è ancora lontano. In fondo la moglie, interpretata da una splendida Ashley Judd, era da sempre al corrente delle sue predilezioni e non chiedeva che rispetto, discrezione e amore. Amore che Cole Porter comunque nutrì per lei tutta la vita. Infatti dopo a una disastrosa caduta di cavallo, in seguito alla quale perderà una gamba, tornarono insieme fino alla morte di lei.
Il film è costruito con una serie di flash-back, attraverso i quali si ripercorrono momenti della vita del compositore, la vita come palcoscenico; e sulla scena a lui vecchio e sciancato appaiono amici amanti e compagni, e la moglie naturalmente, inclusa la divertente citazione dell’altra pellicola dedicata alla sua vita: con lui vivo, infatti, fu girato nel 1946 Night And Day di Michael Curtiz, con Cary Grant nel ruolo di Porter, naturalmente rigorosamente eterosessuale. De-Lovely – che curiosamente azzera ogni riferimento storico, ambientato com’è in un generico Novecento e dimenticando che Porter ha passato due guerre ed è morto nel ’64 – alterna sequenze esistenziali a numeri musicali, con brani dei suoi musical più noti e le canzoni suoi più celebri, spesso affidate a star come Robby Williams e sono, inutile dirlo, il fascino essenziale di questo film oltre alla recitazione di Kevin Klein, perfetto nel rendere le ambiguità sentimentali del personaggio.
Per il resto, il film è stilisticamente, o meglio strutturalmente, vecchio, sembra girato negli anni Ottanta, sotto l’influsso di Bob Fosse, e capisco come sia stato bistrattato dalla critica. Ma per chi ama il genere, nonostante tutto, sono due ore abbondanti di grande godimento. (piero gelli)

Les Girls

Vita, successi e crisi di un trio di ballerine e del loro manager e coreografo; gelosie e amori sono raccontate da tre punti di vista diversi, dopo che una delle tre ha scritto un’autobiografia scandalistica ed è stata denunziata per calunnia. Musical in un vertiginoso Cinemascope, pensato direttamente per il cinema e condito di scintillanti motivi di Cole Porter. Gene Kelly beato fra le tre splendide «girls», in una serie di numeri travolgenti. Trionfo del musical anni Cinquanta, condotto da Cukor senza gli eccessi barocchi di un Minnelli, ma con un gusto tutto suo per l’intreccio di commedia e tragedia, per il distacco quasi stoico dalle umane vicende, per la raffinatezza nell’analisi dei personaggi femminili. Meno tragico di
È nata una stella
, ma forse più filosofico e «pirandelliano» (un
Rashomon
musicale, lo definì qualcuno). Deliziosi costumi, guanti e cappelli.
(emiliano morreale)