Una donna molto speciale

Ottimo banco di prova per la Rowlands nei panni di una vedova, i cui figli sono già grandi, che corre in soccorso di una giovane e stramba vicina di casa e del figlio di cui si prende cura; presto i due sviluppano un forte legame basato sul reciproco bisogno che hanno l’uno dell’altra. Piacevole film alla cui scrittura ha partecipato il regista Nick Cassavetes (figlio di Gena Rowlands e John Cassavetes). Depardieu (anche co-produttore), recita l’unica parte a lui assicurata.

House of the Dead

Horror di basso profilo, basato su una serie di videogame, che segue i sin troppo prevedibili destini di alcuni giovani decerebrati attirati su un’isola abitata da zombi. Girato con trascuratezza e inetto al limite della demenza. Il personaggio di Prochnow si chiama “Capitano Kirk”: che trovata intelligente!

Cocoon – L’energia dell’universo

In una casa di riposo per anziani, tre vecchietti non intendono rinunciare all’uso della piscina, momentaneamente affittata da un misterioso individuo. Dopo essersi immersi nell’acqua, grazie all’energia vitale sprigionata da alcuni strani massi depositati sul fondo della vasca, i tre ritrovano le forze di un tempo. Commedia fantastica e di buoni sentimenti realizzata dal giovane Ron Howard con la sicurezza e il mestiere di un veterano. Un film divertente, a tratti anche commovente. Don Ameche vinse l’Oscar 1985 come miglior attore non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Il Grinch

È da anni uno dei migliori cineasti americani, ma dato che passa di genere in genere con estrema disinvoltura e non si dà arie «d’autore», dalle sue (e dalle nostre parti) stentano a prenderlo sul serio. Stiamo parlando di Ron Howard, autore di piccole gemme come Parenti amici e tanti guai , Fuoco assassino, Apollo 13, Ransom, EdTv … solo per citarne alcuni. Questa sua ultima fatica, tratta da un classico della letteratura per ragazzi (di Theodore Seuss Geisel, meglio noto come «Dr. Seuss»), ne conferma le doti di raffinato esecutore e affidabile «professionista», nella tradizione dei grandi artigiani di Hollywood. Non solo: pone anche il suo talento sotto una nuova luce. Curiosamente, Il Grinch – parabola (in forma di favola) di un essere quasi mostruoso, emarginato, esiliato dal resto della comunità, irrimediabilmente «diverso», che si ribella nei confronti dei cosiddetti «normali» diventando un irriducibile avversario dello spirito natalizio – avrebbe tutte le carte in regola per essere un’opera di Tim Burton, una sorta d’incrocio tra Pee-Wee’s Big Adventure, Batman: il ritorno e Nightmare Before Christmas . Pur senza possedere la malinconia dark che caratterizza i film di Burton, Howard non fa comunque rimpiangere l’illustre collega, e dimostra di saper padroneggiare al meglio sia i materiali narrativi paraburtoniani che il complesso armamentario visivo a disposizione (le splendide scenografie di Michael Corenblith, esaltate dalla colorata fotografia di Don Peterman) realizzando un’autentica delizia per gli occhi, malgrado qualche occasionale caduta di tono (leggi «sdolcinatura») del resto perdonabile in un prodotto tipicamente natalizio.

Ma non si tratta di un Tim Burton di secondo grado, tutt’altro. Anche perché il genere Howard lo aveva già affrontato con piglio notevole nel lontano 1988 con Willow , dosando in egual misura umorismo e fantasia. Il Grinch , ovviamente, è anche un film «di» (e non solo «con») Jim Carrey: l’attore, assolutamente straordinario, domina la scena dall’inizio alla fine, gigioneggiando dietro a una pesante maschera di gomma (creata dallo specialista Rick Baker). E di tanto in tanto – nonostante il target del film sia praticamente puberale – non resiste alla tentazione e rispolvera il suo perfido e irresistibile umorismo: come quando si appone il vischio sul didietro per farselo baciare dall’odioso sindaco della città! (andrea tagliacozzo)