Die Hard: Vivere o morire

È l’inizio di un giorno di festa, il 4 luglio, ma il detective John McClane non ha molto da festeggiare. È reduce dall’ennesima discussione con la figlia adolescente Lucy e gli è appena stato assegnato l’incarico di rintracciare un giovane hacker, Matt Farrell, che deve essere interrogato dal FBI. Quando lo trova è ormai in corso un attacco alla vulnerabile infrastruttura informatica degli Stati Uniti, che sta progressivamente bloccando l’intero paese. Il misterioso artefice del piano è Thomas Gabriel, un nome conosciuto tra le forze di sicurezza dell’antiterrorismo che ha deciso di passare dalla parte dei cattivi.

Sunshine

Nel 2057 il Sole, l’astro che riscalda la Terra e vi rende possibile la vita, minaccia di spegnersi per sempre, condannando l’umanità all’estinzione. Otto astronauti vengono lanciati nello spazio con uno strumento che potrebbe salvare la stella e dunque la Terra. Ma il viaggio è pieno di insidie e l’equipaggio perde il collegamento radio. Poi, una serie di accadimenti pone seriamente a rischio tutta la missione…

La ragazza delle balene

Nuova Zelanda. Un piccolo villaggio Maori tenta di rimanere aggrappato alle proprie tradizioni. I Maori discendono da Paikea, che attraversò l’oceano sul dorso di una balena, da allora considerata un animale sacro. Il primo figlio maschio che nasce dalla stirpe del capo diventa l’erede al titolo. Una catena che, per il bene della comunità, non si deve assolutamente spezzare. Solo così, infatti, si può conservare la protezione degli dei. I guai iniziano quando Porourangi, figlio maschio del capo villaggio Koro, diventa padre di due gemelli. La moglie muore durante il parto e dei due bambini sopravvive solo Pai, la femmina. Koro rifiuta di riconoscere Pai come erede della tradizione, ma col tempo finisce per affezionarsi alla nipote. Il nonno tenterà in tutti i modi di trovare un erede per il suo popolo, tentando di far risposare il figlio, addirittura istituendo una scuola per formare giovani guerrieri maori. Riuscirà ad accorgersi della predestinazione della nipote?
Una favola che scava nelle tradizioni di un popolo, trovando molta poesia. Chi ha visto Once Were Warriors ritroverà facce Maori scolpite nel tempo. L’atmosfera qui è molto diversa. Fuori dall’ambiente metropolitano, dentro l’immobilismo di un piccolo villaggio di pescatori-agricoltori. Due figure dominano il film, personificando due correnti di pensiero: Koro, il nonno simbolo della tradizione che non vuole morire e Pai, la ragazza delle balene che vuole affrontare le novità della vita a viso aperto ma senza dimenticare il passato. Il regista Niki Caro, tratteggiando il microcosmo Maori, racconta le paure di ogni popolo davanti ai cambiamenti ma sottolinea anche il coraggio di saper cambiare, la saggezza di non rischiare gli affetti per i doveri. Non un film da botteghino ma ugualmente una pellicola da non perdere, in cui gli effetti speciali sono rappresentati unicamente dalle bellissime balene e la descrizione delle tradizioni dei Maori è quasi filologica. (francesco marchetti)

Danni collaterali

Gordon Brewer è il capo dei pompieri di Los Angeles. Un brutto giorno il narcoterrorista Claudio «il lupo» Perrini piazza una bomba nel centro della città nella speranza di far saltare in aria Peter Brandt, il responsabile Cia per gli affari colombiani. Ovviamente Brandt si salva e a morire sono la moglie e il figlio di Brewer. L’uomo, superato lo shock iniziale, decide che non ha alcuna voglia di attendere che la giustizia faccia il suo corso e si reca in Colombia alla ricerca del… lupo. Se non fosse così mortalmente stupido, Danni collaterali potrebbe essere persino un film divertente. In un’epoca in cui le obiezioni ideologiche ai film sembrano essere un triste residuato di un’epoca contenutistica ormai tramontata, il film di Andrew Davis fa la figura dell’ultimo della classe che nonostante tutto s’impegna a morte pur di fare bella figura con i compagni di scuola. Davis, che non ne azzecca una dai tempi de Il fuggitivo e Schwarzy il cui poter d’acquisto al botteghino è calato drammaticamente, confezionano uno squadrato filmaccio reazionario in perfetto stile Golan&Globus . Cosa curiosa se si pensa che Davis è il regista di Nico , film estremamente critico nei confronti della politica estera americana (ma probabilmente il tutto era farina del sacco del solo Steven Seagal). In questo modo Schwarzy, in versione avventure nel mondo, s’imbarca per il suo Colombia tour, una specie di anticamera dell’inferno alle porte degli Usa, e bastona severamente narcoguerriglieri che loro uffici ostentano foto di Lenin e Che Guevara. Vabbeh che l’undici settembre è l’undici settembre, ma la licenza d’idiozia, proprio perché l’undici settembre è l’undici settembre, non dovrebbe essere concessa a nessuno. Non commetteremo l’ingenuità di ricordare a chi legge che la Cia ha trasformato il Sud America in un’immensa fossa comune e che il narcotraffico è servito soprattutto come valuta per combattere il comunismo nel mondo. Né ci permettiamo di indulgere sul razzismo con il quale sono tratteggiati tutti i non americani: sanguinari, velleitari, fanatici, violenti… (ma poi basti pensare che per interpretare un latinoamericano hanno chiamato Cliff Curtis, grandissimo caratterista, per carità, che però è neozelandese…). Anche perché tutti coloro che si permettono di ricordarle queste cose nel corso del film finiscono proprio male (l’idea di fondo è che il mondo è il terreno di gioco sul quale gli Usa garantiscono l’ordine mondiale: gli unici danni collaterali tollerabili sono quelli degli altri…). Con questo suo orribile charme desueto da film reaganiano anni Ottanta, con l’immancabile scena di tortura che fa tanto Rombo di tuono, Danni collaterali aspira anche a essere un film pedagogico (le mazzate che Schwarzy dispensa a quanti non si allineano al pensiero unico…). Tant’è vero che persino il massacro di civili del finale da parte della Cia finisce per assumere, dopo l’ultimo colpo di scena, una sua evidente legittimità. Insomma Danni collaterali potrebbe aspirare a essere un terrificante film guerrafondaio filobushiano se solo non fosse così… stupido. (giona a. nazzaro)

L’albero della vita

Racconto dell’odissea di un uomo che lotta per salvare la sua amata. Prima vive come Tomas, un conquistador spagnolo del Sedicesimo secolo impegnato nella ricerca della Fonte della Giovinezza per la sua Regina. Poi è Tommy Creo, un medico dei giorni nostri che si affanna nello studio di una cura contro il cancro per salvare la moglie Isabel. Infine è un astronauta del ventiseiesimo secolo in viaggio attraverso i segreti dell’Universo. Tre storie accomunate da una singola verità.

Ambizioso e fallimentare poema onirico sul tema dell’amore e della morte, scopertamente influenzato dal surrealismo e dallo stile dei fumetti. il regista-sceneggiatore di Pi – Il teorema del delirio ha coltivato questo progetto per anni, fronteggiando defezioni di produzioni e star, ma ne è uscito un pasticcio che si offre masochisticamente alla derisione.  A essere sbagliata è proprio l’idea di partenza: fondere la tradizione del mèlo fantastico anni Quaranta, puzzle temporali cyberpunk e misticismo insulso new age. Si salva solo la colonna sonora di Clint Mansell.

Blow

La storia, raccontata attraverso una serie di flashback, di un figlio della “working class” americana che vive sulla propria pelle il dramma della povertà, e decide quindi che lo scopo della sua vita è fare soldi. Quando si trasferisce in California, negli anni Sessanta, scopre che un ottimo modo per realizzare il suo progetto è vendere droga: fra un arresto e l’altro, diventerà il maggior importatore di cocaina degli States. Ben interpretato, ispirato a una storia vera; peccato solo che la sorte del protagonista finisca per risultare di nessun interesse per lo spettatore. Panavision.