Sogni d’oro

Il regista Michele Apicella sta girando la sua opera seconda: si tratta di
La mamma di Freud
, una biografia comica del padre della psicanalisi. Crisi creative e personali, ma soprattutto sogni e visioni, accompagnano il suo percorso fino alla fine del film, che sarà un fiasco. Il Moretti più narcisista e fastidioso, uno di quelli in cui l’intelligenza e la sincerità non riescono a bilanciare la chiusura, gli sbrodolamenti, i vezzi. Insomma,
Sogni d’oro
è un «secondo film» da manuale (consideriamo infatti
Io sono un autarchico
ed
Ecce bombo
lo stesso lavoro in doppia versione), ne possiede tutti i difetti e le incertezze. Si aggiunga poi che in quegli anni il cinema italiano era un deserto assoluto (e lo sarebbe rimasto fin quasi alla fine del decennio), nel quale lo sbandamento dei cineasti toccava il proprio nadir. Eppure, di questo film azzardato e scombinato, rimangono impressi frammenti proverbiali, pillole di ironia: Moretti che gioca a palla sul minicampo della sua stanza, Moretti-uomo lupo che urla «Perdonami, sono un mostro!», il dibattito televisivo. E poi c’è una Morante agli esordi (ma oggi è più brava e anche più bella).
(emiliano morreale)

Io chiara e lo scuro

Francesco, giovane giocatore di biliardo, in un’isolata partita riesce a battere lo Scuro, più volte campione italiano della stecca. Qualche giorno dopo, invitato a giocare la rivincita, il giovane perde una grossa somma e si vede costretto a rubare sul lavoro il denaro necessario a pagare il debito. Secondo film di Francesco Nuti da protagonista, il migliore della sua carriera d’attore (mentre è difficile trovare un prodotto altrettanto valido tra le sue regie), una commedia sentimentale non troppo originale, ma indubbiamente piacevole e ben interpretata.
(andrea tagliacozzo)