Il mistero Von Bulow

Giudicato colpevole di tentato omicidio nei confronti della moglie, ora in coma irreversibile, il ricchissimo Claus Von Bulow ricorre in appello affidandosi al celebre avvocato Alan Dershowitz. Questi accetta l’incarico, sebbene nutra forti sospetti sull’innocenza del suo cliente. Schroeder aggira le trappole del film processuale con una struttura a mosaico notevole. Ma il merito della riuscita si deve anche alla buona sceneggiatura di Nicholas Kazan e all’apporto decisivo dei tre protagonisti: Jeremy Irons (vincitore dell’Oscar come migliore attore) su tutti, anche se Glenn Close e l’ottimo Ron Silver non gli sono da meno.
(andrea tagliacozzo)

The War

Crescere non è facile per un fratello e una sorella nel Mississippi degli anni Settanta: il padre è ben intenzionato, ma non è più lo stesso da quando è tornato dal Vietnam, e i suoi sforzi per insegnare ai figli la tolleranza e il pacifismo sono costantemente minacciati da un gruppo di maligni e vivaci ragazzini che abitano accanto a loro. Un “film con messaggio” indirizzato ai più giovani, ben intenzionato ma indebolito da durata eccessiva, mancanza di incisività e sovrabbondanza di colpi di scena drammatici.

Il Grinch

È da anni uno dei migliori cineasti americani, ma dato che passa di genere in genere con estrema disinvoltura e non si dà arie «d’autore», dalle sue (e dalle nostre parti) stentano a prenderlo sul serio. Stiamo parlando di Ron Howard, autore di piccole gemme come Parenti amici e tanti guai , Fuoco assassino, Apollo 13, Ransom, EdTv … solo per citarne alcuni. Questa sua ultima fatica, tratta da un classico della letteratura per ragazzi (di Theodore Seuss Geisel, meglio noto come «Dr. Seuss»), ne conferma le doti di raffinato esecutore e affidabile «professionista», nella tradizione dei grandi artigiani di Hollywood. Non solo: pone anche il suo talento sotto una nuova luce. Curiosamente, Il Grinch – parabola (in forma di favola) di un essere quasi mostruoso, emarginato, esiliato dal resto della comunità, irrimediabilmente «diverso», che si ribella nei confronti dei cosiddetti «normali» diventando un irriducibile avversario dello spirito natalizio – avrebbe tutte le carte in regola per essere un’opera di Tim Burton, una sorta d’incrocio tra Pee-Wee’s Big Adventure, Batman: il ritorno e Nightmare Before Christmas . Pur senza possedere la malinconia dark che caratterizza i film di Burton, Howard non fa comunque rimpiangere l’illustre collega, e dimostra di saper padroneggiare al meglio sia i materiali narrativi paraburtoniani che il complesso armamentario visivo a disposizione (le splendide scenografie di Michael Corenblith, esaltate dalla colorata fotografia di Don Peterman) realizzando un’autentica delizia per gli occhi, malgrado qualche occasionale caduta di tono (leggi «sdolcinatura») del resto perdonabile in un prodotto tipicamente natalizio.

Ma non si tratta di un Tim Burton di secondo grado, tutt’altro. Anche perché il genere Howard lo aveva già affrontato con piglio notevole nel lontano 1988 con Willow , dosando in egual misura umorismo e fantasia. Il Grinch , ovviamente, è anche un film «di» (e non solo «con») Jim Carrey: l’attore, assolutamente straordinario, domina la scena dall’inizio alla fine, gigioneggiando dietro a una pesante maschera di gomma (creata dallo specialista Rick Baker). E di tanto in tanto – nonostante il target del film sia praticamente puberale – non resiste alla tentazione e rispolvera il suo perfido e irresistibile umorismo: come quando si appone il vischio sul didietro per farselo baciare dall’odioso sindaco della città! (andrea tagliacozzo)

Chicago

La Chicago degli anni Venti è fata di alcol, gangster, violenza e jazz. Una famosa ballerina di cabaret, Velma Kelly (Catherine Zeta-Jones), uccide sua sorella e il marito, dopo averli scoperti insieme a letto. Intanto Roxie Hart (Renée Zellweger), tradisce il marito Amos con il mobiliere Fred, che le ha assicurato di parlare di lei al proprietario di un famoso locale. Dopo un po’ di tempo Roxie capisce che Fred le ha mentito e così, in un raptus di rabbia, lo uccide. Portata in prigione, dove incontra la presuntuosa e arrogante Velma, Roxie capisce come deve giocare le sue carte per non finire impiccata e così ingaggia il grande avvocato penalista Billy Flynn (Richard Gere), bravissimo a sfruttare il sensazionalismo che provocano i giornali nei casi di cronaca. Roxie ottiene fama e successo, mentre è in carcere, ma Velma, ormai offuscata dalla bionda rivale, trama nell’ombra… Basato sul famoso musical di John Kander, Fred Ebb e Bob Fosse,
Chicago
è un film davvero completo. Intrighi di ogni genere, amore, tradimenti, seduzione, rivalità, amicizia, cinismo, ironia, sarcasmo. Tutto condito con musica e danza. Un Richard Gere in grazia di dio, che arringa in aula a tempo di tip tap, che gioca al ventriloquo con la sua assistita, che canta da vero crooner. Altrettanto brave le due primedonne, anche se nel balletto di chiusura del film danno dimostrazione lampante di fare un altro lavoro, e per fortuna. Comunque una pellicola da vedere, ben fatto e ben recitato, praticamente impeccabile, apprezzabile anche da chi non ama il genere musical. Candidato a tredici premi Oscar.
(andrea amato)

Mamma mia!

Mamma mia!

mame cinema MAMMA MIA! - STASERA IN TV IL MUSICAL CULT sophie
Amanda Seyfried nel ruolo di Sophie

Diretto da Phyllida Lloyd e scritto da Catherine Johnson, Mamma mia! (2008) ha come protagoniste due donne, la giovane Sophie (Amanda Seyfried) e sua madre Donna (Meryl Streep). Le due vivono sulla piccola isola di Kalokairi, in Grecia, dove gestiscono un hotel chiamato Villa Donna. Sophie sta per sposare il suo fidanzato, Sky (Dominic Cooper), ma sente la mancanza della presenza di suo padre in un giorno così importante per lei. Ma c’è un problema: lei non sa chi sia suo padre.

Un giorno, però, trova un vecchio diario di sua madre, nel quale legge che Donna ha frequentato tre uomini diversi prima della nascita della figlia. Sophie decide quindi di spedire gli inviti per il suo matrimonio ai tre uomini menzionati nel diario, nella speranza di scoprire l’identità del padre. L’arrivo dei tre sull’isola genererà non poco scompiglio e Donna dovrà fare i conti con emozioni e sentimenti che credeva perduti.

Curiosità

  • Mamma mia! è l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical, basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA. E, in Gran Bretagna, è diventato il DVD più venduto di tutti i tempi, con più di 5 milioni di copie al suo attivo.
  • Inoltre, è il musical che ha incassato di più nella storia del cinema, guadagnando $144 130 063 negli USA e $465 711 574 nel resto del mondo.
  • Il film si è aggiudicato gli Empire Awards nella categoria Miglior colonna sonora, ottenendo anche nomination ai Golden Globe, ai BAFTA e agli MTV Movie Awards.
  • Per il ruolo di Sam, Pierce Brosnan ha vinto i Razzie Awards nella categoria Peggior attore non protagonista.
  • Sulla scia del successo della pellicola, uscirà tra il 2018 e il 2019 Mamma mia: Here we go again!, il prequel incentrato sulla gioventù di Donna. La protagonista sarà Lily James (Cenerentola, Guerra e Pace).

Bulworth – Il senatore

Audace satira politica su un senatore della California che, nel tentativo di farsi rieleggere alle amministrative del 1996, si libera la coscienza dicendo la verità, venendo incontro alla comunità nera. Volutamente inquietante in alcuni momenti, uno sguardo acuto sui processi della politica e sulla condizione delle classi subalterne. Uno dei film migliori di Beatty, che qui recita, dirige ed è co-autore della sceneggiatura insieme a Jeremy Pikser. William Baldwin e Paul Mazursky compaiono non accreditati.

Marci X

Brutta satira con una principessina ebreo-americana scialba e attempata (Kudrow) obbligata dalle circostanze a entrare nel mondo dei quartieri alti di un cattivo ragazzo, star del rap (Wayans). Non si ride neanche per un istante, per non menzionare gli stereotipi impressionantemente volgari. Scritto da Paul Rudnick. Finito di realizzare nel 2001.