Protocol

A Washington, una cameriera dall’aria un po’ svampita, ma in realtà assai svelta di cervello, riesce fortunosamente ad ottenere un posto nel governo in qualità di addetta alle relazioni pubbliche. Il film, diretto da un esperto della commedia leggera, è stato confezionato su misura per sfruttare la viscomica di Goldie Hawn. E in parte ci riesce. Solo che il tutto sa troppo di ovvio, di già visto, e finisce per risultare tremendamente scontato.
(andrea tagliacozzo)

Schiavi di New York

A New York, la svampita Eleonor, correttrice di bozze di una rivista, convive con Stash, un pittore geloso e nevrotico. Attorno alla coppia, gravitano una serie di strani personaggi, quasi tutti appartenenti al mondo artistico newyorkese. Brutto scivolone di James Ivory, solitamente impeccabile (benché eternamente imballato nello stile) nei suoi film in costume, che si smarrisce alle prese con un soggetto d’ambientazione contemporanea. Tama Janowitz, autrice della sceneggiatura e dei racconti dai quali è stato tratto il film, fa una fugace apparizione nel ruolo di Abby. (andrea tagliacozzo)

Mayflower Madam

Film realizzato per la televisione, ispirato alla vita di Sidney Biddle Barrows. La discendente di uno dei primi pionieri americani si ritrova in ristrettezze economiche. Per continuare a concedersi una vita di lussi, decide di diventare la proprietaria di un bordello per persone altolocate. La stessa Sidney Biddle Barrows appare in un ruolo di contorno. Nonostante la presenza della Bergen, un prodotto decisamente sotto la media. (andrea tagliacozzo)

Cuba

A Cuba, nel 1959, il generale Bello assolda, per conto del governo di Batista, il maggiore inglese Robert Dapes. Il compito dell’ufficiale è quello di aiutare le truppe governative a sgominare i ribelli di Fidel Castro. All’Havana, Robert incontra l’ex amante Alexandra, divenuta la moglie del ricco Juan de Pulido. Meno originale e vivace di altri film dello stesso Richard Lester (che, pur essendo americano, fu uno dei registi di punta del cinema inglese degli anni Sessanta), ma comunque dignitoso e ben interpretato.
(andrea tagliacozzo)

Osterman Weekend

Un intervistatore televisivo viene reclutato dalla Cia per smascherare un’organizzazione spionistica russa nella quale militano tre suoi amici. L’occasione per agire si presenta durante il tradizionale fine-settimana che come ogni anno i quattro riservano a una simpatica rimpatriata. Ultimo film diretto da Sam Peckinpah prima della scomparsa, avvenuta nell’84. Interessante, con un magistrale crescendo di tensione, nonostante le numerose ingerenze della produzione.
(andrea tagliacozzo)