Lara Croft: Tomb Raider

Va bene per gli appassionati di videogiochi. Per chi va matto per gli effetti speciali, il ritmo forsennato, le storie inverosimili… E per chi apprezza la bellezza di Angelina Jolie. Il film, ispirato al popolarissimo videogioco, è un kolossal americano degli effetti speciali. Lara Croft è la figlia di un archeologo che le ha lasciato la chiave per decifrare il mistero del tempo. Quando i pianeti sono allineati, quando ci sarà un’eclissi, allora due pezzi di una pietra incisa (naturalmente uno in un continente, l’altro dalla parte opposta del globo) dovranno essere riuniti per diventare padroni dello spazio e del tempo. Inutile dire che lady Croft, bravissima, intelligentissima, agilissima (si rilassa prima di andare a dormire facendo acrobazie da circo librandosi su liane di cuoio a decine di metri da terra…), scaltrissima, troverà i pezzi mancanti, li ricongiungerà al momento giusto e nel posto giusto, eliminerà i cattivi e vincerà… Se la vede con mostri di acciaio comandati per ucciderla (e li stronca lei), con interi battaglioni di omaccioni armati fino ai denti (li stermina), con statue di pietra di budda giganti che si animano e con le loro sei braccia cercano di colpirla (sbriciolerà anche le statue)… Restando, per carità, senza un graffio, con le sue canottiere aderentissime come fossero appena stirate, con la lunga treccia in ordine… Aggiungete, una società segreta (gli Illuminati), un babbo morto che riappare alla figlia…

Girato in tre continenti (si passa in un amen dalla Gran Bretagna, all’Islanda, a Venezia, alla Cambogia), costato uno sproposito, avrà tra poco un seguito per il quale Angelina Jolie è già stata scritturata. Nel film la figura del padre di Lara Croft, lord Croft è John Voight, padre dell’attrice anche nella realtà.

Tomb Raider II – La culla della vita

Nell’isola di Santorini, in Grecia, Lara Croft scopre un tempio risalente all’epoca di Alessandro il Grande, completamente sommerso dal mare. All’interno delle rovine trova un codice per raggiungere il vaso di Pandora, che contiene il potere per il controllo del destino del mondo. Del vaso vuole impossessarsi anche Chen Lo, un malvagio cinese che lavora per il vecchio scienziato milionario Jonathan Reiss. Quando torna in Inghilterra, a Lara viene chiesto di recuperare il vaso di Pandora e di salvare il mondo dalla rovina. Affiancata nell’impresa dall’ex fidanzato Terry Sheridan, l’affascinante archeologa tenta di recuperare il prezioso oggetto, nascosto alle pendici del monte Kilimanjaro.
Sono trascorsi due anni dall’uscita nelle sale di Lara Croft: Tomb Raider, primo episodio della saga mutuata dall’omonimo videogame. La culla della vita, il secondo episodio, non porta con sé nulla di nuovo. La regia è stata affidata a Jan De Bont, che ha deciso di strafare. Molti, e a tratti superflui, gli effetti speciali presenti nel film, nel corso del quale un sonoro invadente stordisce lo spettatore, proiettato dalla vecchia Inghilterra ai paesaggi esotici dell’estremo Oriente in un’avventura che in ben pochi momenti riesce a coinvolgere fino in fondo. I personaggi, nel primo episodio ben caratterizzati dall’allora regista Simon West, non sembrano presentare la stessa carica ironica, rendendo i poco scorrevoli. L’atletica e superdotata Angelina Jolie si muove tra percorsi obbligati che sembrano studiati a tavolino ma non convince del tutto, riuscendo a far sorridere solo quando si barcamena tra terribili creature dalle dentature affilate e nemici invincibili, nei lunghi e spettacolari combattimenti che costellano la pellicola. Ma Lara Croft non ha davvero nulla a che vedere con lo spielberghiano Indiana Jones: il sentimento e il proverbiale sarcasmo dell’archeologo più famoso del grande schermo sono assenti. Quando le luci si riaccendono una domanda sorge spontanea: vale davvero la pena portare la Playstation al cinema? (emilia de bartolomeis)