2012

Secoli fa i Maya hanno inciso sul loro calendario una precisa data sulla fine del mondo. Gli astrologi hanno analizzato questa profezia, i numerologi hanno trovato dei modelli che la annunciano, i geologi sostengono che è un evento atteso sulla Terra e anche gli scienziati governativi non possono negare il cataclisma di proporzioni cosmiche che attende il nostro pianeta nel 2012. Una profezia nata con i Maya e che ora è stata ben delineata, discussa, messa in evidenza ed esaminata. Arrivati al 2012, non potremo negare di essere stati avvertiti.

Inside Man

Quattro malviventi travestiti da imbianchini entrano in una banca di New York, il Manhattan Trust, prendendo in ostaggio cinquanta persone tra clienti e dipendenti. Il caso viene affidato al negoziatore della polizia Keith Frazier, ancora coinvolto in un caso di corruzione. All’interno dell’istituto i ladri fanno spogliare gli ostaggi e gli ordinano di indossare i loro stessi indumenti (tute e maschere bianche, opportunamente introdotte). Nessuno, in questo modo, capirà chi è l’altro. I contatti tra autorità e rapinatori tardano a essere stabiliti e le successive richieste dei malviventi sono troppo assurde per essere prese in considerazione. Il caso appare da subito anomalo…

La recensione

Una banca che cela un segreto. Una banda di rapinatori determinati. Un detective che si deve riscattare. Questi gli elementi che si intrecciano a formare la trama del nuovo joint firmato Spike Lee. C

Piccoli affari sporchi

Okwe è un immigrato nigeriano che vive nei sobborghi di Londra dove condivide uno squallido appartamento con Senay, giovane turca senza permesso di soggiorno. I due coinquilini non si vedono quasi mai. Okwe sbarca il lunario facendo il tassista e il portiere di notte nello stesso albergo dove Senay durante il giorno lavora come donna delle pulizie. Drogato di caffeina e stimolanti per non cedere al sonno, l’uomo, che nel suo paese d’origine era un medico, si prodiga per aiutare chi, come lui, si trova in un Paese straniero senza assistenza sanitaria. Una notte Okwe fa una macabra scoperta in una delle stanze dell’hotel. Intuendo che qualcosa di terribile sta accadendo nell’albergo, il povero nigeriano si ritrova, suo malgrado, coinvolto nei loschi affari del pericoloso sottobosco criminale della periferia londinese.

Stephen Frears torna ancora una volta a raccontare storie di vita vissuta.
Piccoli affari sporchi,
pellicola girata nel 2002, è focalizza la sua attenzione su tematiche sociali come globalizzazione e immigrazione clandestina: la storia di Okwe e Senay diventa il pretesto per mettere in scena una realtà invisibile, quella di coloro che «guidano i nostri taxi e che puliscono le nostre camere», disposti a svolgere mansioni umili pur di non tornare nei Paesi d’origine. Ma il regista, accanto alle tematiche sociali legate alla vicenda narrata, pone anche elementi mutuati dal thriller dando vita a un prodotto multiforme e difficile da classificare. Nella prima parte si assiste alla messa in scena della miseria e delle difficoltà dei protagonisti, passando attraverso lo sfruttamento e il disagio sociale. La tensione e il mistero subentrano invece successivamente quando, con la trovata del traffico di organi, il film vuole trasformarsi nelle intenzioni del regista in un vero e proprio giallo. In realtà il tentativo di fare della pellicola un pamphlet sociale ne limita fortemente anche la riuscita. Si ha la netta impressione che la storia segua due fili conduttori che poco hanno in comune e che a tratti si incontrano dando vita a un risultato confuso. Anche se il vago intento poetico di Frears riesce a emergere in qualche punto. Significativo in questo senso il primo piano di un cuore umano buttato nello scarico del bagno a rappresentare metaforicamente la perdita da parte dell’individuo della pietas verso i propri simili. Poco convincente la graziosa Audrey Tautou, già protagonista de
Il favoloso mondo di Amelie,
qui alle prese con i toni drammatici di un ruolo forse poco adatto alle sue corde. Bravo, invece, Chiwetel Ejiofor nei panni del protagonista. Su tutti spicca Sergi Lòpez che sapientemente interpreta nel film l’ammiccante e sgradevole Sneaky, il gestore del sordido hotel dove si consuma il dramma. Frears, regista abile e arguto nel delineare personaggi e situazioni, sembra purtroppo perdere parte del suo tocco, offrendo un prodotto in cui l’avvicendarsi degli eventi confonde lo spettatore anziché coinvolgerlo. E, se i sobborghi di Londra abitati da immigrati, prostitute e piccoli delinquenti in lotta per la sopravvivenza ricordano le struggenti ambientazioni di loachiana memoria, il lavoro rimane un’occasione mancata rispetto alle intenzioni indubbiamente buone del regista.
(emilia de bartolomeis)

Melinda e Melinda

Un drammaturgo e un commediografo iniziano a discutere riguardo le potenzialità delle rispettive arti. Per determinare il vincitore della tenzone, decidono di sviluppare ciascuno la propria storia, partendo da un unico episodio, incentrato sull’enigmatica Melinda.
Dopo il non entusiasmante Anything Else, Woody Allen si prende una pausa dalla recitazione per concentrarsi unicamente sulla regia. Il suo nuovo film si basa sul classico espediente della duplice narrazione di uno stesso episodio, affidando all’ottima Radha Mitchell il ruolo di Melinda, la donna al centro della vicenda. Il regista newyorkese ha così confezionato due film distinti che scorrono in parallelo. Una scelta portata fino in fondo con mano ferma e buoni risultati: riflessione e risate si alternano infatti senza cadute di ritmo e senza creare confusione nello spettatore. Un classico film di Woody Allen, gli estimatori ne saranno deliziati, tutti gli altri difficilmente cambieranno idea. (maurizio zoja)