C’era una volta in Messico

Sands è un agente non proprio segreto (sulla sua t-shirt c’è scritto «agente della Cia»…), ma sicuramente corrotto. Deve sventare un attentato al presidente messicano ordito dal cattivissimo narcotrafficante Barrillo e da alcuni generali dell’esercito messicano. Per salvare il presidente, si rivolge al mitico chitarrista El Mariachi, che vive in isolamento tra ricordi, rimpianti e sete di vendetta…

Terzo episodio della saga di El Mariachi (iniziata nel 1993 con
El Mariachi
e proseguita nel 1995 con
Desperado)
confezionato da Robert Rodriguez (nel frattempo ha girato anche la saga di
Spy Kids)
che ne ha curato anche sceneggiatura, montaggio, scenografia, fotografia e persino la colonna sonora. Un doppio, ironico, divertito omaggio a due maestri del regista messicano: Sergio Leone (basta il titolo…) e Quentin Tarantino (basta contare i cadaveri…). Eppure, questo film che ha messo in pista una parata di stelle (Antonio Banderas, Johnny Depp, Willem Dafoe, Mickey Rourke, Eva Mendes, Enrique Iglesias, Salma Hayek, Marco Leonardi…) è divertente. Con i suoi personaggi irreali, forzati, incredibili. Con le situazioni paradossali, al limite di ogni forzatura. Con un numero di morti ammazzati, tagliati, ridotti a brandelli da grande pulp in salsa messicana. Divertente un nevrotico Johnny Depp, con terzo braccio finto e una sfilza di spacconate (ammazza il cuoco perché cucina troppo bene…). E grande il chitarrista con le armi nella custodia della chitarra, Banderas, qui ancora afflitto per la morte (violenta) della compagna Carolina e del figlio neonato. Un film – girato in digitale – sicuramente spettacolare (inseguimenti, fughe, esplosioni…), rumoroso ed esagerato. Gli amanti del genere non possono perderlo. Gli altri si fanno due risate e si rifanno gli occhi con cotanto cast…
(d.c.i.)

Ho solo fatto a pezzi mia moglie

Una delle più sonore bufale da almeno cinquant’anni in qua. La roba di Arau è inguardabile anche se camuffata da primizia iconoclasta, antireligiosa, ricercata e originale. Il macellaio Allen fa a pezzi la moglie Stone che lo tradisce col poliziotto Sutherland e con mille altri. La mano col medio alzato di lei viene trovata da una cieca a El Niño nel New Mexico, dove tutti la prendono per un dono del cielo: compie miracoli. La Chiesa vede scandalo, ma solo perché il prete del paese si titilla nel confessionale con la prostituta Cucinotta. La storiella cretina dell’apparente santa reliquia capace di esaudire i desideri di cittadini che fanno della loro fede un mercato è la prova definitiva che siamo ormai in un paese di imbecilli. I ghirigori formali di Storaro che gira col formato Univision vorrebbero portare il film in territorio Arturo Ripstein, ma fanno piangere. Il mix di grottesco e surreale, volgare demenza e spinta eretica, stanca appena dopo l’inizio, e dopo cinque minuti ti induce a uscire. La comicità è ai livelli dei film con Gigi e Andrea, ma almeno quelli erano sanamente scemi e senza alcun secondo fine. Gli interpreti, poveretti, non sanno cosa guardare dire e fare: uno spreco di dimensioni colossali. Si accomodino pure tutti coloro che riescono a tirar fuori qualcosa di perlomeno sopportabile da questa offesa all’intelligenza di una persona anche meno che comune. (pier maria bocchi)