Riso amaro

Francesca, complice del fidanzato Walter in una rapina, cerca di far perdere le proprie tracce mescolandosi alle mondine. Walter la raggiunge nelle risaie, tenta di recuperare la collana rubata e subito progetta il furto dell’intero raccolto. De Santis fu uno dei teorici più lucidi del neorealismo italiano: ne capì la natura ibrida, e da subito lavorò sui suoi paradossi. Più che il lavoro di un intellettuale organico,
Riso amaro
è un grande fumettone, con l’esorbitante Mangano – che è già quella di Anna e Mambo – e poi Raf Vallone e Gassman… Il film, coraggioso e abbastanza folle, ha una solidità e un fascino irresistibili. Oggi, com’è giusto, ci appare più vicino a Matarazzo che a De Sica. Un capolavoro non lo era nemmeno allora, ma è forse un esempio irripetuto di grande spettacolo nazional-popolare di «sinistra». E poi, al di là dei partiti presi, si vede che De Santis amava le facce delle persone che inquadrava; amava i luoghi, amava le donne…
(emiliano morreale)

Ladri di biciclette

Il capolavoro di Vittorio De Sica. Nell’immediato dopoguerra, un disoccupato romano ottiene un impiego come attacchino del Comune. Mestiere per cui è necessaria una ciciletta. Così Antonio Ricci riscatta la sua bicicletta al Monte di pietà in cambio diun paio di lenzuola. Ma non fa in tempo ad attaccare un manifesto di un film di Rita Hayworth che gli rubano la bicicletta. Il pover’uomo si ritrova a vagare per Roma assieme al figlio Bruno nella vana ricerca del ladro… Vero e proprio manifesto del neoralismo italiano, commovente ritratto dell’Italia devastata dell’immediato dopoguerra, il film vinse l’Oscar 1949 come miglior film straniero (seconda statuetta attribuita a De Sica dopo Sciuscià, nel ’47). (andrea tagliacozzo)