Jane Eyre

Remake poco notevole del romanzo classico della Bronte presenta la Gainsbourg come una Jane davvero credibile. Sfortunatamente non c’è chimica tra i due protagonisti e un finale precipitoso è completamente fuori sincrono con il resto del film. La versione del 1944 rimane il tentativo migliore.

Pranzo di Natale

Plurale femminile. È questa la formula di
Pranzo di Natale
di Danièle Thompson, servito a meraviglia da un trio femminile d’eccezione: Sabine Azéma, Emmanuelle Béart, Charlotte Gainsbourg. Tre sorelle, tre stili di vita, un bel po’ di complicazioni familiari e sentimentali, un solenne tacchino al tartufo preparato meticolosamente per il tradizionale pranzo natalizio, due genitori separati, l’amante della madre morto e una serie di rivelazioni clamorose che rimettono in gioco parentele e legami: in parole povere, una versione sofisticata di
Segreti e bugie
di Mike Leigh, con una serie di battute felici e memorabili, che, come spesso accade nelle commedie francesi di elegante livello medio, centrano il bersaglio. Alla fine, nel ritratto di famiglia allargata e in fieri, trionfa l’equilibrio: ognuno può contare su un partner imprevisto da collaudare, e nessuno cade nell’incesto. Colonna sonora doc, firmata da Michel Legrand.
(anton giulio mancino)

Io non sono qui

I cambiamenti di Bob Dylan attraverso una serie di personaggi in continuo sviluppo, interpretati da sette diversi attori. Dal giovane aspirante menestrello evocativo di Woody Guthrie, al “profeta del folk” del Greenwich Village dei primi anni sessanta; dall’Arthur Rimbaud in chiave moderna al “Giuda” del folk-rock elettrico; dall’icona controtendenza che lotta per difendere il proprio matrimonio o dal cristiano rinato alle prese con la moralità, al cowboy solo, in esilio volontario dalla sua stessa controversa fama. I’m Not There è il ritratto dell’artista in divenire.

Il sole anche di notte

Pur ispirandosi al racconto
Padre Sergio
di Lev Tolstoj, i fratelli Taviani hanno spostato l’azione dalla Russia ottocentesca dello zar Nicola I, alla Napoli del Settecento di Carlo III di Borbone. Il giovane Sergio Giuramondo, primo aiutante del re, si appresta a sposare la duchessina Del Carpio. Quando questa gli rivela di essere stata l’amante del sovrano, il giovane volta le spalle a tutto e sceglie il convento. Una trascrizione cinematografica tecnicamente pregevole, ma fredda, incolore e senza passione.
(andrea tagliacozzo)

Mia moglie è un’attrice

A Parigi ci sono 2.025.246 abitanti, di cui 1.153.000 donne, di cui 10 mila attrici. Se si è un cronista sportivo c’è una possibilità su 150 di incontrarne una. Questo, però, capita a Ivan, giornalista di una televisione sportiva satellitare. Ivan è innamorato pazzo di Charlotte, ma la sua popolarità inizia a turbarlo e quando un vecchio amico si permette di fare insinuazioni sulla «disinvoltura» delle attrici, Ivan va fuori di testa dalla gelosia. Charlotte è a Londra per girare un film con un attore molto affascinante e Ivan corre con l’Eurostar a verificare cosa succede sui set dei film. La gelosia non riesce a farlo vivere in pace e così decide di iscriversi a un corso di teatro, per capire meglio sua moglie e la recitazione. Tra equivoci e incomprensioni il matrimonio naufraga, fino a quando… Debutto alla regia di Ivan Attal, che è anche lo sceneggiatore del film. Tipica commedia francese, piacevole, con qualche spunto molto divertente, ma complessivamente prevedibile. Per fortuna il cast riesce a mantenere decoroso il livello del film. Una pellicola che si può vedere, ma non c’è certo bisogno di correre al cinema. (andrea amato)

L’arte del sogno

Stephane (Gael Garcia-Bernal) è franco-messicano, giovane, carino, fra i venti e i trenta, cerca di fare l’artista o l’inventore, o entrambe le cose. Mica male. Però gli muore il padre, di cancro. Torna a Parigi dalla madre (Miou-Miou), che gli promette un lavoro «creativo» presso un’azienda che produce calendari. Naturalmente, finisce invischiato nel peggior ufficio del mondo, poco più di uno scantinato, abitato da personaggi meschini, grigi impiegati la cui unica caratteristica distintiva è il cinismo. Il lato positivo del trasferimento a Parigi comunque, c’è: Stephane conosce Zoe (Emma DeCaunes) e Stephanie (Charlotte Gainsbourg), vicine di casa. Inizialmente pensa di essere infatuato della prima, meno timida e introversa della seconda, una giovane artista che alla fine si rivelerà essere il vero oggetto del suo amore. Piccolo particolare: Stephane è un sognatore, a occhi chiusi. E aperti…

Quella sera dorata

Omar Razaghi studia all’Università del Colorado e la sua borsa di studio dipende dalla stesura della biografia di Jules Gund, scrittore sudamericano autore di un unico, venerato romanzo. Poichè gli eredi di Gund sono contrari al progetto, Omar viene convinto dalla compagna a raggiungerli nella loro tenuta in Uruguay, per tentare di ottenerne l’approvazione.

Al suo arrivo, tuttavia, troverà una serie di situazioni bizzarre e imprevedibili, ordite dagli stravaganti famigliari dello scrittore: Adam, il fratello cinico e raffinato, Caroline, la vedova orgogliosa, e Arden, la giovane amante che da Gund ha avuto una figlia. La presenza del ragazzo finisce per alterare il precario equilibrio della famiglia, facendo riemergere un passato di intrighi e segreti, ma è lo stesso Omar a dover ripensare la propria vita quando nasce l’amore con la bella Arden.

21 Grammi

Paul Rivers è un professore di matematica, cardiopatico, cui resta solo un mese di vita. Sua moglie vuole un figlio da lui, e vuole ricorrere all’inseminazione artificiale. Cristina Peck è moglie e mamma con un bravo marito Michael e due bellissime bambine, anche se in gioventù non deve essere stata una santa. E poi c’è Jack Jordan, un balordo che ha fatto dentro e fuori dalla galera e che è diventato un integralista cattolico (altro che islamici…) al limite del ridicolo. Tre vite, tre famiglie, tre storie. Che fatalmente si intrecciano. Perché il balordo sul suo furgoncino con la scritta «Jesus loves you» prende a tutta velocità una curva, investe il marito e le bambine di Cristina e li uccide. Il cuore di Michael viene donato a Paul che sopravvive. E sarà proprio lui ad andare a cercare Cristina per saperne di più su chi gli ha ridato la vita. I due finiranno uno tra le braccia dell’altra, mentre lo sconclusionato Jack…

Alejandro González Iñárritu è l’acclamato autore messicano di
Amores Perros
(1999) che affronta anche questa volta la vita e i suoi tristi casi. Al centro della vicenda, un incidente automobilistico che stronca la vita a tre persone, la illumina a un’altra, la stravolge a una terza. Queste tre vite (moltiplicate poi per i vari componenti delle tre famiglie) si frantumano come nell’andamento, frammentario e spezzato, del film che procede per quadri, per flash back senza alcuna linearità temporale (e con qualche fastidio per lo spettatore). Nella provincia americana più anonima e più normale (all’inizio il film doveva essere ambientato in Messico) con le villette a schiera, l’oratorio, il furgoncino molto Usa, i motel… Iñárritu mette insieme tanti temi scottanti: i trapianti (ma niente a che e vedere con le emozioni trasmesse da Almodovar), gli incidenti stradali, il fanatismo religioso (irritante ai limiti della sopportazione), l’inseminazione artificiale, la disoccupazione… La morte. Ecco in questo film dal ritmo sostenuto (quasi tutte le riprese sono state fatte con una cinepresa a spalla per accentuare nelle intenzioni degli autori l’atmosfera di tensione e l’immediatezza) manca l’emozione, manca il coinvolgimento. Si guardano tragedie inenarrabili (una mamma che perde le sue bambine, un uomo rantolante che sa di avere le ore contate…) e si rimane freddi. Forse perché le tragedie sono un po’ troppe. E anche l’amore è disperato. Le vie d’uscita – quasi tutte – sono bloccate. Ma è la filosofia di Iñárritu: «Questo film – ha dichiarato – medita su alcune difficoltà della vita: la perdita, l’assuefazione, l’amore, la colpa, la coincidenza, la vendetta, l’obbligo, la fede, la speranza e la redenzione. Mi piacciono i personaggi sfaccettati e contraddittori, come sono io e come, credo, sono tutti gli esseri umani che conosco. Nessuno è semplicemente buono o cattivo. Tutti noi galleggiamo in un immenso universo di circostanze, mi piace mostrare la debolezza e la forza dei miei personaggi, senza giudicarli, perché solo allora essi riescono a rivelare la propria condizione umana».
21 Grammi
è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003: Sean Penn per la sua interpretazione si è aggiudicato la Coppa Volpi come miglior attore. E davvero Penn è strepitoso riuscendo a passare, in modo assolutamente convincente, dalla parte del marito annoiato a quella del moribondo, dell’uomo fragile e disperato a quello dell’amante forte e protettivo. Bravi anche Naomi Watts
(Mulholland Drive, The Ring)
e Benicio Del Toro (Oscar per
Traffic).
Il titolo merita una spiegazione. quei 21 grammi sarebbero il peso che un essere umano perde nel momento del trapasso. Il peso dell’anima, insomma. «Il peso di cinque nichelini uno sopra l’altro. Il peso di un colibrì. Il peso di una barretta di cioccolata…».
(d.c.i)