Fratello, dove sei?

Nel Mississippi degli anni Trenta, tre detenuti evasi condividono una serie di avventure e inavvertitamente diventano un’attrazione canora interpretando vecchi classici musicali. Adattamento deliziosamente eccentrico dell’Odissea di Omero, pieno di idee ingegnose, musica irresistibile e dialoghi taglienti. Sceneggiatura di Ethan e Joel Coen; il titolo deriva da I dimenticati di Preston Sturges. Innovativo l’uso del colore del direttore della fotografia Roger Deakins. Super 35. Due nomination agli Oscar.

La stangata

Nei ruggenti anni Trenta, i simpatici imbroglioni Henry Gondorff e Johnny Hooker decidono di unire le loro forze per realizzare il colpo più grande della loro carriera: organizzano un colossale e ben orchestrato raggiro ai danni di un famoso e temuto gangster. Una intricata commedia sul gioco d’azzardo, ricca di continui colpi di scena, interpretata da un trio d’interpreti in grande forma (compreso Robert Shaw nel ruolo del criminale truffato). George Roy Hill aveva già diretto Robert Redford e Paul Newman in
Butch Cassidy
. Può sembrare incredibile ma entrambi i film, vincitori di numerosi Oscar (sette per
La stangata
, tra cui la miglior regia e il miglior film) videro escluso tra i candidati alla statuetta l’ottimo Newman.
(andrea tagliacozzo)

Essere o non essere

Remake di
Vogliamo vivere
, classico del 1942 diretto da Ernest Lubitch. In Polonia, durante l’occupazione nazista, una compagnia teatrale, capeggiata da Fredrick ed Anna Bronski, riesce a prendersi gioco degli odiosi invasori e a mettere in salvo un gran numero di patrioti. Il film, anche se adattato alle corde di Mel Brooks, segue fedelmente la trama del film originale. Inutile dire, però, che il regista Allan Johnson non ha il tocco dell’inimitabile Lubitsch. Inoltre, se nel corso del secondo conflitto mondiale la satira antinazista risultava di scottante attualità, negli anni Ottanta ha perso gran parte del mordente e della sua ragione d’esistere.
(andrea tagliacozzo)

Oltre ogni rischio

Un albergatore di Miami (interpretato da Peter Weller, il poliziotto bionico di
Robocop
) arriva a Santo Domingo per rintracciare una giovane guerrigliera che gli aveva salvato la vita anni prima, quando era un marine. Rimane invece implicato in un intrigo con uno spietato generale e con la moglie di questi (Kelly Mc Gillis), con la quale aveva avuto una relazione tempo prima. Film minore del bravo regista di
China Girl
e
New Rose Hotel
ripudiato dal suo stesso autore in seguito ad ampi tagli e manomissioni da parte della produzione.
(andrea tagliacozzo)

Mister Hoola Hoop

Un ingenuo ragazzotto di campagna arriva nella Grande Mela e diventa pedina inconsapevole di un piano per rovinare una fiorente compagnia. La più stravagante creazione dei fratelli Coen: un’impressionante fantasia in stile anni Cinquanta sul business in escandescenza, con Robbins assolutamente perfetto nel ruolo dello stupido con gli occhi spalancati che, miracolosamente, arriva in alto. Newman è un’abile canaglia e la Leigh è divertente (anche se un po’ monocorde) nei panni di una reporter dalla parlantina veloce alla Kate Hepburn. Scritto da Ethan e Joel Coen con Sam Raimi. I Coen rivaleggiano con Fellini per quanto riguarda la selezione di volti inusuali che popolano i loro film.

Il grande imbroglio

Un assicuratore ha bisogno di denaro per poter mandare i suoi tre figli alla prestigiosa Yale University, così viene coinvolto da una donna (D’Angelo) nell’organizzazione dell’omicidio del marito (Falk). Si riuniscono gli interpreti di Una strana coppia di suoceri del 1979, ma questa volta il film ha incontrato un sacco di problemi produttivi, e non è quasi stato distribuito. Andrew Bergman ha scritto la sceneggiatura con lo pseudonimo di Warren Bogle.

Far North

Esordio alla regia dell’attore e commediografo Sam Shepard, che per l’occasione dirige la sua compagna Jessica Lange. In un paese del Minnesota, l’anziano e burbero Bartrum viene ferito dal suo cavallo imbizzarrito e finisce all’ospedale. Alla figlia, che è giunta da New York per sincerarsi delle sue condizioni, il vecchio affida il compito di sbarazzarsi dell’animale. Ottimi gli interpreti, ma il film non convince del tutto, a dispetto di qualche buon momento.
(andrea tagliacozzo)

Dick Tracy

Vivace e raffinato adattamento del classico fumetto di Chester Gould, con Beatty che impersona l’eroe tutto naso e mascella. La storia è proprio esile, ma dentro c’è talmente tanto da vedere che non ci si bada: una galassia di personaggi famosi interpretano i grotteschi cattivi disegnati da Gould, gli incredibili costumi e la direzione artistica — che vinsero l’Oscar — e Madonna che canta le nuove canzoni di Stephen Sondheim (una pecca? Troppo poche). Una di queste, Sooner or Later (I Always Get My Man), si aggiudicò a sua volta l’Oscar. Da applauso la divertente interpretazione di Big Boy Caprice regalata da Pacino. Super 35.

Hollywood, Vermont

Waterford è una tranquilla cittadina americana del Vermont. C’è la Main Street, c’è il medico condotto che ha una parola per tutti, c’è la libraia con ambizioni teatrali, c’è l’idealista, noioso e sotto sotto farabutto, fidanzato con la libraia… La tranquilla vita della tranquilla cittadina viene però momentaneamente sconvolta dalla produzione di un film hollywoodiano che, per questioni di budget, lascia il precedente set nel New Hampshire e cerca di ricrearne un altro qui. Lo sceneggiatore, esordiente e promettente, ha già pronto il copione che, però, deve adattarsi al nuovo set. Il film è ambientato nell’Ottocento. Con la stazione dei pompieri e il vecchio mulino. Ma il vecchio mulino è andato a fuoco quarant’anni prima e lo sceneggiatore deve cambiare anche il titolo del film,
The Old Mill,
il vecchio mulino. C’è l’attrice, bionda e nevrotica, che si rifiuta di mostrarsi nuda. Ma si infila nel letto dello sceneggiatore. E poi in quello del primo attore che di solito va con le ragazzine… E si becca, l’attore (Alec Baldwin), una denuncia per stupro di minorenne. C’è il regista cinico che cerca di mettere tutti d’accordo e di risparmiare e c’è il produttore che deve inserire uno sponsor (una società informatica con sito Internet) nel film dell’Ottocento…

Satira feroce del mondo del cinema, questo film di David Mamet. Ne escono simpaticamente a pezzi tutti i protagonisti, il bravo regista, la bella attrice, il cinico produttore, il fascinoso attore borioso e laido, il sindaco sciocco (e l’ancor più sciocca la moglie del sindaco), il consigliere comunale corrotto… Come dire che i cattivi non sono solo a Hollywood. Indenni da grettezze e calcoli solo la libraia e il tenero sceneggiatore paladino (con qualche tentennamento) dei buoni sentimenti. Molte le citazioni cinematografiche, un po’ facile la satira contro questo mondo amorale, sostenuta, però, da una frizzante sceneggiatura (quella vera…), battute azzeccate, trovate divertenti.

Fury

Sesto film del regista Brian De Palma, tratto dal romanzo omonimo di John Farris, autore anche della sceneggiatura. I servizi segreti americani decidono di utilizzare, a scopi militari, individui dotati di capacità extrasensoriali. Il giovane Robin, figlio di un ex agente federale, è uno di questi, ma rimane vittima di un rapimento. Un curioso horror d’azione diretto con sfoggio di grande tecnica da Brian De Palma. Ridondante, esagerato, ma divertente e ricco di pezzi di bravura da parte del regista e del direttore della fotografia, Richard H. Kline. Ottimo Kirk Douglas. (andrea tagliacozzo)

Indagine ad alto rischio

Tratto da un romanzo di James Ellroy,
Blood On The Moon
(pubblicato in Italia con il titolo
Le strade della violenza
), sceneggiato dallo stesso regista. Un sergente della polizia di Los Angeles dedica anima e corpo al servizio, ma si comporta da nevrotico sia sul lavoro che in famiglia. Le cose peggiorano ulteriormente quando, indagando sul barbaro omicidio di una ragazza, il poliziotto si convince che è l’opera di un maniaco. Un buon poliziesco, efficace, morboso e violento, ben interpretato da James Woods.
(andrea tagliacozzo)

Due tipi incorregibili

Lancaster e Douglas insieme per la settima volta. Due vecchi gangster, usciti di prigione dopo aver scontato venticinque anni, cercano di integrarsi nella nuova società. Braccati da un killer che ha un conto in sospeso con loro e ricercati da un anziano poliziotto, poco convinto della loro redenzione, i due decidono di ritornare alle abitudini di un tempo. Non male lo spunto iniziale, anche se il film perde vistosamente colpi strada facendo a causa di una regia del tutto inadeguata (eppure solo un anno prima Kanew aveva realizzato l’interessante
Toccato!
). Comunque, fa sempre piacere vedere all’opera due vecchie volpi come Kirk Douglas e Burt Lancaster.
(andrea tagliacozzo)

Detective con i tacchi a spillo

V.I. Warshawsky, meglio nota come Vic, è un’avvenente investigatrice privata di Chicago. La donna incontra un ex giocatore di hockey, Boom Boom, che le affida momentaneamente la custodia della figlia. Poche ore dopo, l’uomo muore in strane circostanze. Vic, per niente convinta che Boom Boom sia stato vittima di un incidente, decide di indagare. L’idea poteva essere interessante – la splendida Turner sulla scia degli investigatori privati macho dei vecchi film hollywoodiani – ma la sceneggiatura è terribilmente piatta, priva di guizzi realmente originali.
(andrea tagliacozzo)

Il magnate greco

Pellicola ispirata alla vita di Aristotele Onassis. Partendo quasi dal nulla, Theo Thomasis riesce a diventare uno degli uomini più ricchi del mondo. Ad un ricevimento, l’uomo conosce il futuro presidente americano James Cassidy e la moglie di questi, Liz. Qualche anno più tardi, la donna, dopo la prematura scomparsa del marito, sposerà il miliardario. Interpreti e regista di consumato mestiere non riescono a salvare un film colmo di banalità (a partire dalla ridicola sceneggiatura di Morton S. Fine, Nico Mastorakis e Win Wells).
(andrea tagliacozzo)

Le due sorelle

Separata chirurgicamente dalla sorella siamese, morta durante l’intervento, una fotomodella soffre di uno sdoppiamento di personalità che, durante le crisi più acute, la trasforma in una feroce assassina. De Palma esordisce nel thriller con un film virtuosistico e citazionista (nel calderone ci finisce Hitchcok ma anche il Michael Powell de L’occhio che uccide), anche se non completamente riuscito, soprattutto per le evidenti limitazioni di budget. Il regista tornerà più o meno sugli stessi argomenti vent’anni più tardi in Doppia personalità (un altro film pesantemente influenzata dalla già citata pellicola di Powell). Due anni dopo, William Finley sarà il protagonista de Il fantasma del palcoscenico agli ordini dello stesso De Palma. (andrea tagliacozzo)

Prima pagina

Dal lavoro teatrale di Ben Hecht e Charles Mac Arthur, una commedia già portata sullo schermo nel ’31 da Lewis Milestone e nel ’39 da Howard Hawks (col titolo La signora del venerdì). Un cronista di Chicago, in procinto di sposarsi e di cambiare lavoro, è costretto dal proprio direttore a intervistare un condannato a morte. Quest’ultimo riesce a fuggire durante un interrogatorio nascondendosi proprio nella Sala Stampa della prigione. Sicuramente non si tratta di una delle migliore regie di Billy Wilder, anche se il tocco del maestro affiora qua e là e gli interpreti sono a dir poco impeccabili. (andrea tagliacozzo)

Fratello, dove sei?

Un galeotto convince due compagni di prigionia a evadere per recuperare un fantomatico tesoro. In realtà vuole tornare dalla moglie, che sta per risposarsi… Una cosa è certa: per concepire la storia di tre forzati in fuga dal bagno penale nell’America rurale e stracciona degli anni Trenta, modellandola nientemeno che sulla Madre di tutti i racconti di viaggio (debito esplicitamente dichiarato nei titoli di testa), bisogna davvero possedere tutta la disinvoltura e lo sprezzo del pericolo dei Coen Bros.: i quali, sarà bene dirlo subito, ne escono ancora una volta vincitori, aggiungendo un tassello solo in apparenza atipico a una filmografia che di capitolo in capitolo va facendosi sempre più corposa e rilevante nel suo incessante processo di attraversamento, rielaborazione e attualizzazione dell’immaginario – non solo cinematografico – americano.
Con Fratello, dove sei?
, le intrusioni del Mito nel cinema dei Coen si espandono fino a occupare l’intero spazio della narrazione. Finora, infatti, se ne erano registrate tracce sparse in film come
Arizona Junior
(il personaggio del motociclista satanico) o
Mr. Hula Hoop
(la cui voce off apparteneva addirittura al Tempo in persona), senza contare la sospensione metafisica che circolava per lo spettrale hotel di
Barton Fink
. Episodi che, accostati al feroce e stralunato iperrealismo di
Blood Simple
e
Fargo
, alla matematica precisione di
Crocevia della morte
e alla beffarda malinconia di
Lebowski
, coprono una gamma di registri narrativi di invidiabile ampiezza. Ma non ci si aspetti, in quest’ultima e ambiziosa alzata di tiro, un pedissequo calco delle stazioni e dei caratteri dell’on the road (o meglio, dell’on the sea) omerico, appena riverniciati in salsa contemporanea: le peregrinazioni dell’impomatato Ulysses Everett McGill e dei suoi compagni di sventura, significativamente in cerca di un tesoro fantomatico e inesistente, li conducono nuovamente a contatto con le mille facce del morbo dell’idiozia, della corruzione, del razzismo e della violenza che squassano il Grande Paese. E a presiedere al loro destino non vi sono nessun Poseidone e nessuna Atena, bensì tuttalpiù una coppia di «divinità» antagoniste laide e volgari, contrapposte ma sconsolatamente identiche, in lotta per un potere tutto terreno (qualche allusione, con un anno di anticipo, a qualche tornata elettorale recente?).

Immerso «deep in the heart of darkest America», come diceva Laurie Anderson, nello scenario di un Sud arcaico e ignorante che non serve solamente a motivare la scelta country & bluegrass della funzionalissima colonna sonora,
Fratello, dove sei?
non inciampa mai su derive banalmente parodistiche, ma gioca la carta della deformazione grottesca alla stregua di un Daumier dei giorni nostri, con una varietà di trovate e di soluzioni di cui sarebbe impossibile fornire qui adeguata e sintetica descrizione. Clooney, Turturro e Nelson (ma anche tutti gli altri) pressoché perfetti, figurine in movimento su uno sfondo assolato reso sinistramente livido e giallastro dalla fotografia di Roger Deakins. Forse non il capolavoro di Joel & Ethan, ma sicuramente un’esperienza che riconcilia con il cinema.
(marco borroni)