Corriere diplomatico

Alla stazione di Salisburgo, un agente segreto americano deve ricevere da un collega del Dipartimento di Stato un importante documento, ma un imprevisto rimanda la consegna. Saliti entrambi sul treno che porta a Trieste, il primo viene eliminato da due spie nemiche, mentre l’altro, venuto in possesso della sua borsa, si accorge che il documento è sparito. Avvincente film di spionaggio diretto con mano sicura da Henry Hathaway. Brevi apparizioni per Charles Bronson e Lee Marvin, all’epoca ancora sconosciuti.
(andrea tagliacozzo)

Il giustiziere della notte 3

Paul Kerey, riposta la sua pistola e smessi i panni dell’implacabile giustiziere, si trasferisce a New York. Quando il suo amico Charlie viene ucciso da tre teppisti, Paul, ritrovatosi casualmente sulla scena del delitto, è ingiustamente arrestato. Per uscire di prigione, accetta di ripulire dai criminali il quartiere di Belmont. I due precedenti episodi, in confronto a questo inutile e noioso seguito, sembrano un fulgido esempio di finezza cinematografica. (andrea tagliacozzo)

Professione: assassino

Un killer professionista, al soldo di un’organizzazione criminale, riceve l’incarico di eliminare un boss della malavita. Eseguito il mandato, il killer decide di prendere con sé il giovane e cinico figlio della vittima per insegnargli i rudimenti del mestiere. Il film si distacca leggermente da altri dello stesso genere (compresi quelli interpretati dallo stesso Bronson) per un più approfondito studio psicologico dei personaggi. Tra i protagonisti figura Jill Ireland, seconda moglie di Bronson, stroncata nel 1990 da un male incurabile. (andrea tagliacozzo)

Quella sporca dozzina

Durante la seconda guerra mondiale, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un ufficiale americano riceve l’incarico di distruggere una base nazista in Francia. Gli uomini per la rischiosa impresa vengono reclutati tra la feccia di un carcere militare: ai dodici prescelti viene promessa la libertà a missione compiuta. Un entusiasmante film bellico, spettacolare e ricco d’azione, diretto da Robert Aldrich con stile secco ed efficace. Ottimo il cast. Del film verranno realizzati tre sequel, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Soggetti proibiti

Ennesima collaborazione tra Charles Bronson e il regista J. Lee Thompson. Un coriaceo tenente della polizia di Los Angeles, che si occupa da tempo di alcuni casi legati agli ambienti della prostituzione minorile, indaga sul rapimento di una adolescente, figlia di un funzionario giapponese. Il film non dice nulla di nuovo, simile in tutto e per tutto alle pellicole della serie del Giustiziere della notte interpretata da Bronson.
(andrea tagliacozzo)

L’assassino di pietra

Deciso a vendicare la morte dei familiari, sterminati 42 anni prima in un agguato, don Alberto organizza un corpo militare composto di agguerritissimi reduci del Vietnam. Il tenente di polizia Lou Torrey, insospettito da un’improvvisa catena di delitti, si ritrova sulle tracce dell’organizzazione di don Alberto. Poliziesco di buona fattura realizzato da un esperto del genere. Un anno dopo Charles Bronson e il regista Michael Winner si ritroveranno per dare il via alla saga de Il giustiziere della notte. (andrea tagliacozzo)

Telefon

La storia, tratta da un romanzo spionistico di Walter Wager, viene tradotta da Siegel in un film che non lascia un attimo di respiro ma che ha un sottofondo cupo e malinconico, come i versi di Robert Frost che fungono da macabro leit-motiv. Un Siegel laconico, estremo, che è già passato per l’abisso de
La notte brava del soldato Jonathan
e il caos di
Charley Varrick
e si dirige verso il silenzio marmoreo e notturno di
Fuga da Alcatraz
. Personaggi-automi inseguiti da un protagonista impassibile e monocorde come Charles Bronson, in un’atmosfera gelida cui neanche la suspense riesce a donare vita. Un intreccio che inchioda, ipnotizza, ma che soprattutto emana quello stordimento paranoico che solo i film di quegli anni sanno evocare.
(emiliano morreale)

L’uomo dalle due ombre

Fuggito dal carcere militare, dove era finito per un atto di insubordinazione, l’americano John Martin si rifugia in Francia. Dopo essersi costruito una nuova esistenza, l’uomo viene ricattato da alcuni suoi ex compagni di prigionia. Il romanzo thriller di Richard Matheson
Ride the Nightmare
è trasformato da Terence Young (regista di numerosi 007) in un banale e poco emozionante action movie. Da notare che in quello stesso anno Charles Bronson aveva lavorato in un’altra pellicola di produzione francese:
Rider on the Rain
di René Clement.
(andrea tagliacozzo)

Dieci secondi per fuggire

Un industriale americano, vittima di un complotto, è accusato di omicidio e condannato a ventott’anni di reclusione in un penitenziario messicano. La moglie decide di liberarlo facendolo evadere con un elicottero. Per portare a buon fine l’operazione si affida a uno specialista. Discreto film d’azione – piuttosto violento, anche per i suoi standard – tratto dal racconto
Ten Second Jailbreak
di Eliot Asinof, Warren Hinckle, William Turner. Efficace, ma un po’ monocorde Charles Bronson.
(andrea tagliacozzo)

Il giustiziere della notte

Manipolazione del pubblico ai massimi storici: la moglie e la figlia di un uomo d’affari (Bronson) vengono selvaggiamente stuprate; la moglie muore, trasformando così il pacato borghese Bronson in un giustiziere per le strade di New York. Spaventoso, ma irresistibile. Un travisamento del romanzo di Brian Garfield, nel quale farsi giustizia da sé non costituisce la soluzione ma un nuovo problema. Musiche di Herbie Hancock. Uno degli aggressori è Jeff Goldblum, al debutto. Con quattro sequel.

Caboblanco

Liberamente ispirato (anche se non ufficialmente) a
Casablanca
. Alla fine della seconda guerra mondiale, uno sparuto gruppo di uomini, tra i quali si nascondono (ma non troppo) alcuni ex nazisti, si disputa il prezioso carico che è affondato assieme al piroscafo Britannia. Entreranno a far parte del gioco anche il proprietario di un night-club, una misteriosa ragazza francese e il capo della polizia locale. Per quanto dignitoso nella realizzazione, il film non riesce a elevarsi oltre la soglia della mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

L’ultimo apache

Uno dei classici intramontabili del filone western revisionista, dove la figura del pellerossa viene riabilitata, promossa al rango di protagonista e tratteggiata con fiera e onesta sensibilità. Certo, L’ultimo apache non è uno dei western più cinici e crudeli di Robert Aldrich (basterebbe confrontarlo con il successivo e agghiacciante Nessuna pietà per Ulzana per rendersene conto), specie se si considera che l’eroe apache è interpretato da Burt Lancaster. Ciò nonostante resta una straordinaria parabola non priva di accenti surreali, che sigla l’impossibilità dell’irriducibile Massai ad accettare la sconfitta del suo popolo (nel 1886 il ribelle Geronimo era stato definitivamente battuto e gli Apache tradotti in una riserva). Nonostante un lieto fine imposto all’autore, L’ultimo apache è un’acuta e impietosa riflessione sul genocidio dei nativi americani per mano dei colonizzatori bianchi, che neppure dopo la vittoria accordano alla minoranza la libertà e la dignità guerriera. La storia d’amore di Massai con la sua squaw (un’altra attrice bianca, Jean Peters), smorza i toni della denuncia e sposta l’asse tematico sul versante sentimentale, senza compromettere comunque l’originalità del film. (anton giulio mancino)

A muso duro

In Colorado, Vince Majestyk, veterano del Vietnam e proprietario di una coltivazione di cocomeri, si ribella ai sistemi di Bobby Kopas: questi è un sordido individuo a capo di un gruppo di braccianti abusivi che vorrebbe imporre il proprio lavoro all’agricoltore. Kopas, godendo della protezione delle autorità locali, riesce a mandare in carcere l’incolpevole Majestyk. Lo script, poco originale ma ironico (come del resto il film), porta la prestigiosa firma di Elmore Leonard. Un po’ legnoso, come al solito, Bronson.
(andrea tagliacozzo)

Il giustiziere della notte 5

L’inossidabile Charles Bronson (all’anagrafe Charles Buchinsky, nato nel 1920) è un maturo insegnante universitario che ha una relazione stabile con l’ex moglie di un boss della malavita. Il mite professore è costretto a impugnare le armi quando il criminale decide di far uccidere la donna. L’unica parentela con gli altri film della celebre (ma pessima, almeno dal secondo episodio in poi) serie è la presenza dello stesso Bronson.
(andrea tagliacozzo)

La legge di Murphy

Charles Bronson, diretto da uno dei suoi registi preferiti (J. Lee Thompson), interpreta il solito ruolo del poliziotto dai metodi violenti e sbrigativi. Qualcuno, con l’evidente intenzione di incastrarlo, gli sottrae la pistola e gli uccide l’ex moglie. Ingiustamente messo in manette, il nostro eroe scappa e si rifugia presso un ex collega. Il film, concepito su un cliché ormai collaudato, sembra la brutta copia di decine di altre pellicole interpretate dello stesso Bronson (con in testa quelli della serie de
Il giustiziere della notte
).
(andrea tagliacozzo)

C’era una volta il West

Il pistolero Frank uccide Bret McBain, proprietario di una fattoria e di un terreno sul quale il bieco Morton, mandante del delitto, vuol far passare la ferrovia. La giovane vedova McBain, rimasta sola, trova due fedeli protettori in un meticcio e in un fuorilegge. Forse il miglior film di Sergio Leone, summa dei lavori precedenti in termini di stile, temi ed epica narrativa. Eccellenti tutti gli interpreti, tra i quali svetta un Henry Fonda davvero memorabile nell’inusuale ruolo del cattivo. La sceneggiatura del film, oltre alla firma del regista, porta anche quelle prestigiose di Dario Argento e Bernardo Bertolucci. Da antologia la sequenza iniziale, con cui Leone si riallaccia idealmente ai suoi primi tre western (la cosiddetta «trilogia del dollaro») .
(andrea tagliacozzo)