I quattro cavalieri dell’Apocalisse

Dall’omonimo romanzo di Vincente Blasco Ibanez, portato già sullo schermo nel 1921 da Rex Ingram con Rodolfo Valentino come protagonista. Durante la seconda guerra mondiale, i cugini Heinrich e Julio, discendenti del vecchio Madariaga, si ritrovano su fronti opposti: uno è ufficiale nazista, mentre l’altro è a capo della resistenza francese. Un film minore di Vincente Minnelli che, a quanto pare, avrebbe preferito un altro attore nel ruolo interpretato da Glenn Ford. Contiene, comunque, alcune pagine di indubbio fascino visivo.
(andrea tagliacozzo)

Il giardino di Allah

Storia romantica palesemente sciocca sullo sfondo del deserto algerino. Dialoghi pungenti, occhiate tormentate, belli i vestiti della Dietrich, così esotici. Spettacolare il lavoro in technicolor di Greene e Rosson, che è valso un Oscar. Il film non è un granché.

Arco di trionfo

Dal romanzo di Erich Maria Remarque (del quale il regista Lewsis Milestone aveva già portato sullo schermo, nel 1930, il celebre
Niente di nuovo sul fronte occidentale
). Alla vigilia della seconda guerra mondiale, un medico polacco, perseguitato dal nazismo, si rifugia a Parigi dove conosce una ragazza che dissuade da propositi suicidi. I due s’innamorano, ma poco tempo dopo il medico viene catturato dalla polizia. Un doppio fallimento, al botteghino e sullo schermo, per un soggetto che avrebbe meritato un trattamento migliore.
(andrea tagliacozzo)

Bagliori ad Oriente

Film d’avventura discreto e politicamente fazioso su un contrabbandiere d’armi (Ladd) alle prese con le tensioni sociali e la rivolta nell’India rurale. La Kerr e Boyer elevano questa routine, rispettivamente nel ruolo di una ricercata donna cieca che si innamora di Ladd e di un ufficiale governativo tenacemente pacifista.

Casino Royale

Ormai in pensione, James Bond è alle prese con intrighi internazionali complicatissimi, stangone belle e pericolose e un nipote degenere. Negli anni Sessanta, oltre a quelli di Blake Edwards e Richard Lester, si producevano un sacco di film dissacratori anche se non riusciti: operazioni autoreferenziali, piccole e grandi scoperte del camp (era di poco precedente il fondamentale saggio di Susan Sontag). Questa ad esempio è una pellicola assurda, scritta scavalcando un problema di diritti e diretta da cinque registi diversissimi uno dall’altro: tra i quali Val Guest, quello di Quatermass; il grande Huston, che aveva già fatto una cosa simile – ma più divertente – con
I cinque volti dell’assassino
; il montatore e regista di western Robert Parrish… Senza dire dello script, cui mise mano anche Woody Allen (che, possiamo dirlo, fa il cattivo), o degli attori, da Orson Welles a Barbara Bouchet. Però che simpatia quel delirio, e che libertà dissennata e pop in questo film pur noioso e scombinato!
(emiliano morreale)

Il giardino di Allah

Su un treno che la conduce al deserto algerino, una bella e ricca vedova conosce un giovane russo che, a causa di una profonda crisi morale, ha passato un lungo periodo in convento. I due s’innamorano e, dopo breve tempo, decidono di sposarsi. Tipico esempio di esotismo hollywoodiano, spettacolare ma totalmente falso, reso memorabile dalla fotografia a colori di W. Howard Greene e Harold Rosson (premiati con un Oscar speciale).
(andrea tagliacozzo)

La tela del ragno

Il dottor Stewart Melver dirige una clinica per malati di mente. Quando sua moglie suggerisce di cambiare la tappezzeria della biblioteca, nell’istituto si scatena un’aspra polemica: l’amministratrice è fermamente contraria, mentre Meg, la direttrice, pensa di affidare il compito di disegnare la nuova carta da parati a uno dei ricoverati, Steven. Tra i film meno riusciti del grande Vincente Minnelli, anche se lo stile raffinato del regista e alcune sue felici intuizioni narrative riescono ad aggirare le trappole del soggetto (tratto da un romanzo di William Gibson).
(andrea tagliacozzo)

Parigi brucia?

Slegata ricostruzione in stile pseudo-documentaristico della Francia della seconda guerra mondiale che mostra la liberazione di Parigi e il tentativo dei nazisti di bruciare la città. Cammei di artisti internazionali rendono confuso il film spezzettato fatto in Europa. Sceneggiatura di Gore Vidal e Francis Ford Coppola, dal libro di Larry Collins-Dominique Lapierre. Due nomination agli Oscar nel 1967.

La fortuna di essere donna

Una ragazza di folgorante bellezza si ritrova sulla copertina di una rivista. Il suo fidanzato vorrebbe fare causa al fotografo che, a sua insaputa, l’ha catturata in una posa spregiudicata, ma questi riesce a convincere la ragazza che quella foto potrebbe essere solo il primo passo verso la celebrità. Vivace commedia, tra le più note degli anni Cinquanta, ben sorretta da una sceneggiatura di ferro (alla quale collaborò, tra gli altri, Ennio Flaiano) e da un solido gruppo d’attori. Mastroianni e la Loren erano già stati diretti da Blasetti l’anno prima in Peccato che sia una canaglia. (andrea tagliacozzo)

Maria Walewska

A Varsavia, nel 1807, la contessa Maria Walewska incontra Napoleone Bonaparte. le è stato chiesto di intercedere con l’imperatore per ottenere l’indipendenza alla Polonia. Con ogni mezzo possibile. Anche concedendosi a Napoleone. Ne diventa infatti l’amante e resta incinta. Tra i due nasce un grande amore, tanto forte da convincere la contessa a lasciare il marito per seguire l’imperatore francese. Ma Napoleone, per ragioni di stato, è obbligato a sposare Maria Luisa. Solo quando sarà esiliato all’Elba si riunirà a Maria e al loro figlio… Nel 1937, il film su un fiasco. E proprio allora cominciò il lento declino della Garbo. Visto oggi, risulta un po’ melodrammatico, ma ancora di grande effetto.
(andrea tagliacozzo)

Quando si ama

Preceduto da una fama di gran dongiovanni, un famoso direttore d’orchestra conosce una giovane compositrice. I due s’innamorano e, poco tempo dopo, si sposano. Tornato dal viaggio di nozze, il direttore riprende la vita a cui era abituato e la moglie, convinta del suo tradimento, lo abbandona. Melodramma fiacco e convenzionale, a tratti perfino ridicolo, che la Hepburn, all’epoca ventottenne, non riesce a salvare nonostante il suo innegabile talento.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo che amo

La Arthur, in fuga da un marito geloso che non ama, si innamora del capocameriere parigino Boyer. Un dramma romantico elegante e adulto, diretto senza incertezze da Borzage, con un’incredibile scena madre a bordo di una nave e impeccabili performance dei due interpreti.

La porta d’oro

In Messico, un affascinante gigolò francese si trova bloccato in un paese situato nei pressi della frontiera americana, nella vana attesa di un visto per entrare negli Stati Uniti. Per ottenere in fretta la cittadinanza statunitense, l’uomo seduce, con l’intento di sposarla, una timida maestrina americana. Un soggetto apparentemente banale elevato ai massimi livelli dall’ottima sceneggiatura di Billy Wilder e Charles Brackett. Le molte annotazioni intelligenti sulla condizione dell’emigrante sono probabilmente dovute alla penna di Wilder, viennese trapiantato ad Hollywood. Il regista Leisen appare anche in veste d’attore (in pratica nel ruolo di se stesso).
(andrea tagliacozzo)

Stavisky il grande truffatore

Uno strano esperimento. Doveva essere un’operazione commerciale, che ripercorreva un celebre scandalo finanziario della Francia degli anni Trenta, e per giunta con un divo come Belmondo. Un film provocatoriamente classico e limpido, tutto dolly e carrelli, in anni dominati da zoom e macchine a mano. Ma in realtà è un’opera complicata e segreta, in cui i paralleli storici (Stavisky e Trotskij in esilio) e le premonizioni (l’Europa alle soglie della catastrofe, e Stavisky che ironicamente mostra «il re nudo») costituiscono dei rimandi misteriosi e paralleli. Alla fine ne risulta una riflessione sugli enigmi e le trappole della Storia, sulla Storia come truffa e inganno. Un intreccio di eventi e situazioni, un’atmosfera di tristezza e minaccia: un film che riesce a trasmettere, se non la tragedia della Storia, almeno la sua malinconia.
(emiliano morreale)