Ararat – Il monte dell’arca

Una pellicola ricca di elementi metacinematografici, incentrata sul genocidio degli armeni da parte dei turchi nel 1915. Mentre alcuni filmmaker di Toronto girano uno zoppicante film storico sulla tragedia, la trama principale prevede sesso tra parenti acquisiti, un padre alle prese con il figlio gay e un incidente doganale che coinvolge uno dei membri della troupe. A tratti un po’ pesante, rimane un film interessante e molto sentito (il che è ovvio, viste le origini armene del regista).

The Truth About Charlie

Pallido remake di Sciarada, anche questo ambientato a Parigi, con la Newton nel ruolo della fanciulla in difficoltà, Wahlberg in quello del suo nuovo e galante amico e Robbins in quello di un ufficiale governativo fin troppo sospettoso. Invece di giocare la storia con convinzione, il film ci tiene a distanza, portando l’attenzione su di sé con vertiginosi movimenti di macchina, musica cacofonica e indulgenti riferimenti alla Nouvelle Vague, con le apparizioni, inoltre, di tre dei suoi protagonisti (Aznavour, la Karina e la Varda). Accreditati quattro sceneggiatori per complicare la sceneggiatura di Peter Stone del 1963; uno di loro (Peter Joshua) è Stone sotto pseudonimo, che si è guadagnato i titoli per aver integrato la trama originale. Panavision.

L’ultimo avventuriero

Nel Courteguay, i rivoluzionari El Rojo, El Condor e Jaime Xenos salgono al potere. Il primo si trasforma in un dittatore più feroce del predecessore, mentre l’ultimo, accusato di aver avuto contatti con El Condor, diventato nel frattempo oppositore del nuovo regime, viene assassinato. Il film, tratto dal best-seller di Harold Robbins
The Adventurers
, è praticamente un disastro (oltretutto, nell’edizione originale lungo quasi tre ore). Non male (ma ininfluente) il cast.
(andrea tagliacozzo)

Il testamento di Orfeo

L’addio profondamente autobiografico di Cocteau è una summa della sua filosofia e delle sue fantasie. A tratti troppo pretenzioso, questo sogno non ha una progressione narrativa vera e propria: solo una successione di immagini oniriche stupefacenti, con un cast apparentemente impossibile. Alcune sequenze hanno una colorazione sorprendente. Terzo episodio della “Trilogia di Orfeo”, dopo Le Sang d’un poète e Orfeo. Il titolo per esteso è Le testament d’Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi! Una nomination ai BAFTA Awards.