Mamma mia, che impressione!

Un giovane petulante ricorre a ogni mezzo per attirare l’attenzione di una fanciulla, la Signorina Margherita, di cui è invaghito. E per fare colpo su di lei, s’iscriverà anche alla Maratonina di Roma. Il film si regge interamente sulla divertente interpretazione di Alberto Sordi, al suo primo film in veste da protagonista. Diretta da un regista tutto sommato mediocre, la pellicola venne supervisionata da Vittorio De Sica che partecipò anche alla produzione confidando sulle capacità di Sordi, all’epoca già conosciuto per le sue trasmissioni radiofoniche (con il personagggio del boy scout e i suoi compagnucci della parrocchietta).
(andrea tagliacozzo)

Prima comunione

La mattina di Pasqua, un ricco papà è preoccupato perché il vestito che la sua bambina dovrebbe indossare per la prima comunione non è ancora arrivato. Recatosi di persona a ritirare l’abito dalla sarta, l’uomo trova sulla strada del ritorno ogni genere d’intoppi. E mezza Roma viene coinvolta nella vicenda. Esilarante commedia condotta con ritmo sostenuto dal regista Alessandro Blasetti e da un travolgente Aldo Fabrizi. Ottima la sceneggiatura, ricca di spunti, scritta dallo stesso Blasetti con Cesare Zavattini e Suso Cecchi D’Amico. (andrea tagliacozzo)

Bellissima

Maddalena vorrebbe per la figlia, mingherlina e non bellissima, un futuro di attrice. Per farla arrivare sarebbe disposta a tutto, ma l’orrore del mondo che incontra è tale da far nascere in lei un disgusto che si scioglierà in un lungo pianto. Pietra tombale del neorealismo e presagio della fine di un popolo, Bellissima riesce a seminare inquietudini anche sul nostro presente. Uno dei più bei film del cinema italiano e capolavoro di Visconti: teorico e carnale, modernissimo, metafilmico come molto cinema di quegli anni, da La signora senza camelie di Antonioni ai melodrammi di Cottafavi, fino al felliniano Sceicco bianco. Lavorando su uno spunto di Zavattini, Visconti ci lascia una feroce autocritica del neorealismo, quella stessa che poco dopo tentò ancor più radicalmente – ma con esiti meno felici – il Rossellini di Dov’è la libertà? . Le lacrime della Magnani sulla panchina, mentre si odono le note de L’elisir d’amore di Donizetti, sono l’anello che congiunge l’urlo di Roma città aperta al singulto funebre di Mamma Roma. (emiliano morreale)

L’amore in città

Il titolo dice tutto di questo film a episodi, cronaca neorealista in sei parti — girate in stile documentaristico — su vari aspetti dell’amore a Roma. Pensato per essere la prima edizione di una rivista cinematografica chiamata Lo spettatore. Originariamente durava 110 minuti. L’episodio diretto da Lizzani sulla prostituzione fu tagliato dall’edizione distribuita all’estero.