Casinò

Uno dei pochi film contemporanei sul denaro e insieme uno di quei casi – invece non rarissimi – in cui l’ambientazione mafiosa o para-mafiosa diventa prospettiva tragica sul mondo e spunto di radicalizzazione estetica (come
Fratelli
o
Totò che visse due volte
). Un’opera ancora più «totale» di
Quei bravi ragazzi
, un kolossal storico presbite su un passato prossimo, con una geniale costruzione spaziale, da film di De Mille: una Las Vegas circondata dal deserto e attraversata da destini di autodistruzione. Meno affascinato dai personaggi e meno ambiguo del solito, Scorsese sceglie per Casinò un incedere «biblico», e riesce più ironicamente limpido nell’analisi teologica del denaro, più sociologico e religioso che antropologico. Un film che nel finale ribalta virtuosisticamente il punto di vista e si svela per quello che è: la descrizione di un’epoca «eroica» del Male, prima che la banalità abitasse la Terra (e lo stesso Male) con i suoi mille meschini giocatori d’azzardo.
(emiliano morreale)