200 Cigarettes

È il capodanno del 1981, nell’East Village di New York, con un assortimento di giovani personaggi che cercano (con non troppa convinzione) di raggiungere una festa in un loft, organizzata dalla frenetica Plimpton. Meriterebbe una specie di premio per il Cast Più Detestabile. La Hudson è la figlia di Goldie Hawn.

Gerry

Due amici impegnati in un’escursione lasciano il sentiero segnato. Presto si accorgono di essersi persi e devono escogitare delle strategie sempre più impegnative per sopravvivere senza impazzire. La sceneggiatura, così com’è, è accreditata sia ai protagonisti che al regista, sebbene Van Sant inventi modi ingegnosi e creativi di rappresentare e riprendere l’odissea dei suoi personaggi. Alcuni troveranno queste stupidaggini esistenzialiste stimolanti, altri scapperanno affrettandosi alle uscite. Arriscope.

Da morire

Suzanne, ossessionata dall’idea di comparire in tv, è un mostro di stupidità e cinismo, pronta a tutto pur di diventare una anchor-woman. E non arretrerà nemmeno davanti all’omicidio. Nicole Kidman, vestita con tailleur da Barbie, interpreta l’idiozia vincente e autofaga dei mass-media: la sua Suzanne è talmente convinta di farcela che ce la farà davvero. Gus Van Sant finge di irregimentarsi dopo alcuni film più «scapestrati», e gira la sua prima commedia e la sua prima pellicola al femminile: sceneggiatura ben costruita, cattiveria serpeggiante e soprattutto il gusto pop della messinscena, stilizzata e colorata, «giapponese», che elimina ogni sospetto di moralismo. Certo, siamo lontani dai precursori Cukor (La ragazza del secolo) e Tashlin: il film è uno dei più misogini del decennio e lo scoperto nichilismo, l’odio per tutto e per tutti, appartengono completamente ai nostri anni. Prima che American Beauty ne facesse una moda. (emiliano morreale)

Ocean’s Thirteen

Danny Ocean e compagni devono togliere dai guai l’amico di vecchi data Reuben Tishkoff (Elliot Gould), entrato in affari con il losco uomo d’affari Willy Banks (Al Pacino). Ocean ha così intenzione di rovinare la festa di inaugurazione del nuovo casinò di Banks, screditandolo agli occhi della stampa e vendicando il torto subito dall’amico.

Will Hunting – Genio ribelle

Quattro amici di classe operaia escono insieme a South Boston, ma uno di loro, il combattivo Will Hunting (Damon), ha un dono insolito: è un genio. Quando un docente di matematica del Massachusetts Institute of Technology (SkarsgÔrd) ne sente parlare, insiste perché il ragazzo non sprechi più il suo talento, e lo manda da uno psicologo/insegnante (Williams) nel tentativo di aprire il suo fragile guscio. Questa fiction ben recitata e scritta dai co-protagonisti Damon e Affleck non regge a un’attenta disamina ma sicuramente intrattiene, con una sfilza di buone interpretazioni. Oscar per la miglior sceneggiatura originale e il miglior attore non protagonista (Williams), più altre sette nomination, tra cui quella per miglior film, regia e montaggio.

Hamlet 2000

Più di quaranta versioni cinematografiche dell’Amleto shakespeariano e ancora c‘è chi ha voglia di rivisitarlo. Hamlet di Michael Almereyda ambienta la storia fra i grattacieli di Manhattan e lo adatta all’epoca delle multinazionali: la lotta per il potere si mescola ai conflitti generazionali e al disagio di un universo giovanile upper class cresciuto con i media, il consumo, la riproduzione e il riciclaggio delle immagini.
Amleto è un regista senza grandi prospettive, sempre a disagio nelle circostanze pubbliche in cui la madre naturale (Diane Venora) e patrigno (il lynchano Kyle MacLachlan), proprietari della Denmark Corporation, fanno sfoggio del proprio potere e della propria ricchezza. Amleto si rapporta alla realtà attraverso una telecamera digitale, ha un approccio virtuale e dolente con il mondo, dialoga con gli altri e con se stesso servendosi di fotografie, estratti da film o clip delle sue videoregistrazioni. Lo spettacolo con cui Amleto smaschera i genitori assassini è un cortometraggio realizzato con frammenti eterogenei di altri film, telefilm o documentari. La celebre sequenza del monologo si svolge invece tra i corridoi gremiti di videocassette di uno dei tanti Blockbuster della Grande Mela. La crisi amletica si traduce in una vaga nostalgia paterna, che prende le mosse dalle apparizioni di un padre-fantasma (Sam Shepard) che assomiglia molto ad una delle innumerevoli immagini latenti e virtuali che popolano la solitudine del ragazzo. Al padre tradizionale, emblema di un passato imposto come un dovere che rivendica un posto nella vita interiore e nell’agire fatale di Amleto, pretendendo di essere ricordato e dunque vendicato, si contrappone la prospettiva di un futuro indecifrabile, codificato in numeri, transazioni di quote societarie e in cerimonie autopromozionali, che ad Amleto appare come una gabbia alienante. Sulla falsariga di Scream e di The Blair Witch Project , Hamlet è una metafora contemporanea di stampo giovanile sul potere delle immagini, sul tragico diniego globale e sulle conseguenze sul piano cognitivo ed esistenziale di questa pervasiva dimensione artificiale. (anton giulio mancino)

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Storia della vita privata e delle imprese pubbliche del fuorilegge più celebre d’America, Jesse James. Mentre sta progettando un’altra grande rapina, il bandito dichiara guerra ai nemici che lo braccano per impossessarsi della taglia – e della gloria – destinata a chi riuscirà a catturarlo. Ma la più grande minaccia alla sua vita arriva proprio da colui nel quale Jesse riponeva più fiducia.

Ocean’s Eleven

Un ladro-gentiluomo, Danniel Ocean (George Clooney), esce di galera dopo quattro anni e, senza pensarci un attimo, cerca di mettere in atto un altro colpo, il colpo del secolo: svaligiare tre casinò di Las Vegas. Per il suo piano ha bisogno di molti uomini, undici in tutto. Il suo socio è Rusty Ryan (Brad Pitt), un baro che insegna a giocare a poker a celebrità della televisione. Quando ormai è tutto pronto si scopre che il padrone dei tre casinò (Andy Garcia) è il nuovo compagno della sua ex moglie (Julia Roberts). Ocean non solo vuole rubare 160 milioni di dollari, ma anche riconquistare la sua dolce metà. Un cast impressionante per un film leggero, spassoso, che segue un canovaccio trito e ritrito, ma molto ben confezionato. Soderbergh si dimostra ancora una volta un mostro da box office, questa volta però la grande impresa non è stata dirigere il film, ma assemblare così tante prime donne di Hollywood che, così ci dicono, hanno lavorato in perfetta armonia e sottocosto. Una piacevole commedia con divertenti escamotage narrativi. Il resto lo fanno le star. Dedicato alle fan di Clooney, Pitt e Damon, un po’ meno a quelli della Roberts, che compare poco (ma bene).
(andrea amato)