Dracula di Bram Stoker

Uno dei migliori lavori recenti di Coppola, regista che da una ventina d’anni è in crisi economica e soprattutto creativa. Ormai divenuto retorico narratore di fiabe, si rivolge qui a uno dei miti più «neri» della letteratura e del cinema, realizzando un film fascinoso e roboante. Certo, il lato metacinematografico è fin troppo esibito, con l’equazione vampirismo-cinema alla quale, per sicurezza, si aggiunge la metafora di riserva vampirismo-Aids. Pur discontinuo e progettato a tavolino, Dracula esibisce però un kitsch tutt’altro che incongruo, che quando riesce a trasformarsi in immagine e in racconto regala alcuni passaggi notevoli. L’inseguimento finale è un delizioso Méliès western, ma tutto il film è disseminato di soluzioni efficaci e di sincera e megalomane passione per il cinema. Quasi invisibile una strombazzata partecipazione di Monica Bellucci. (emiliano morreale)

Robin Hood – Un uomo in calzamaglia

Blanda e deludente parodia firmata Mel Brooks con Elwes nei panni dell’eroe della foresta di Sherwood, e Rees in quelli di uno spassosissimo sceriffo di Rottingham. (Brooks in persona fa la parte del Rabbino Tuchman, una variazione di Fra’ Tuck.) Risate da convulsioni e sobbalzi, ma il film non ha slancio, né pezzi forti memorabili. Le apparizioni cammeo degli attori regolarmente presenti nei film di Brooks aiutano un po’; DeLuise è uno spasso nel ruolo del Padrino.

A Christmas Carol

Anche quest’anno Scrooge non ha intenzione di godersi il Natale. Durante il ritorno verso casa però, incontrerà il fantasma del suo vecchio socio in affari, Joseph Marley, che cercherà di aiutarlo a riparare gli errori del passato. Rivisitazione del famoso romanzo di Charles Dickens in una moderna animazione 3D.

Saw – L’enigmista

Due estranei (Elwes e Whannell) si risvegliano e si ritrovano prigionieri di un ignoto maniaco nel bagno di un magazzino abbandonato. Lo psicopatico si diverte a inventare orribili giochi di tortura per le vittime ignare, mentre i poliziotti Glover e Leung cercano di fermare il suo sadico passatempo criminale. Sgradevole ma intenso, un thriller efficace nella scia di Seven. Sceneggiatura di Whannell, da un soggetto ideato insieme al regista. Gli spettatori impressionabili potrebbero non volerlo vedere da soli… o non vederlo affatto. Con un sequel.

L’ombra del vampiro

Il dottor Murnau intende trarre un film dal romanzo di Bram Stoker, «Dracula». Ossessionato dal realismo e dalla forma cinematografica, sfianca i suoi collaboratori nel tentativo di raggiungere una maniacale perfezione. Quando tutto sembra ormai pronto per iniziare le riprese, manca all’appello solo l’attore che deve interpretare Nosferatu, il «non morto». Si tratta di un talento fuori dal comune, che per calarsi nel suo ruolo necessita di una concentrazione e di un isolamento altrettanto fuori dal comune. Ma intanto sul set iniziano a verificarsi strani incidenti… Sulla carta il progetto di Merhige non è male: il cinema è il primo (l’ultimo?) dei vampiri, e nel filmare se stesso – ossia un vampiro vero – deve necessariamente sacrificare i corpi che vivono sulla linea che separa il reale dal dispositivo di riproduzione. Il problema è che invece di sviscerare questo dramma dello specchio, dell’identificazione impossibile, Merhige preferisce semplificare la posta in gioco (che si è scelto da solo) e blandire lo spettatore con strizzatine d’occhio cinefile che al massimo strappano un sorrisino di circostanza.

Non invocheremo nemmeno il delitto di lesa «murnauità» (la caricatura che Malkovich fornisce senza colpo ferire del grande tedesco), ma anche restringendo il campo al semplice film – senza tener conto degli invocati rimandi metalinguistici – si salvano solo la ricostruzione ambientale e un divertito Willem Dafoe. Davvero un magro bottino, oltretutto ottenuto ispirandosi a uno dei massimi cineasti di tutti i tempi. Il punto è che Murnau è un vero vampiro e i suoi discepoli/film hanno trionfato sul tempo: Merhige tenta invece di imitare il mistero dei vampiri per rivelarne il segreto. Inevitabile, quindi, il fallimento.
(giona a. nazzaro)

Hot Shots!

Il regista Jim Abrahams – che assieme ai fratelli Zucker aveva preso in giro i film catastrofici con L’aereo più pazzo del mondo e le pellicole di spionaggio con Top Secret – fa il verso ai personaggi e le situazioni di Top Gun. Topper Harley (Charlie Sheen) è un valoroso pilota che torna nell’esercito per compiere una missione suicida. Qualche trovata risulta divertente, ma la formula demenziale alla lunga si è fatta ripetitiva e comincia a stancare. (andrea tagliacozzo)

Glory – Uomini di gloria

La pellicola si basa sulla storia vera di Robert Goul Shaw, giovane capitano dell’esercito nordista, al quale, durante la guerra di secessione, venne affidato il comando del primo plotone interamente formato da uomini di colore. Film avvincente e spettacolare, interpretato da un manipolo di bravissimi attori, al quale si può rimproverare solo di aver dato un punto di vista troppo WASP a una vicenda in cui i veri protagonisti dovrebbero essere gli afroamericani. Denzel Washington vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Altre due statuette andarono alla bellissima fotografia di Freddie Francis e al suono. Putroppo nei film seguenti il regista Edward Zwick si è perso per strada, realizzando assolute mediocrità come Vento di passioni, Il coraggio della verità e Attacco al potere. (andrea tagliacozzo)

Giorni di tuono

Cole Trickle, spericolato pilota di macchine da corsa, collauda con successo un nuovo potentissimo bolide. Durante una gara, l’auto di Cole e quella del suo avversario Rowdy Burnes rimangono coinvolte in un pauroso incidente. Il primo, grazie all’aiuto della dottoressa Claire Lewicki, riesce gradualamente a riprendersi, mentre il secondo è costretto ad abbandonare l’attività. Una sorta di Top Gun su quattro ruote (il regista e il protagonista sono gli stessi) che, come il precedente, non brilla certo per intelligenza e fantasia. Le sequenze delle corse sono spettacolari, ma da sole non bastano. (andrea tagliacozzo)