Placido Rizzotto

Placido Rizzotto, figlio di un contadino siciliano arrestato dal prefetto Mori, conosce l’orrore durante l’occupazione tedesca e, tornato alla vita civile, diventa un attivista sindacale. Inevitabile il conflitto con i mafiosi di Corleone, che lo eliminano non appena l’occupazione dei fondi da parte dei braccianti, da lui promossa, comincia a prendere una dimensione rilevante. Lontano da ogni prospettiva edificante (è una storia di morti, testimoniata da morti), preciso nel dettaglio antropologico e rispettoso delle fonti (i verbali degli interrogatori di Dalla Chiesa vengono utilizzati per mettere in scena una serie di testimonianze reticenti, false e complementari), con la capacità di usare espressivamente il paesaggio e di scegliere le facce giuste, il film vince la sfida di realizzare un’epica popolare nella quale il senso del tragico si sposa con i modi espressivi della tradizione orale. La storia di Rizzotto – ci mostra Scimeca – è una storia qualunque di uno dei tanti morti ammazzati dalla mafia dal 1945 a oggi. Non è il primo e non sarà l’ultimo: ed è anche qui che risiede il valore civile e politico del film.
(luca mosso)

Lamerica

Dramma toccante e amaro ambientato nell’Albania post-comunista, che racconta la fatalità che lega un giovane e arrogante capitalista italiano (Lo Verso) e un prigioniero politico appena liberato, che il primo tenta di sfruttare. Un resoconto politicamente acuto di come gli oppressi passino da una forma di sfruttamento all’altra a ogni cambio di regime. Amelio coglie con efficacia cosa vuol dire sentirsi un profugo povero e impotente.