Il mostro è in tavola… barone Frankenstein

Nel 1973 il regista di
Flesh
e
Trash-I rifiuti di New York
girò in Italia due horror che uscirono col marchio di Andy Warhol, e che da noi vennero firmati da Anthony M. Dawson alias Antonio Margheriti. Per la prima volta escono in italiano in versione integrale, sotto il nome di Morrissey e col doppiaggio rifatto (almeno il
Frankenstein
, che era stato il più manomesso). L’idea era quella di riscrivere i miti dell’horror in bilico tra parodia splatter e revisionismo culturale. Il barone folle (Kier), in questo caso, è un serbo incestuoso ossessionato dal mito della razza perfetta, che vuole fare accoppiare le sue due creature (lei è Dalila Di Lazzaro, esordiente e sempre nuda). La versione originale era in 3-D, per evidenziare gli effettacci grandguignoleschi (che pare siano opera esclusiva di Margheriti). Certi passaggi necrofiliaci sulla bellezza degli organi interni sembrano avere ispirato Cronenberg, anche se nel complesso il film è più monocorde e meno divertente del
Dracula
.
(alberto pezzotta)

La venticinquesima ora

Nel 1940, in Romania, un contadino viene deportato come ebreo perché il capo della polizia vuole rubargli la giovane sposa. Riesce a scappare a Budapest, ma, nuovamente arrestato dai nazisti, se la cava solo accettando di entrare nelle SS. Un film intrigante, ma non completamente riuscito, nonostante il notevole apporto degli interpreti. Le musiche sono di Georges Delerue, collaboratore abituale del regista Truffaut.
(andrea tagliacozzo)