I moschettieri del mare

Tre pirati scampano a un naufragio e riescono a impossessarsi di un galeone. Assieme ad altri compagni, i bucanieri riescono a raggiungere Maracaibo. Uno film avventuroso di poche pretese, parzialmente ravvivato dalla bella e sfortunata Annamaria Pierangeli (morta suicida nel ’71), al suo ritorno in Italia dopo i fasti hollywoodiani.
(andrea tagliacozzo)

I promessi sposi

Dignitosa trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Alessandro Manzoni realizzata con dovizia di mezzi dalla Lux. Verso la fine del ‘600, durante la dominazione spagnola, l’unione di due giovani lombardi è ostacolata dal perfido Don Rodrigo, innamorato della ragazza. Buona l’interpretazione di Gino Cervi nei panni di Renzo. (andrea tagliacozzo)

Le sei mogli di Barbablù

Totò, costretto a sposarsi con la forza, abbandona la moglie e fugge all’estero. Tornato di nascosto in Italia, l’uomo, scambiato per un celebre investigatore, si trova a dare la caccia a Barbablù, un criminale che ha rapito sei giovani donne dopo averne ucciso i rispettivi mariti. Solito tour de force di Totò che si fa in quattro per tenere in piedi un debole e sgangherato canovaccio. Nello stesso anno Bragaglia diresse il comico napoletano in altri tre film: Totò cerca moglie, Figaro qua… Figaro là e 47 morto che parla. Sofia Loren, che nel cast è ancora Sofia Lazzaro, interpreta il ruolo di una delle mogli di Barbablù. (andrea tagliacozzo)

Amor non ho, però però

A Roma, un uomo semplice e mite salva dalle acque del Tevere una povera ragazza che, fidanzata a un giovane ingiustamente imprigionato per un delitto che non ha commesso, ha tentato il suicidio in un momento di sconforto. L’ometto promette d’aiutarla. Niente di originale, ma in definitiva un buon canovaccio (scritto da Giuseppe Marotta, Augusto Bosselli, Franco Riganti e Vittorio Veltroni) capace di esaltare sia l’estro comico che le sfumature malinconiche dell’ottimo Renato Rascel. Bianchi tornerà a dirigere Rascel solo dieci anni più tardi in
Gli attendenti
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(andrea tagliacozzo)

Totò al giro d’Italia

Il professor Totò, giudice in un concorso di bellezza, s’innamora di una concorrente e la chiede in moglie. La ragazza finge di accettare, ma pone una condizione al proprio consenso: lo sposerà solo se vincerà il giro d’Italia. Totò, incontenibile come al solito, stavolta si ritrova al suo fianco due spalle d’eccezione: Coppi e Bartali. Una pellicola prevedibile e senza troppe pretese, ma ricca di spunti divertenti, anche grazie all’apporto in fase di sceneggiatura di Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Il film fu girato con un Totò a disagio negli esterni e a pedalare (spesso è sostituito dalla controfigura Dino Valdi) mentre i corridori preparavano effettivamente il giro di Lombardia dell’anno seguente. È il primo film in cui il nome di Totò compare nel titolo.
(andrea tagliacozzo)

Fabiola

Nella Roma del periodo imperiale, l’assassinio del senatore Fabio Severo scatena la persecuzione dei cristiani accusati ingiustamente dell’omicidio. La figlia del senatore, Fabiola, convintasi della loro innocenza, si schiera dalla parte dei perseguitati. Fedele ricostruzione di un oscuro episodio della storia romana, tratto dal romanzo Fabiola, ovvero la Chiesa delle catacombe scritto nel 1854 dal cardinale Nicholas Wiseman. Realizzato con mezzi imponenti e un grande cast a disposizione, il film soffrì probabilmente delle numerose ingerenze da parte dei produttori (il film venne finanziato dal Vaticano) e della vena poco felice di Blasetti, in passato autore di eccellenti drammi in costume. (andrea tagliacozzo)