Le cameriere

Diretto dal veterano Bragaglia con il piglio delle commedie anni Trenta, il film narra le disavventure di Gabriella, giovane cameriera, alla quale viene sottratta la preziosa
trousse
d’oro della padrona. Ingiustamente accusata del furto, la ragazza trova un insperato aiuto nelle altre cameriere del palazzo che si danno un gran da fare per scoprire il vero ladro. Il soggetto ricorda da vicino quello di un altro film italiano,
I pappagalli
, realizzato nel 1955 da Bruno Paolinelli.
(andrea tagliacozzo)

Non ti pago!

Riduzione per lo schermo di una fortunata commedia di Eduardo De Filippo. Don Ferdinando, gestore di un banco del lotto, non vuole liquidare la somma vinta da Procopio, suo dipendente, perché questi ha avuto i numeri in sogno dal defunto padre del principale. Le cose si aggiustano quando l’impiegato e la figlia di Don Ferdinando decidono di sposarsi. La versione cinematografica non riesce a rendere giustizia né al testo originale di Eduardo né alla bravura dei tre fratelli. (andrea tagliacozzo)

Casanova farebbe così!

Dall’omonima commedia di Peppino De Filippo e Armando Curcio. Don Agostino, che si vanta in paese di essere un irresistibile seduttore, scommette con gli amici che riuscirà a passare una notte in casa di Maria Grazia, la moglie di Don Ferdinando. In assenza di quest’ultimo, Don Agostino si fa ospitare da Maria Grazia con la scusa d’essere inseguito dai carabinieri. Film poco riuscito, nonostante gli sforzi dei due protagonisti. Nello stesso anno, Bragaglia aveva diretto i De Filippo in Non ti pago! (andrea tagliacozzo)

47 morto che parla

Totò è Antonio Peletti, ricco e avarissimo barone che ha ereditato dal padre una fortuna in monete d’oro. Secondo il testamento paterno, però alla sua morte, Antonio dovrebbe lasciare metà del tesoro di famiglia al Municipio e l’altra metà al figlio Gastone. Ma il barone nega l’esistenza del testamento e caccia di casa Gastone. Da una commedia di Ettore Petrolini, uno dei film meno felici di Totò, stranamente frenato da un testo più rigoroso rispetto ai canovacci a cui era solitamente abituato. (andrea tagliacozzo)

Le sei mogli di Barbablù

Totò, costretto a sposarsi con la forza, abbandona la moglie e fugge all’estero. Tornato di nascosto in Italia, l’uomo, scambiato per un celebre investigatore, si trova a dare la caccia a Barbablù, un criminale che ha rapito sei giovani donne dopo averne ucciso i rispettivi mariti. Solito tour de force di Totò che si fa in quattro per tenere in piedi un debole e sgangherato canovaccio. Nello stesso anno Bragaglia diresse il comico napoletano in altri tre film: Totò cerca moglie, Figaro qua… Figaro là e 47 morto che parla. Sofia Loren, che nel cast è ancora Sofia Lazzaro, interpreta il ruolo di una delle mogli di Barbablù. (andrea tagliacozzo)

Totò cerca moglie

Totò, pittore squattrinato, riceve una lettera dalla zia d’Australia: questa gli annuncia il suo imminente arrivo assieme a una ragazza che la donna intende fargli sposare. La foto della promessa sposa, un’aborigena, spaventa non poco il poveretto che, per evitare l’indesiderato matrimonio, decide di trovarsi in fretta una moglie italiana. L’esile soggetto è ampiamente riscattato dal gran numero di gag (orchestrate dagli sceneggiatori Age, Scarpelli, Vittorio Metz e Sandro Continenza) e dall’incontenibile verve di Totò. Bragaglia aveva diretto il comico napoletano l’anno precedente in Totò le Moko . (andrea tagliacozzo)

Una bruna indiavolata!

Un giovanotto, avendo vinto una grossa somma al gioco, lascia la natia Torrazze, un paesino vicino Cremona, e si reca a Roma con l’intenzione di darsi alla bella vita. Ma giunto nella capitale, il poveretto viene derubato del portafogli con tutto il denaro. Scatenata commedia, incentrata quasi totalmente sul brio e sulla bellezza di Silvana Pampanini. Uno dei primi film di Ugo Tognazzi, all’epoca ventinovenne. (andrea tagliacozzo)