Verità apparente

Una giovane adolescente cerca di rintracciare le orme della sorella maggiore, uno spirito libero, morta misteriosamente in Europa sette anni prima. La Diaz è eccellente, ma la Brewster è monocorde in questo film insoddisfacente. Lo stesso Brooks ha adattato un romanzo di Jennifer Egan.

Le cose che so di lei

Rodrigo García è il figlio di Gabriel García Márquez. È bene saperlo, se non altro per rispondere a una domanda che sorge spontanea: come fa un «giovane» alla sua prima prova come regista a raccogliere le firme di un cast stellare come quello che vanta
Le cose che so di lei?
Sinceramente, e fuori da ogni pregiudizio, l’unica risposta risiede nell’affermazione iniziale. Glenn Close, Cameron Diaz, Holly Hunter da sole valgono tre film con incassi sicuri al botteghino. Qui tutte insieme, ma separatamente, non riescono a tenere neanche tre cortometraggi, nonostante lo script sia, non a caso, costituito da alcuni brevi racconti intrecciati, nei quali vengono presentati i ritratti di sei donne: una ginecologa, una detective, una direttrice di banca, una cartomante, una madre single, una donna cieca, tutte alle prese con i problemi della vita moderna, nella solitudine del quartiere di San Fernando Valley a Los Angeles. Un’antologia drammatica che è cresciuta come un mostro tra le mani del povero Rodrigo. Subito dopo aver vinto nel 1999 il premio Sundance-International Filmmakers, ha ricevuto le attenzioni di Jon Avnet che, nelle vesti di produttore, gli ha proposto di realizzare il film. Per incanto è piombata l’adesione di Glenn Close, che dice di non aver resistito all’avvincente sceneggiatura di Rodrigo («A pagina 5 ho detto: lo faccio»), e a seguire quella di Holly Hunter, di Cameron Diaz e così via. Ora, sarebbe stato difficile anche per un regista navigato come Robert Altman riuscire a contenere in una pellicola la bravura di queste «corazzate» hollywoodiane: figuriamoci per un giovane alle prime armi, sebbene figlio d’arte… Il risultato non fa che dimostrarlo e a commento viene in mente il detto popolare, saggezza vera, «Dio dà il pane a chi non ha i denti». Qui in verità più che di pane si trattava di prelibate focaccine speziate, che nel «gran cesto» di questo film non hanno reso la flagranza che ci si aspettava.
(dario zonta)

Charlie’s Angels

Sembra che il miliardario Roger Corwin abbia sottratto al suo rivale Eric Knox un prezioso software in grado di riprodurre il dna vocale di ogni individuo. Knox si rivolge perciò alle Charlie’s Angels – ossia Natalie, Dylan e Alex – pregandole di tirarlo fuori dai guai. Le fanciulle indagano a modo loro e scoprono che Knox ha in realtà ben altre mire. Si può entrare in sala prevenuti quanto si vuole, ma vedere LL Cool J che diventa Drew Barrymore con un face/off in stile
MI:2
è una bella sorpresa (senza contare che poco prima c’era stata la gag del film proiettato sull’aereo: un probabilissimo
TJ Hooker: The Movie
). Poi partono i titoli di testa e in una manciata di minuti viene condensata, attraverso una serie di velocissimi frammenti, tutta la storia della televisione pop degli ultimi trent’anni. E così sembra di stare quasi dalle parti di un film dei Monkees dei bei tempi andati. Comunque l’intuizione di fondo non è tanto quella di rifare pezzi di cinema e di tv già «cultizzati», quanto di operare una sorta di archeologia glam degli anni Novanta come se essi stessi fossero oggetto di rievocazione critica (e/o nostalgica). Come dire, la classica strategia da futuro anteriore alla base di tutte le operazioni di ricontestualizzazione di retoriche e stilemi rétro. Detto questo, il film di McGinty Nichol procede spedito, accumulando frammenti, gag e citazioni (da
Diabolik
a
True Lies
passando per
Wheels on Meals
,
L’uomo nel mirino
e addirittura il finale di
Pallottole cinesi
) e sfruttando al meglio il plusvalore sexy delle tre protagoniste. Le coreografie sono ancora una volta frutto del genio del clan Yuen, ai cui membri Hollywood dovrebbe dare una medaglia per aver svecchiato, esteticamente, il cinema d’azione americano nell’arco di pochissimi film. La colonna sonora, infine, affianca tormentoni R’n’B a rockacci settanteschi come
Barracuda
delle Heart o
I Love R’n’R
di Joan Jett. Insomma, «McG» ha confezionato un vero e proprio «McMovie», che può anche risultare indigesto (se se ne abusa), ma semel in vita può persino risultare gradevole.
(giona a. nazzaro)

Gangs of New York

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento. La guerra civile è in corso e l’immigrazione irlandese porta circa 15 mila persone alla settimana a New York. Per le strade, bande di immigrati cattolici e nativi protestanti, figli di inglesi e olandesi colonizzatori della prima ora, si scontrano a colpi di coltelli e asce. Un bambino irlandese, Amsterdam Vallon (Leonardo DiCaprio), perde il padre ucciso in battaglia da William Cutting (Daniel Day-Lewis), detto «Il macellaio». Quel bambino, dopo sedici anni di orfanotrofio, tornerà tra quelle strade, Five Points, per vendicare il padre. Dopo aver imparato le regole della strada e scoperto l’amore, Amsterdam si farà paladino degli immigrati irlandesi. Ma intanto lo scontro è molto più ampio, la città si rivolta contro la chiamata alle armi per la guerra civile. Dal successo di
Taxi Driver
(1976) Martin Scorsese aveva in mente solo una cosa: realizzare questo film, perché «l’America è nata per le strade». Troppo costoso gli avevano sempre detto e così ha dovuto aspettare 27 anni e venire a girarlo a Cinecittà, perché qui da noi costa meno. Migliaia di comparse, centinaia di stuntman, una New York ricostruita, 100 milioni di dollari di budget e quasi un anno di riprese. Doveva essere il campione d’incassi del 2003, invece è stato accolto in maniera tiepida negli Usa. Effettivamente il film, a parte la spettacolarità delle scene del nostro Dante Ferretti, appare troppo barocco e finto. Un carrozzone di cartapesta con personaggi poco credibili. Di fronte a uno strepitoso Daniel Day-Lewis, DiCaprio appare sottotono e non a livello del suo standard abituale. Anche la sceneggiatura lascia un po’ a desiderare e, solo per fare un esempio, il personaggio di Cameron Diaz sembra quasi appiccicato, come a dire che una bellona ci voleva per forza, anche se non c’azzecca niente con lo svolgimento della trama. Comunque da vedere, solo per l’esercizio di stile di un maestro, che forse poteva aspettare ancora qualche anno e schiarirsi meglio le idee prima di fare il film della vita.
(andrea amato)

La custode di mia sorella

La vita di Sara e Brian Fitzgerald e dei loro due figli cambia per sempre quando scoprono che Kate, la piccola di due anni, è affetta da leucemia. L’unica speranza dei genitori è concepire un altro figlio, allo scopo di salvarle la vita. In alcuni questo tipo di ingegneria genetica susciterebbe problemi morali ed etici: nei Fitzgerald, in particolare per Sara, non è una questione di scelta, vuole solo che Kate viva. E arriva Anna.
Kate (Sofia Vassilieva) e Anna (Abigail Breslin) condividono un legame più profondo di altre sorelle: anche se Kate è la maggiore, fa affidamento su Anna, perché la sua vita dipende da lei. Fin da piccolissime, le due sorelle subiscono numerose cure mediche e tanti ricoveri ospedalieri. Sara (Cameron Diaz), moglie e madre amorevole che ha abbandonato la carriera di avvocato per occuparsi della figlia, è concentrata solo sullo sforzo di salvare Kate. Il marito Brian (Jason Patrick) la sostiene, ma a volte si sente impotente di fronte alla forza e alla determinazione della moglie. E l’unico figlio maschio, Jesse (Evan Ellingson), è un po’ messo da parte, perché sono sempre Kate e Anna al centro della scena.
Fino a che Anna, a 11 anni, dice no. Si rivolge a un avvocato (Alec Baldwin), perché non vuole sottoporsi più a procedure mediche e inizia un processo che divide la famiglia… e che può lasciare il fragile corpo di Kate nelle mani del destino.
Tratto dal famoso romanzo di Jodi Picoult, “La custode di mia sorella” rivela realtà sorprendenti che sfidano la nostra percezione di amore e lealtà famigliare e danno un significato completamente nuovo alla definizione di cura.

Shrek

Shrek

mame cinema SHREK - STASERA IN TV IL PRIMO FILM DELLA SAGA scena
Una scena del film

L’orco Shrek (doppiato da Mike Meyers in originale e da Renato Cecchetto in italiano) desidera solo una cosa: vivere in pace e in solitudine nella sua fangosa palude. Ma quando Lord Farquaad (John Lithgow in originale, Oreste Rizzini in italiano) decide di cacciare tutte le creature magiche dai suoi feudi, esse si rifugiano proprio nella palude di Shrek. In compagnia dell’irriverente asino parlante Ciuchino (Eddie Murphy in originale, Nanni Baldini in italiano), l’orco va quindi a presentare le sue lamentele presso il lord.

Dal canto suo, Lord Farquaad ambisce al titolo di re, ma, per diventare un sovrano, dovrà sposare la figlia di un sovrano. Fra le tre candidate disponibili, Farquaad sceglie la principessa Fiona (Cameron Diaz in originale, Selvaggia Quattrini in italiano), la quale però vive in un lugubre castello sorvegliato da un pericoloso drago. Il lord, essendo esile e basso di statura, sa di non poter affrontare una simile impresa, perciò convince Shrek a portare Fiona da lui in cambio dell’evacuazione della palude.

L’orco accetta e va a salvare Fiona insieme a Ciuchino. Ma, da questo momento in poi, il protagonista comincia a sentire il bisogno di evadere dalla propria solitudine. E un’importante lezione sulla differenza tra essenza e apparenza gli cambierà la vita.

Curiosità

  • Il film, del 2001, è diretto da Andrew Adamson e Vicky Jenson.
  • Il personaggio di Ciuchino è stato modellato su Pericles, un vero ciuco di Barron Park, Palo Alto, in California. Secondo alcuni rumor, Shrek sarebbe invece basato sul wrestler francese Maurice Tillet (1903-1954), nonostante la DreamWorks non ne abbia mai dato conferma ufficiale.
  • La pellicola ha incassato circa 484 409 218 dollari in tutto il mondo, ricevendo generalmente recensioni positive da parte della critica.
  • I personaggi sono diventati ormai un cult della cultura popolare, così come la colonna sonora del film (tra cui I’m a believer e All Star degli Smash Mouth).

RECENSIONE

La demenzialità in stile fratelli Farrelly irrompe nel mondo delle favole (e dei cartoon digitali). Fortunatamente il tocco degli autori di Shrek non è altrettanto pesante e il film è di ben altra levatura rispetto alle commedie dei registi di Tutti pazzi per Mary . La scelta di alzare il target di età – o comunque di ampliare il bacino di pubblico, dai più piccoli agli adulti oltre i quaranta – è evidente fin dalla scelta delle voci originali dei protagonisti: Mike Myers (quello della geniale serie Austin Powers ) per Shrek, Eddie Murphy per Ciuchino (in originale Donkey) e Cameron Diaz per la bella Fiona. Il doppiaggio italiano, purtroppo, ci nega il privilegio di ascoltare le prodezze vocali dei divi appena menzionati (e il rammarico, per lo scatenato Murphy, non è poco), anche se il fascino visivo del film, legato ai maghi dell’animazione digitale della PDI/DreamWorks (già artefici di Z la formica ), è intatto. Nessuna invenzione clamorosa, rispetto a gioielli come A Bug’s Life o Galline in fuga , ma comunque una buona serie di trovate divertenti (a dir poco esilarante la parodia di The Matrix ) e un andamento anarcoide e surreale che lascia piacevolmente sorpresi. In aggiunta, un finale in cui s’insegna giustamente ai bambini – ma anche ai più grandi – che la bellezza fisica è (o dovrebbe essere) del tutto relativa. Almeno nelle favole. (andrea tagliacozzo)

The Green Hornet

Storia di Britt Reid (Seth Rogen), il figlio del più importante e rispettato magnate dei media di Los Angeles, impegnato a condurre la propria esistenza senza scopi, all’insegna del divertimento, fin quando suo padre (Tom Wilkinson) muore misteriosamente, lasciandogli in eredità tutto il suo impero economico.

Stringendo un’improbabile amicizia con uno dei più laboriosi ed inventivi impiegati del padre, Kato (Jay Chou), insieme intravedono la possibilità di fare, per la prima volta nella loro vita, qualcosa di veramente importante: combattere il crimine. Ma per poter fare ciò, entrambi decidono di diventare criminali e per proteggere la legge la infrangono. Britt diviene così The Green Hornet ed insieme a Kato combatte il crimine per le strade.

Adoperandosi con la sua ingegnosità e le sue abilità, Kato costruisce un’arma, in stile retro, ma tecnologicamente molto avanzata, The Black Beauty, una potente macchina indistruttibile. A bordo di una fortezza su quattro ruote, in grado di colpire i cattivi, grazie agli equipaggiamenti di Kato, The Green Hornet e Katoriescono in breve tempo a farsi una reputazione e con l’aiuto della nuova segretaria di Britt, Lenore Case (Cameron Diaz), iniziano a dare la caccia all’uomo che controlla la malavita di Los Angeles: Benjamin Chudnofsky (Christoph Waltz). Ma Chudnofsky ha dei piani ben precisi: schiacciare The Green Hornet una volta per tutte.

Innocenti Bugie

Un incontro casuale nei corridoi dell’aeroporto, catapulterà un’innocente ragazza in partenza per fare la damigella ad un matrimonio, nell’avventuroso e pericoloso mondo di un agente segreto. L’unica cosa che può fare per stare al sicuro, è stargli attaccata il più possibile…

Notte brava a Las Vegas

Per il carismatico amante delle feste Jack Fuller (Ashton Kutcher) e per la misurata broker Joy McNally (Cameron Diaz), un turbolento weekend condiviso per caso a Las Vegas avrebbe dovuto finire al massimo con un po’ di mal di testa e tanta confusione. E sarebbe stato così, se questi due newyorchesi in vacanza non avessero firmato una licenza di matrimonio. Ad aumentare le difficoltà anche il fatto che Jack e Joy hanno vinto la cifra impressionante di tre milioni di dollari.

La cosa più dolce

Christina è una mangiauomini che dispensa consigli su come «usare» l’altra metà del mondo. Una sera, mentre cerca di rimorchiare per la sua amica, si imbatte in un ragazzo diverso, che, dopo la prima scintilla, scompare. Christina ha pochi indizi, ma con l’aiuto dell’amica d’infanzia Courtney decide di mettersi sulle sue tracce. Intanto, l’altra amica Jane sperimenta i piaceri del sesso, con qualche inconveniente. Scritto dalla sceneggiatrice di
South Park,
La cosa più dolce…
non vuole essere una commedia romantica, ma in realtà non si capisce che cosa sia. Uno strano mix tra
Sex in the City, Friends, Tutti pazzi per Mary, American Pie
e
South Park,
non si riesce a capire dove voglia andare a parare. Un’accozzaglia di gag, a volte prevedibili, la cui unica incognita è il livello di volgarità che si può raggiungere. Le attrici sono brave, ma il film proprio non c’è.
(andrea amato)

The Box – C’è un regalo per te…

Cosa fareste se vi offrissero una scatola con un pulsante che, una volta premuto, vi dà un milione di dollari… ma contemporaneamente toglie la vita a qualcuno che non conoscete? E quali sarebbero le conseguenze?
1976. Norma Lewis insegna in un liceo privato e suo marito Arthur è un ingegnere che lavora alla NASA. Una vita assolutamente normale nei sobborghi di una cittadina, fino a quando un uomo misterioso dal volto orribilmente sfigurato non compare alla loro porta con un’offerta che potrebbe cambiare completamente la loro vita: la scatola. Norma e Arthur hanno solo 24 ore per decidere e risolvere un terribile dilemma morale.

In her shoes

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Maggie (Cameron Diaz) e Rose (Toni Collette) sono due sorelle che hanno in comune solo la misura delle scarpe. Rose è un brillante avvocato che lavora in uno studio importante mentre Maggie si barcamena tra un lavoro e l’altro. Maggie è sexy, Rose tende a ingrassare; Maggie usa come valigia un sacco della spazzatura, Rose ha un appartamentino curato che è il suo vero e proprio rifugio. Le lega un’infanzia difficile per la prematura scomparsa della mamma, l’odio per una matrigna che sembra uscita dalla favola di Cenerentola, e, appunto, una vera e propria passione per le scarpe.

Sarà un litigio traumatico a rompere il fragile equilibrio del loro legame: Rose lascerà lo studio per lavorare come dog sitter mentre Maggie troverà rifugio in Florida dalla nonna (un’impeccabile Shirley MacLaine) che le sorelle credevano morta. Proprio l’anziana Ella riuscirà con garbo e fiducia, a dare una svolta alla vita di Maggie e a far riavvicinare le sorelle, finalmente in grado di perdonarsi.

Tratto dall’omonimo libro di
Jennifer Weiner,
il film è diretto da
Curtis Hanson,
già regista di

L.A. Confidential
e

8 Mile.
A chi sottolineava l’assoluta novità di vederlo calato in un mondo così femminile, Hanson ha risposto: «
In her shoes
non è affatto diverso dalle mie pellicole precedenti, perché anche tutti quei film hanno per protagonisti dei personaggi che lottano per capire cosa stanno combinando con se stessi e con la loro vita, personaggi che, in fondo, aspirano solo a dei rapporti umani e ad una famiglia».

A tratti brillante, a tratti commovente, il film vi coinvolgerà perché parla di rapporti umani, di emozioni, delle etichette da cui è difficile liberarsi, delle abitudini che è faticoso abbandonare, della necessità di mettersi in discussione e di affrontare il proprio passato per andare avanti. Sarà solo la presenza di un’insuperabile
Shirley McLaine
che ci fa ricordare

Voglia di tenerezza
?
(sara dania)

Vanilla Sky

Vanilla Sky

mame cinema VANILLA SKY - STASERA IN TV TOM CRUISE TRA SOGNO E REALTÀ scena
Una scena del film

Scritot e diretto da Cameron CroweVanilla Sky (2001) ha come protagonista David Aames, interpretato da Tom Cruise. Il ragazzo è benestante e affascinante e ha una relazione sessuale con Julianne (Cameron Diaz). Una sera però, durante la festa per il proprio compleanno, David incontra Sofia Serrano (Penélope Cruz), una ragazza di cui si innamora all’istante. I due passano la notte a casa di lei, chiacchierando e conoscendosi meglio, e al mattino David trova Julianne ad aspettarlo in macchina sotto casa di Sofia. Julianne gli confessa di essere innamorata di lui e di non sopportare l’idea di non essere ricambiata, perciò si getta da un ponte insieme a lui.

David si risveglia tre settimane dopo dal coma, scoprendo di essere sfigurato e soffrendo per continue e terribili emicranie. Qualche tempo dopo incontra di nuovo Sofia e i due tentano di costruire un rapporto, ma l’uomo è ossessionato da vivide allucinazioni, nelle quali vede Julianne al posto di Sofia. E presto non riuscirà più a distinguere tra sogno e realtà.

Curiosità

  • Il film è un remake del film spagnolo Apri gli occhi (titolo originale: Abres los ojos) del 1997, scritto da Alejandro Amenábar e da Mateo Gil. L’attrice Penélope Cruz appare in entrambi i film interpretando lo stesso ruolo.
  • Nella scena della festa di compleanno appaiono in un cameo la campionessa olimpica di pattinaggio artistico su ghiaccio Tara Lipinski, il regista Steven Spielberg e l’attrice nonché ex moglie di Cruise Nicole Kidman.
  • Nel corso del film alcune scene citano, o ripropongono, famose foto, immagini, video o quadri. Per esempio:
  • la locandina e un’immagine del film Jules e Jim di François Truffaut, un’immagine da un concerto degli Who, la copertina del disco The River di Bruce Springsteen, il film Sabrina di Billy Wilder con Audrey Hepburn.
  • Nella colonna sonora del film c’è il brano originale Vanilla Sky di Paul McCartney, che ottiene una nomination all’Oscar 2002 come Miglior canzone, e il gruppo islandese dei Sigur Rós, di cui Cruise è fan.
  • Per il ruolo di Julianne, Cameron Diaz ha ricevuto quattro nomination come Migliore attrice non protagonista ai Saturn Award, ai Golden Globe, agli Screen Actors Guild Awards e ai Critics Choice Movie Awards.

Una vita esagerata

Commedia nera su un custode che rapisce la figlia del suo ex capo, un’ereditiera viziata che trova la vita una noia. Nel frattempo due emissari dal Paradiso (Hunter e Lindo) devono trovare il modo di fare innamorare queste due anime predestinate. I fan delle piacevoli star forse saranno più clementi degli altri nei confronti di questa bizzarra, a tratti divertente produzione dal team di Piccoli omicidi fra amici e Trainspotting. Super 35.

The Box – C’è un regalo per te…

Cosa fareste se vi offrissero una scatola con un pulsante che, una volta premuto, vi dà un milione di dollari… ma contemporaneamente toglie la vita a qualcuno che non conoscete? E quali sarebbero le conseguenze?
1976. Norma Lewis insegna in un liceo privato e suo marito Arthur è un ingegnere che lavora alla NASA. Una vita assolutamente normale nei sobborghi di una cittadina, fino a quando un uomo misterioso dal volto orribilmente sfigurato non compare alla loro porta con un’offerta che potrebbe cambiare completamente la loro vita: la scatola. Norma e Arthur hanno solo 24 ore per decidere e risolvere un terribile dilemma morale.

Shrek e vissero felici e contenti

Dopo aver sfidato un terribile drago, salvato una bella principessa e preso le redini del regno dei suoceri, cosa può fare d’altro un orco? Beh, se siete Shrek, diventerete un ottimo uomo di casa. Invece di spaventare gli abitanti del villaggio come una volta, Shrek si trova ad autografare forconi. Cosa è successo al ruggito di quest’orco? Colmo di nostalgia verso i giorni in cui si sentiva un “vero orco”, Shrek stringe un patto con il nano Tremotino. Così Shrek finisce per ritrovarsi in una folle versione alternativa di Molto Molto Lontano, dove gli orchi vengono cacciati, Tremotino è re e Shrek e Fiona non si sono mai incontrati. Ora tocca a Shrek disfare tutto quello che ha dovuto combinare per salvare i suoi amici, riprendere il potere e riconquistare il suo unico vero amore.

L’amore non va in vacanza

L’amore non va in vacanza

mame cinema L'AMORE NON VA IN VACANZA - STASERA IN TV iris e miles
Iris e Miles

Diretto da Nancy Meyers, L’amore non va in vacanza inizia con le disavventure sentimentali di due donne, Iris (Kate Winslet) e Amanda (Cameron Diaz). Dopo aver chattato su Internet, le ragazze decidono di prendersi una pausa e scambiarsi le case. Così, Amanda va nel Surrey e conosce Graham (Jude Law), il fratello maggiore di Iris. Anche quest’ultima fa un nuovo incontro: si tratta di Miles (Jack Black), un giovane compositore.

Di conseguenza, le due giovani ora hanno trovato ognuna un nuovo amore. Ma che ne sarà di queste nuove relazioni? Avranno un futuro concreto o rimarranno solo delle parentesi? Si può davvero affermare, quindi, che l’amore non va in vacanza?

Curiosità

mame cinema L'AMORE NON VA IN VACANZA - STASERA IN TV amanda e graham
Amanda e Graham
  • Gli interni della casa di Amanda sono costati alla produzione circa un milione di dollari.
  • Ci sono tre camei di personaggi famosi: Lindsay Lohan, James Franco e Dustin Hoffman. I primi due, infatti, appaiono nel trailer del film a cui il personaggio di Amanda sta lavorando, mentre Hoffman compare quando Graham parla de Il laureato (1967).
  • La pellicola ha ottenuto una nomination agli MTV Awards del 2007 per il Miglior bacio tra Cameron Diaz e Jude Law.
  • Inoltre, Cameron Diaz è stata nominata anche per i Teen Choice Award per il Miglior sibillo.
  • La pellicola contiene un omaggio al grande Ennio Morricone. Infatti, quando Iris e Miles si incontrano, dall’autoradio del ragazzo si possono sentire le note del tema musicale di Nuovo Cinema Paradiso. Inoltre, è proprio Miles a citare il nome di Morricone.
  • Nell’appartamento di Graham c’è il celebre manifesto italiano della “2° Settimana del Libro” del 1953 dell’illustratore Lalia.
  • La regista Nancy Meyers ha dichiarato di aver scritto il film appositamente per i quattro attori protagonisti.
  • C’è una stranezza riguardo alla colonna sonora: essa, infatti, non contiene alcuna delle 22 canzoni utilizzate nel film.