Il corpo del reato

Un poliziotto di Boston, sospeso dall’incarico perché troppo incline all’alcool, viene accusato dell’omicidio di un boss della malavita. A difendere l’uomo durante il processo è un’avvocatessa, desiderosa di mettersi in luce in uno studio legale in cui prevalgono colleghi maschi. Diretto con scarsa ispirazione dallo scrittore Michael Crichton, un giallo quasi banale, risollevato solo in parte dalle presenze di Reynolds e della Russell.
(andrea tagliacozzo)

Per piacere… non salvarmi più la vita

Ex compagni nella scuola di polizia, il tenente Speer e il detective privato Murphy, pur stimandosi, non perdono mai l’occasione buona per punzecchiarsi. Quando il socio di Murphy viene assassinato da alcuni gangster, i due tornano a collaborare assieme. Commediola piuttosto fiacca e prevedibile, tenuta parzialmente in piedi dalla simpatia dei due divi. In una parte di contorno, la cantante Irene Cara, già interprete di Saranno famosi. (andrea tagliacozzo)

L’uomo che amò gatta danzante

Una banda di rapinatori sequestra la moglie di un ufficiale di cavalleria. La donna apprende che il capo dei criminali è diventato un fuorilegge dopo aver assistito all’uccisione della moglie indiana. La prigioniera comincia in breve tempo a sodalizzare con l’uomo tanto che finisce per innamorarsene. Un discreto western crepuscolare che il regista di
Uomo bianco, va col tuo Dio!
ha tratto da un romanzo di Marilyn Durham. Forse un po’ troppo prolisso.
(andrea tagliacozzo)

Poliziotto in affitto

Un poliziotto radiato dal corpo e una squillo sono gli unici superstiti e, quindi i testimoni oculari, di una strage compiuta da una banda di trafficanti di droga. Rischiando più volte la vita, riusciranno da soli a sconfiggere i malviventi. Un poliziesco piuttosto fiacco con due protagonisti che, almeno in questo caso, sembrano aver perso lo smalto di un tempo. Reynolds e la Minnelli avevano lavorato assieme dodici anni prima nella commedia di Stanley Donen
In tre sul Lucky Lady
.
(andrea tagliacozzo)

Striptease

Un film indicibilmente noioso — per non dire sgradevole — basato su un romanzo di Carl Hiaasen, su una donna che ha perso la custodia della giovane figlia a favore dello spregevole ex marito e si mette a fare la spogliarellista per guadagnare in fretta i soldi necessari per il ricorso in tribunale. Poi ha una storia con un arrapato membro del Congresso. Non abbastanza divertente, o drammatico, o sexy, o brutto, per essere qualificato come intrattenimento in qualsiasi categoria. È la vera figlia della Moore che interpreta la ragazzina.

Driven

Jimmy Bly è un giovane e promettente pilota di macchine da corsa che rischia di bruciare la propria carriera a causa dell’inesperienza e dell’emotività. Il suo più temibile avversario è Beau Brandenburg, quasi imbattibile sul circuito, ma in crisi sentimentale con la bella Sophia, della quale Jimmy è segretamente innamorato. Per rimettere Jimmy sulla retta via, il boss della scuderia Carl Henry decide di rivolgersi a Joe Tanto, un esperto pilota caduto in disgrazia dopo un brutto incidente. Per Joe è l’occasione giusta per rientrare nel giro, oltre che l’ora del riscatto.
Driven
dovrebbe segnare l’ora del riscatto anche per Sylvester Stallone, reduce da un breve esilio dalle scene (terminato con il precedente
La vendetta di Carter
) e da alcune prove poco fortunate al botteghino (compreso l’ottimo
Cop Land
, in cui aveva dimostrato di essere ben più di una semplice icona hollywoodiana). E il film – strano a dirsi visto la sua natura di blockbuster – è uno dei più personali tra quelli interpretati da Sly, autore anche della sceneggiatura.
Driven
è un film con più anime e più temi: quello della risurrezione e del riscatto, già accennato, uno dei favoriti dell’attore dai tempi di
Rocky
; del tradimento (familiare, sentimentale e altro); della lealtà e dell’amicizia, quasi di stampo hawksiano, che lega tra loro i vari piloti, benché rivali in pista. Ogni singola virgola dello script porta quindi i segni del passato di Stallone, artistico e privato; il tutto, ovviamente, senza dimenticare la logica e le esigenze dell’entertainment. Per questo Sly ha deciso di rivolgersi a Renny Harlin, che lo aveva già diretto nel divertente
Cliffhanger
. Il risultato sono due ore di grande spettacolo a ritmo forsennato durante le quali il regista finlandese passa in rassegna ogni possibile soluzione visiva esistente (split-screen, dissolvenze, zoomate, carrellate veloci) in un stordente tourbillon di suoni, musica e immagini: quasi un Tsui Hark (il regista di
The Blade, Double Team
e
Time and Tide
) in scala ridotta (si badi bene, «ridotta» solo perché il virtuosismo visivo dell’hongkonghese è praticamente imbattibile). Così anche l’ovvio ricorso alla grafica digitale per «migliorare» le prestazioni dei protagonisti non disturba affatto e finisce per conferire al film una dimensione astratta, quasi Pop, tra il manga e i giochi della Playstation.
(andrea tagliacozzo)

Un tranquillo week-end di paura

Superlativo adattamento di un romanzo di James Dickey su quattro uomini d’affari di Atlanta che durante un weekend dedicato a una gita in canoa dovranno fronteggiare situazioni che non immaginavano. McKinney e Coward interpretano due fra i cattivi più infami della storia del cinema; la scena del “duello dei banjo” è altrettanto memorabile. Debutto cinematografico per Beatty e Cox. L’adattamento è firmato dallo stesso Dickey, che compare nei panni di uno sceriffo; Ed O’Neill è il poliziotto della stradale nel finale. Charley Boorman, figlio del regista (e successivamente protagonista di La foresta di smeraldo), è il figlio di Voight. Tre nomination agli Oscar. Panavision.

Finalmente arrivò l’amore

Reynolds e la Shepherd non sono certamente Ginger e Fred. Questo tributo di Bogdanovich ai musical classici degli anni Trenta ha tutto ciò che i soldi possono comprare (scenografia, costumi), ma manca un cast appropriato. Lo stesso regista ha girato un’ulteriore versione per la televisione, della durata di 115 minuti.

In tre sul Lucky Lady

Il trio di star crea un team accattivante nei panni di contrabbandieri dilettanti degli anni Trenta che praticano nel dopolavoro un ménage à trois… ma la sceneggiatura si perde per strada e fatica ad arrivare a un debole finale, frettolosamente rigirato. Uno sfortunato spreco di talenti. Scritto da Willard Huyck e Gloria Katz.

Malone, un killer all’inferno

Capitato quasi per caso in una zona dello Stato del Mountain, Malone, ex agente della CIA, apprende dal proprietario di un officina che il ricco Delaney, usando mezzo illeciti e violenti, vuole impossessarsi di gran parte della vallata. Malone scopre che l’uomo, fanatico razzista, sta organizzando un complotto per sovvertire i vertici del Paese. Classico veicolo poliziesco costruito su misura per le doti di Burt Reynolds. Purtroppo la simpatia dell’attore non riesce a far dimenticare la mediocrità dell’insieme. (andrea tagliacozzo)

Cambio marito

La giornalista televisiva Christy Colleran, divorziata dal collega e caporedattore John Sullivan, intende lasciare la professione e sposarsi con un aitante e ricco giovanotto. John, che non vuole lasciarsi scappare il suo migliore elemento, alletta l’ex moglie con un scoop che difficilmente può rifiutare. Tratto dalla commedia Prima Pagina di Ben Hecht e Charles McArthur che, in passato, aveva già ispirato il capolavoro di Howard Hawks (
La signora del venerdì
, 1940) e l’ottimo film Billy Wilder (
Prima pagina
, 1974). Messa a confronto con le precedenti, questa versione di Ted Kotcheff ci perde, ma risulta comunque gradevole e divertente. Merito degli interpreti e del gran ritmo che Kotcheff riesce a imprimere al racconto.
(andrea tagliacozzo)

Un uomo da buttare

Film moderatamente gradevole su un carcerato che fa amicizia con un gruppo country. Favoletta squinternata su un avventuriero egoista che si converte alla causa della fraternità e della musica popolare fino al punto di sacrificare la sua rarissima Oldsmobile nera e oro del 1955: un pò di nostalgia per i Fifties, qualche macchietta simpatica e la carica autoironica di Burt Reynolds.

Taglio di diamanti

Jack Rhodes, ladro internazionale, s’innamora di una bella cleptomane, Gillian, figlia di un noto esponente politico. Ricattata dall’ispettore capo di Scotland Yard, la ragazza si prepara a tendere una trappola al simpatico lestofante. Il film, girato in Inghilterra e in Olanda, è passato attraverso le mani di altri tre registi prima di approdare in quelle di Don Siegel. È quindi inevitabile che il risultato almeno un po’ ne risenta e che lo stile non sia proprio al 100 per cento quello di Siegel. Burt Reynolds sfoggia la sua solita carica di simpatia, Lesley-Anne Down la sua innegabile bellezza.
(andrea tagliacozzo)