L’amore e il sangue

Chiassosa avventura ambientata nel XVI secolo: la Leigh è la promessa sposa del giovane principe Burlinson, ma cade nelle grinfie di Hauer e della sua variopinta banda di guerrieri. Grandi dosi di amore e sangue (appunto…), ma è tutto piuttosto sgradevole e disgustoso. Verhoeven (al suo primo impegno americano) in quanto ad audacia non è secondo a nessuno. Conosciuto anche con il titolo The Rose and the Sword. Technovision.

Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche

Mitch Robbins entra in crisi con l’arrivo dei quarant’anni. Gli amici Ed e Phil gli propongono una vacanza alternativa: due settimane da veri cowboy tra pascoli, mandrie e cavalli. L’esperienza si rivelerà salutare, e non solo per Mitch. Una commedia scacciapensieri che riesce a divertire e a commuovere senza ricorrere a trovate di facile effetto. Scatenatissimo il protagonista, Billy Cristal. Oscar 1991 al veterano Jack Palance come attore non protagonista. Tre anni più tardi Cristal tornerà in Scappo dalla città 2. (andrea tagliacozzo)

Il boss e la matricola

Broderick, studente di cinema della New York University, si unisce a un’eccentrica famiglia mafiosa capeggiata da Brando in questa commedia contagiosa e bizzarra. Di per sé non eccezionale, ma un gran cast e l’ambientazione newyorkese — più la sceneggiatura originale e divertente dello stesso Bergman — lo fanno funzionare. La cosa migliore è l’incredibile performance di Brando (vi ricorda qualcuno?) e la sua amicizia con il protagonista.

Il padrino – Parte II

Alla morte di Don Vito, le redini dei Corleone passano nelle mani del figlio Michael. Questi si rende subito conto che la «famiglia», minacciata da una catena di tragici eventi, rischia un inesorabile declino. Il ricordo del padre è sempre presente: giunto negli Stati Uniti agli inizi del secolo, il giovane Don Vito riuscì a creare dal nulla un impero del crimine. Straordinario seguito de Il padrino, più complesso – specialmente dal punto di vista narrativo, strutturato com’è sulle storie parallele delle origini di Don Vito e delle imprese temporalmente successive di Michael – e per certi versi superiore al precedente episodio. Vincitore di sei premi Oscar, tra i quali quello per il film, la regia e l’attore non protagonista (Robert De Niro). (andrea tagliacozzo)

Donnie Brasco

Un agente dell’Fbi sotto falso nome si infiltra in una gang mafiosa e fa amicizia con un anziano gangster in declino, Lefty. Tra i due nasce un rapporto paterno-filiale, ma il giovane sa che dovrà tradire il vecchio.

Una sorpresa inattesa: un normale film di genere, diretto da un regista eclettico e anonimo, che per virtù di sceneggiatura (dell’italoamericano Paul Attanasio) e soprattutto di attori diventa un piccolo gioiello. Decenni dopo la morte dello star system, in tempi di tale analfabetismo scrittorio che le major riempiono d’oro uno come Joe Eszterhas, mai ci si sarebbe aspettati di poter godere di un crime movie vecchio stile come questo.

Crepuscolare come Eddie Coyle, con gangster tristi e stanchi, mai idealizzati, e soprattutto con due personaggi centrali commoventi: Johnny Depp, l’unico grande attore hollywoodiano degli ultimi dieci anni, sfida in casa Al Pacino nel ruolo di un mafioso. Roba da far tremare le vene ai polsi, ma il ragazzo è così intenso e grintoso che stimola l’avversario al punto da fargli mettere da parte gli eccessi e regalare una delle sue più belle interpretazioni di sempre. C’è bisogno di aggiungere che – per chi se lo può permettere – sarebbe il caso di guardarselo in versione originale?
(emiliano morreale)