Il grande Jake

Una banda di fuorilegge assalta la tenuta dei MacCandles e rapisce il piccolo Jacob. La nonna del bambino decide di ricorrere all’aiuto del marito Jake, dal quale si era separata quindici anni prima. Quinto ed ultimo film interpretato della coppia John Wayne-Maureen O’Hara (il primo, nel 1950, era stato
Rio Bravo
per la regia John Ford). Si tratta di una sorta di via di mezzo non troppo riuscita tra i classici interpretati dallo stesso Wayne diversi anni prima e il nuovo (all’epoca) western crepuscolare (stile
Butch Cassidy
).
(andrea tagliacozzo)

Agente 007 – Una cascata di diamanti

Settimo film della serie. Indagando su un misterioso traffico di diamanti, l’agente 007 scopre un’ ingente quantità di preziosi rubati, usata per la costruzione di un satellite destinato a distruggere l’armamento nucleare delle grandi potenze. Sean Connery torna temporaneamente nei panni di James Bond, dopo il fallimento (almeno secondo il botteghino) di George Lazenby in
Al servizio segreto di sua maestà
. Per l’attore si tratta decisamente di un buon ritorno, anche se Connery, oltre ai soliti marchingegni, cominciava ad aver bisogno del parrucchino.
(andrea tagliacozzo)

La ragazza del Palio

Commediola di stampo prettamente turistico. Un bella ragazza americana vince a un telequiz un viaggio premio in Italia. A Siena, la giovane conosce un galante principe che, credendola una miliardaria, comincia a farle la corte. La procace Diana Dors fu lanciata negli anni Cinquanta come la Marilyn Monroe inglese.
(andrea tagliacozzo)

Furia

Il primo e, forse, il migliore dei film girati negli Stati Uniti da Fritz Lang. Il giovane Joe viene arrestato con l’accusa di aver rapito una bambina. La folla inferocita assalta la prigione e provoca un incendio, nel quale l’accusato viene creduto morto. Ma le indagini successive ne dimostrano la più completa innocenza. La vibrante interpretazione di Spencer Tracy, unita alla vigorosa regia di Lang e all’intelligente copione scritto dal regista assieme a Norman Krasna e Bartlett Cormack, fanno di questo film uno dei migliori pamphlet contro l’intolleranza delle masse, l’inciviltà e la pena di morte. Inquietante e ancora attuale, nonostante il finale consolatorio voluto dal produttore, Joseph Leo Mankiewicz.
(andrea tagliacozzo)

King Kong

Versione classica della favola della bella e la bestia è un must per chi va al cinema, con gli effetti speciali di Willis “O’Brien e l’animazione del gorilla gigantesco Kong ancora insuperato. La sequenza finale in cima all’Empire State Building è ora folklore cinematografico. Memorabile anche il tema musicale di Max Steiner. Subito seguito da Il figlio di King Kong. Rifatto nel 1976 e nel 2005. Visibile anche in versione colorizzata al computer.